MESSINA: IL BOSS IRRERA, LE CORSE DI CAVALLI E GLI INTERESSI ECONOMICI. TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA ‘CESARE’

11 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Enrico Di Giacomo - La richiesta della misura cautelare risale al 20 giugno scorso, frutto di una lunga e approfondita attività investigativa del reparto operativo dei carabinieri. Ma ad ottobre, a supporto ed integrazione del fascicolo principale, la procura depositava le dichiarazioni rese dal collaboratore Vincenzo Barbera con alcune rivelazioni determinanti per l'inchiesta.

DUE ASSOCIAZIONI

L'indagine, basata su intercettazioni telefoniche e ambientali e supportata dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, ha consentito di accertare l'esistenza di due associazioni, una di tipo mafioso, dedita alla gestione delle corse clandestine e delle relative scommesse, che si snoda tra i territori di Messina e Catania e che ha nel suo vertice la figura di Giuseppe Irrera e l'altra associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, con a capo Carlo Altavilla.

GIUSEPPE IRRERA: 350 MILA EURO IN CONTANTI A CASA, LE CORSE DEI CAVALLI E LE SCOMMESSE CLANDESTINE

In casa c'erano nascosti ben 350mila euro in contanti, banconota su banconota. Ma aveva pensato pure ad investire per il futuro Giuseppe Irrera, ufficialmente commerciante di frutta e verdura e in realtà capomafia, che a 45 anni da poco compiuti s'era seduto sul posto più alto del clan Giostra.

In un cassetto di casa sua i carabinieri hanno trovato anche 60mila euro in 'classici' titoli di Stato, ovvero Bot e Cct, il che fa pensare che la mafia investa anche nella sfera pulita statale, per garantirsi la sopravvivenza tranquilla.

E' il collaboratore Stracuzzi, quasi 20 anni fa, ad accusare Giuseppe Irrera, genero di Luigi Galli, avendo sposato la figlia Concetta, di appartenere al clan Giostra e di essere dedito all'organizzazione di corse clandestine. Anche il collaboratore Vincenzo Barbera tira in ballo, in alcune dichiarazioni recentissime, il nome di Irrera rivelando gli interessi di quest'ultimo nella rivendita di frutta e verdura sul viale Giostra (salita Ogliastri), nel lido M'ama e nella pizzeria di Grotte.

Irrera gode della luce riflessa del suocero, della sua caratura criminale, e forte di questo appoggio "si rapporta con i diversi esponenti criminali di Giostra, cercando di mediare anche tra il cognato Giuseppe Galli, gli zii di questi (Mario, Giovanni e Angelo Galli) e il cugino Luigi Tibia (figlio della sorella Letteria Galli). Galli, dal carcere, fa affidamento sul genero per risolvere alcune controversie familiari".

In diverse intercettazioni del 2016 emergeva già il ruolo predominante negli affari del clan di Giuseppe Irrera, del rispetto di persone dedite ad attività illecite che non vogliono neanche incontrarsi per la cessione di stupefacenti nei pressi dove Irrera svolge la propria attività "perchè quest'ultimo contrario e per un senso di rispetto verso il capo".

Irrera - così come emerge dall'ordinanza - ha il controllo totale del territorio da non consentire ai camion con frutta e verdura di posizionarsi vicino la sua attività senza il consenso, altrimenti "li butto all'aria con il muretto", dice durante una intercettazione.

In un episodio si racconta di un tale Antonino Mattucca che aveva posizionato il suo furgone carico di carciofi vicino la sua attività e della reazione di Irrera che posiziona il suo furgone accanto a quello di Mattucca per "fargli vedere chi comanda". Irrera vuole il monopolio anche nella vendita di carciofi e contatta il fornitore per fare estromettere il concorrente dalla vendita.

Le intercettazioni risalgono al 2016. "La rivendita di frutta e verdura è la base logistica per organizzare le gare. All'interno dell'esercizio commerciale si discute delle quote da mettere per la gara e delle persone che vogliono fare le puntate". Una delle principali interlocutrici di Irrera è Maria Grazia Munnia, raggiunta oggi da misura cautelare in carcere. Dalle indagini emergono anche i rapporti di Irrera con appartenenti del clan Santapaola durante i momenti di frizione sorti con i catanesi nelle corse di cavalli.

LA VITTORIA CON L'INGANNO.

