“Sistema Siracusa”: L’atto d’accusa del PG Lima contro la Procura e il Gup Pagana

1 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Il sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Messina, Felice Lima, ha depositato ricorso per Cassazione contro la sentenza del gup del tribunale di Messina, Fabio Pagana, del 6 novembre scorso nei confronti dell’avv. Giuseppe Calafiore. Il giudice ha accolto una richiesta di patteggiamento tra le parti ad undici mesi di reclusione. Calafiore è uno dei principali protagonisti dell’inchiesta “Sistema Siracusa” insieme all’avv. Piero Amara e all’ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo, su un sistema di corruzione per favorire alcuni gruppi imprenditoriali.

«Come emerge dai capi di imputazione della sentenza del gup di Messina e di quella del gup di Roma – spiega il sostituto Lima – si tratta di una delle più gravi estese e spudorate corruzioni sistemiche mai realizzate. A fronte di ciò, stupisce che la Procura di Messina abbia concordato con uno dei principali imputati, l’avv. Giuseppe Calafiore, pene men che simboliche e che il gup abbia ritenuto legittimo tale patteggiamento». Lima ricorda che «che un altro gup, Danilo Maffa, con provvedimento del 29 novembre 2019 aveva rigettato quasi identica richiesta di patteggiamento, poi riproposta con novità marginali e giudicata da altro magistrato a seguito di ricusazione del dottor Maffa». "Questo sostituto procuratore generale teme sommamente il c. d. 'giudice etico' e ritiene continuamente che compito del giudice sia applicare con umiltà le leggi senza lasciarsi sedurre dalla pericolosa ambizione di 'fare giustizia'". Il sostituto Lima scrive di «oltraggio alla giustizia» per l’esito del giudizio con pena finale di 11 mesi di reclusione a titolo di aumento in continuazione sulla pena inflitta dal gup di Roma.

"L'intrinseca esiguità delle pene - men che simboliche scrive Lima - appare ancora più clamorosa se si considera la dosimetria delle pene normalmente usata dallo stesso giudice (il dott. Pagana) in altri casi (i dieci anni comminati ad un ladro di auto e i 4 anni e 6 mesi a una donna che aveva rubato alcune uova di Pasqua Kinder in un supermercato...)".

Calafiore ha patteggiato 2 anni e 9 mesi di reclusione a Roma, nell'ambito dell'inchiesta della presunta corruzione dell'ex presidente del Cga di Palermo, Raffaele Maria De Lipsis, che aveva disposto una mini tornata elettorale in 9 sezioni, tra Rosolini e Pachino, che, nell'ottobre del 2014 decretò il successo del deputato regionale sospeso Pippo Gennuso, a scapito di Pippo Gianni. Lima ritiene illegittima la sentenza per «erronea qualificazione giuridica del fatto», in quanto i fatti contestati «integrano la fattispecie di corruzione ma non il reato di finanziamento illecito ai partiti».

"Al di la delle modalità di stesura del capo di imputazione, della notevole approssimazione dello stesso (il reato è indicato erroneamente come previsto dalla "legge 1095/74" invece che dalla legge 195/74') e della punteggiatura decisamente impropria, emerge con tutta evidenza che le somme oggetto di contestazioni non sono state versate per finanziare il partito, ma per ottenere in cambio dal Verdini il suo intervento in favore del Mineo. E con altrettanta evidenza emerge che il Verdini accettò le somme per compiere atti contrari ai suoi doveri di Parlamentare, che in effetti compì e che non diedero il risultato sperato solo per ragioni estranee alla volontà dei corruttori e dei corrotti. Sicchè - conclude il sostituto procuratore generale Lima -  i fatti integrano la fattispecie di corruzione all'art. 319 c. p. o, a tutto concedere, quella di cui all'art. 318 c. p., ma non certo il diverso reato di finanziamento illecito ai partiti di cui all'art. 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195".

«Credo che non si possa tacere un ringraziamento alla procura generale di Messina», ha detto il sindaco di Siracusa, Francesco Italia.

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