La bancarotta di “Libertà e lavoro”. Prescritti i reati per tutti gli indagati

7 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Leonardo Orlando - I giudici del Tribunale di Barcellona, presidente Antonino Orifici, hanno dichiarato tutti prescritti i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione di somme di denaro della società, nei confronti degli ex amministratori e revisori di bilancio, in tutto 15 persone, della Cooperativa “Libertà e lavoro”. La società che ha gestito fino al 2005, anno in cui subentrò l'Ato Messina 2, il servizio di igiene ambientale del Comune di Barcellona.

Il non doversi procedere per intervenuta prescrizione è stato dichiarato dal Tribunale per l'ultimo presidente del Cda della cooperativa, Antonino Siracusa, 72 anni, e per i componenti dello stesso Cda: Carmelo Maio, 69 anni, Carmelo Raimondo, 69 anni, Domenico Fugazzotto, 77 anni, Domenico Manuri, 71 anni, Paolo Salvatore Piccolo 67 anni, tutti di Barcellona, e Carmelo Frontino, 83 anni di Ficarra.

La prescrizione del reato per la stessa vicenda relativa alla bancarotta, ed in particolare per non aver vigilato, è stata pronunciata anche per i componenti del collegio dei revisori dei conti tra cui il noto commercialista Stefano Piccolo, 68 anni, e i suoi colleghi Mariano Sottile 62 anni, Carmelo Spinella 60 anni, Rosario De Pasquale 63 anni, Mario Giuseppe Fazio 68 anni, Rodolfo Fiumara 61 anni, Giovanni Alesci, 59 anni; e, l'unico a non essere commercialista, Salvatore Siracusa, 42 anni, figlio dello stesso ex presidente del Cda. Le accuse che erano state mosse in ritardo dalla Procura agli otto componenti del collegio dei revisori di bilancio erano riferite sempre al reato di bancarotta fraudolenta e violazione della legge fallimentare; mentre per quanto riguarda la bancarotta impropria contestata ai vari professionisti che si sono succeduti nei due ultimi collegi sindacali, la responsabilità a carico degli stessi era stata estesa anche all'omessa convocazione dell'assemblea dei soci in sostituzione degli amministratori inadempienti e alla omessa vigilanza sull'andamento della società.

Agli ex componenti del Cda si contestava il concorso di bancarotta fraudolenta perché agendo nelle loro qualità di amministratori della “Libertà e lavoro”, dichiarata insolvente con sentenza del 16 giugno 2007, distraevano somme dal patrimonio della società fallita, esponevano o riconoscevano passività inesistenti. In particolare, tra le passività del bilancio chiuso al 31 dicembre 2016 imputavano 49.142 euro sotto la posta “rettifiche per differenze precedenti consulenze”, privi di riscontro documentale; riconoscevano passività inesistenti, imputando a partire dal 2006 a titolo di compensi nei confronti di revisori, amministratori e liquidatori, la somma di 52.782 euro, in assenza di delibere.

Inoltre si contestava la distrazione o l'occultamento, il 27 ottobre 2006, delle somme relative all'acquisto di un trattore stradale al prezzo di 89.921, omettendo di registrare l'acquisto e rivendendolo dopo 11 giorni al prezzo di appena 14 mila euro, determinando una minusvalenza patrimoniale pari a 75.921 euro. Alla fine del 2006, gli stessi liquidatori procedevano alla dismissione della maggior parte degli automezzi di proprietà della cooperativa ad un prezzo inferiore rispetto a quello riscontrato nelle schede contabili. In particolare, gli automezzi venivano dismessi per 35.800 euro, mentre dalle schede contabili riferite al 31 dicembre 2006 si evince che gli stessi beni erano iscritti per un valore residuo di 322.549 euro, con una minusvalenza patrimoniale pari a 286.749 euro non contabilizzata. Hanno difeso gli avvocati, Giuseppe Lo Presti, Nicola Verderico, Fabrizio Formica, Paolo Pino, Simone Giovannetti, Antonella Maiorana, Tiziana Rotondo, Carmela Pirri, Claudia D'Anna, Rosa Alizzi, Caterina Catalfamo, Sebastiano Calderone, Giorgio Alfano, Silvestro Saja, Luca Frontino, Alessandro Imbruglia. Fonte: Gazzetta del Sud

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