Una mattina, prima dell'alba, si diedero appuntamento alle pendici dell'Etna, nella zona di Castiglione di Sicilia. Il capomafia di Messina Pippo Irrera aveva puntato ventimila euro sul suo purosangue, ma non si sentiva tranquillo, i catanesi legati al clan Santapaola dicevano di avere un cavallo ancora più forte. E infatti vinse. Ma con l'inganno. "Guarda il video su Internet - sbottò qualche giorno dopo uno dei fedelissimi di don Pippo - quelli con la moto spingevano il calesse". Irrera andò su tutte le furie: "Devo fare scoppiare una bomba. Appena scende Iannuzzu gli do un colpo di pistola in faccia, bastardo". Quel giorno, corse un brivido nella sala intercettazioni del comando provinciale dei carabinieri di Messina. Per una gara di cavalli persa uno dei capimafia più influenti della provincia era pronto a scatenare una vendetta.

C'era un grande business attorno alle corse clandestine dei cavalli organizzate dal boss Pippo Irrera, ufficialmente solo il gestore di un negozio di frutta e verdura a Messina, in realtà un attivissimo mafioso, con grandi disponibilità finanziarie. "I catanesi hanno giocato sporco", continuava a ripetere. "E' stata fatta una scorrettezza". Ma i catanesi non avevano alcuna intenzione di restituire le scommesse, circa 60 mila euro, una parte consistente era già finita nella casse del clan Santapaola-Ercolano. Furono giorni di grande tensione fra Messina e Catania, da un momento all'altro i contrasti potevano anche degenerare in ritorsioni violente, proprio come diceva Irrera.

Alla fine, però, i Santapaola fecero arrivare una versione ufficiale per provare a frenare le contestazioni: "Qualcuno ha allungato il piede, ma senza spingere". E Irrera fu convocato a Catania dal nipote di Nitto Santapaola, per un chiarimento. I video e le intercettazioni fatti dai carabinieri del Reparto Operativo di Messina diretto dal tenente colonnello Mauro Izzo sembrano quasi una puntata della serie "Gomorra". Il boss messinese che arriva in auto alla periferia di Catania, viene fatto scendere e accompagnato in scooter (con tanto di scorta di altre moto) fino a una villa bunker con telecamere e vedette armate. Le immagini  dell'incontro non ci sono, ma si può facilmente immaginare che la scena fu memorabile: il rampollo dei Santapaola che stringe la mano a Irrera. La guerra fra Messina e Catania non conveniva a nessuno. I Santapaola accolsero l'invito dei boss messinesi, la gara sarebbe stata rifatta. Mentre altri cavalli venivano preparati.

Don Pippo parlava al telefono delle "bustine per la corsa", c'è il pesante sospetto che gli animali utilizzati per le gare clandestine siano stati dopati. La posta in gioco era alta. Questa storia racconta che i boss puntano a nuovo controllo del territorio per la gestione dei propri affari. Quando c'erano le gare, intere strade venivano chiuse.

Dalle intercettazioni è emersa dunque un'associazione trasversale di cui facevano parte malavitosi di Messina e di Catania che organizzavano le gare clandestine e raccoglievano scommesse.

In particolare Giuseppe Irrera e Sebastiano Grillo "hanno rivestito il ruolo di organizzatori dell'associazione, in quanto si occupano delle decisioni, ripetendo le fasi esecutive". "Come emerge dalle intercettazioni il programma criminoso è indeterminato, in quanto non sono prestabilite a monte le gare da disputare, ma vengono stabilite di volta in volta, come si è verificato in occasione della sconfitta della scuderia messinese in cui Irrera, subito dopo, accorgendosi del video che vi era stata una scorrettezza di gara, riesce a fare indire un'altra gara con la scuderia catanese, grazie all'intervento di un componente della famiglia Santapaola".

LA BOUTIQUE DELLA FRUTTA.

