“Gotha 6”, l’accusa chiede la conferma di otto ergastoli

25 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

La conferma integrale della sentenza di primo grado, e quindi di otto ergastoli e altre pesanti condanne. Perché le dichiarazioni dei pentiti sono sufficientemente e intrinsecamente credibili, e “incrociate” tra loro, e inoltre provengono da soggetti che per molti anni sono stati “intranei” a Cosa nostra barcellonese. Dopo due lunghe udienze, scrive Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud, s'è conclusa soltanto nel tardo pomeriggio di ieri la requisitoria dell'accusa nel processo d'appello dell'operazione antimafia “Gotha 6”, ovvero il sesto capitolo d'inchiesta sulla famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto, condotta negli ultimi anni dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina e dai carabinieri del Ros.

Al centro di questo processo, istruito a carico di boss e gregari della mafia barcellonese, c'è la serie di omicidi avvenuti tra il 1993 ed il 2012 a Barcellona Pozzo di Gotto e in vari centri della zona tirrenica. È la “mattanza” dei Barcellonesi, l'impressionante scia di sangue degli omicidi di mafia avvenuti a Barcellona e poi tra Terme Vigliatore, Falcone, Oliveri, Santa Lucia del Mela, Brolo e Milazzo.

A chiedere a giudici e giurati della Corte d'assise d'appello di Messina, presieduta da Maria Pina Lazzara, la conferma della sentenza di primo grado, sono stati il procuratore generale Vincenzo Barbaro, che è intervenuto in prima persona a rappresentare l'accusa in questo procedimento, e il sostituto Pg Felice Lima. I due magistrati dell'accusa nel corso delle ultime due lunghe udienze hanno ricostruito omicidio dopo omicidio tutta la catena di sangue che c'è nelle carte del procedimento, rapportandole alle dichiarazioni dei pentiti e ai riscontri effettuati e agli assetti criminali del periodo.

In primo grado, a novembre del 2019, i giudici condannarono alla pena dell'ergastolo Antonino Calderone “Caiella”, Giovanni Rao, Salvatore “Sem” Di Salvo, Domenico Chiofalo, Carmelo Giambò, Pietro Nicola Mazzagatti, Angelo Caliri e Giuseppe Gullotti. Ed inoltre a 28 anni e 6 mesi Antonino Calderone (classe 1988) e a 18 anni il collaboratore di giustizia Aurelio Micale, che su questi omicidi a suo tempo ha fatto importanti rivelazioni ai magistrati della Dda (rispetto al primo grado manca Domenico Chiofalo, la sua posizione è stata stralciata per incompatibilità dal presidente Lazzara, il suo giudice sarà diverso).

Per la “Gotha 6” le indagini della Dda di Messina e dei carabinieri del Ros hanno puntato i riflettori su mandanti ed esecutori di ben 17 omicidi ed un tentato omicidio, avvenuti tra il 1993 ed il 2012 nel Barcellonese. In pratica tutti gli “aggiustamenti” e le “punizioni” che in un vasto arco di tempo furono decise dalla cupola criminale. Grazie a indagini molto meticolose e alle dichiarazioni dei pentiti, sono stati individuati mandanti, esecutori materiali e moventi delle singole esecuzioni, tutte accomunate dall'obiettivo precipuo della cupola mafiosa all'epoca capeggiata per lungo tempo dal boss Giuseppe Gullotti, ovvero quello di controllare totalmente il territorio. Si riprende il 1° dicembre con le arringhe difensive.

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