"Sussiste una struttura organizzativa - scrive il gip Militello - che aveva la sua base logistica all'interno dell'ufficio della 'Boutique della frutta', dove venivano prese tutte le decisioni sulle gare da organizzare tra messinesi e catanesi e come luogo di esecuzione privilegiato il territorio catanese, anche se sono state disputate gare anche a Messina (come emerge da conversazioni del 2016)". "L'elemento che consente di affermare la mafiosità dell'associazione - scrive ancora il gip - è dimostrata dalla sua capacità di opporsi allo 'sgarro' subito dai messinesi nella sconfitta da parte della scuderia catanese, in cui il gruppo ottiene il beneplacito del clan Santapaola-Ercolano per l'annullamento della gara. Solo un'associazione che ha raggiunto una certa fama di forza e capacità di intimidazione è in grado di rapportarsi con i Santapaola...". Un ruolo significativo lo ha anche Natale Rigano, che incassa il denaro delle scommesse, e "che in più occasioni si reca negli uffici di Irrera per ricevere le somme delle scommesse da parte della scuderia messinese".

Gli altri indagati, Francesco Vento, Salvatore Vecchio, Giuseppe Galli e Maria Grazia Munnia "partecipano assiduamente alle riunioni nell'ufficio di Irrera per discutere delle gare, delle somme da scommettere e sono impegnati nella raccolta e conteggio del denaro. Sono gli stessi che partecipano nelle trasferte catanesi delle corse clandestine e Vento è anche il fantino del cavallo che gareggia per la scuderia messinese, tant'è che si interfaccia con il veterinario Speciale per riferire sullo stato di salute de cavallo. Vento è la persona di fiducia di Irrera".

L'INTESTAZIONE FITTIZIA DELL'APPARTAMENTO DI VIA PALERMO.

Giuseppe Irrera è anche indagato di trasferimento fraudolento di valori per avere fittiziamente intestato a prestanome una società immobiliare e le quote di una ditta titolare di una nota enoteca del centro di Messina. Le due società e i relativi beni aziendali, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, sono quindi state sottoposte a sequestro preventivo eseguito nella mattinata odierna.

In una conversazione captata all'interno dell'esercizio commerciale 'La Boutique della Frutta', Giuseppe Irrera confessa ad una persona di essere proprietario di un appartamento in via Palermo, intestato a un certo Massimo. Irrera ha paura che possa essere pignorato, in quanto questo 'Massimo' ha pendenze con l'Agenzia delle Entrate. Irrera manifesta quindi l'intenzione di costituire la società Seven, per intestarle due società, attribuendo il cinquanta per cento delle quote al figlio Giovanni. "La società viene costituita per non perdere la casa di via Palermo" spiega Maria Grazia Munnia al figlio Giovanni. Irrera costituisce, su suggerimento di Ivan Catanzaro, la società Seven Immobiliare che il 7 ottobre 2016 acquista per soli sedicimila euro l'appartamento di via Palermo di 95 metri quadri.

Il gip ha disposto il sequestro della Seven Immobiliare e dei conti correnti intestati alla società, dell'intero complesso dei beni aziendali, delle quote di capitale e delle azioni.

L'INTESTAZIONE FTTIZIA DELLA WINES & LIQUEURS.

La società Wines & Liqueurs srl - che gestisce enoteche e ristoranti - appartiene formalmente a Domenico Catanzaro (che ha il 20% delle quote), a Ivan Catanzaro (col 30%) e a Domenica Retta, moglie di Giovanni Musso che ha il 50%. Alla società appartiene l'enoteca Musso di via Centonze. Nella compagine societaria non figura Irrera, "tuttavia dalle intercettazioni trapela un'ingerenza in questa come in altre società dell'Irrera".

Nella conversazione del 18 agosto 2016 Sebastiano Musso chiede a Ivan Catanzaro se, avendo incassato 3mila e trecento euro, era opportuno devolverla a Peppe ("scaliamo il conto di Peppe"), riferendosi a Giuseppe Irrera, per estinguere un debito contratto di 22mila euro, "a conferma che Irrera ha finanziato l'acquisto dell'enoteca Musso, giustificando la richiesta rivolta a Irrera dei prezzi da praticare a un cliente che si è presentato spendendo il suo nome".

In una conversazione tra Giovanni Irrera e Munnia, la donna spiega al figlio dell'indagato come per controllare la contabilità dell'enoteca, anche lei si occupa della contabilità dell'enoteca, in quanto "evidentemente i Musso devono dividere i guadagni con Giuseppe Irrera". "Irrera, come gestore della Boutique della Frutta, si riforniva da Musso, compensando così il suo credito...".

Il gip poi conclude sottolineando che, "la maggior parte del denaro di Giuseppe Irrera non è lecitamente giustificabile, pertanto, lo stesso preferisce non comparire come il finanziatore dell'attività economica per evitare che sia oggetto di provvedimenti ablativi in materia di misure di prevenzione. ...Per queste ragioni va disposto il sequestro della società, dei conti correnti intestati alla società, dell'intero complesso dei beni aziendali, delle quote di capitale e delle azioni".

IL TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI.   

L’operazione ha anche consentito di procedere all’arresto di numerose persone dedite alla distribuzione di droga di vario genere nella città di Messina, contestando il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ad 11 indagati.

Un primo gruppo criminale capeggiato da Carlo ALTAVILLA, operava sia nel rione messinese di “Giostra” che a “Santa Lucia Sopra Contesse”, nella zona sud della città, rifornendosi di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana in Calabria e Campania, per poi procedere alla distribuzione del narcotico al dettaglio, attraverso una rete di spacciatori. Lo smistamento della droga avveniva anche all’interno di un negozio di barbiere gestito da due sodali e le indagini hanno fatto emergere anche episodi di estorsione per il recupero di crediti derivanti dalle narco-transazioni.

Un secondo gruppo criminale è stato individuato grazie all’indagine convenzionalmente denominata “Affari di Famiglia”, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud che ha documentato l’operatività di un sodalizio a composizione familiare, dedito alla stabile distribuzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, nei rioni “Villaggio Aldisio” e “Fondo Fucile”, ubicati nella zona sud della città. Una donna appartenente a tale gruppo criminale era solita utilizzare il figlio 12enne per effettuare le consegne senza incorrere nei controlli delle forze dell’ordine. Il minore è stato inserito all’interno di una comunità familiare, in ottemperanza di specifico provvedimento del Tribunale per i minorenni di Messina.

LE ESIGENZE CAUTELARI.

Per tutti gli indagati ai quali è riconosciuto il reato associativo, si impone la misura cautelare in carcere. "Sebbene le indagini si fermano al 2016, non vi sono elementi per ritenere che gli indagati si siano dissociati, avendo manifestato un sistema consolidato e svolto professionalmente che difficilmente può sdradicarsi nel giro di alcuni anni. E tale considerazioni si impongono anche per gli indagati incensurati come Carlo Altavilla, a capo dell'associazione dedita al traffico di stupefacenti, come Maria Grazia Munnia (pressoché incensurata), Carlo Palemo, Roberto Palermo, Natale Rigano e Salvatore Vecchio".

Destinatari di Misura cautelare in Carcere

ALTAVILLA Carlo, 34enne di Messina;
GALLI Giuseppe, 37enee di Messina;
GRILLO Sebastiano, 38enne catanese;
IRRERA Giuseppe, 42enne di Messina;
LONGO Giuseppe, 31enne di Messina;
MARINO Giuseppe, 34enne di Messina;
MUNNIA Grazia Maria, 33enne di Messina;
PALERMO Alessio, 26enne di Messina;
PALERMO Carlo, 35enne di Messina;
PALERMO Roberto, 32enne di Messina;
RIGANO Natale, 39enne di Messina;
VECCHIO Salvatore, 63enne di Messina;
VENTO Francesco, 30enne di Messina;
CANEPA Paolo, 57enne originario di Gela ma residente a Messina:
GIACOBBE Tommaso, 68enne di Messina;
GIACOBBE Rosina, 46enne, di Messina;
LEONARDI Giuseppa, 64enne di Messina;
DE STEFANO Santino, 45enne di Messina

Destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari

BONASERA Angelo 55enne di Messina (attualmente detenuto per altra causa);
SPADARO Francesco, 41enne di Messina;
SPECIALE Salvatore, 61enne palermitano (veterinario);
GIACOBBE Tommaso, 20enne di Messina;
VILLARI Lucia, 32enne di Messina;
LISA Cristina, 39enne di Messina;

Destinatari di misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G.

ARRIGO Paolo, 30enne di Messina;
FORAMI Francesco, 35enne di Messina;
GATTO Paolo, 23enne di Messina (attualmente detenuto per altra causa);
GIANNINO Santo, 41enne di Messina;
MISA Vincenzo, 35enne messinese(attualmente detenuto per altra causa);
VINCI Luigi, 36enne messinese;
D’ANGELO Roberto, 42enne di Messina
SCIVOLONE Paolo, 47enne di Messina
PARISI Angelo, 47enne originario di Milano, ma residente a Messina

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