7 Dicembre 2020 Sport e Spettacolo

Lidia Menapace è morta per Covid a 96 anni. Messina la ospitò nel 2016 per promuovere il No al referendum costituzionale

E’ morta all’età di 96 anni Lidia Menapace. Da alcuni giorni era ricoverata per Covid nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Bolzano. L’ex senatrice è deceduta alle ore 3.10, come apprende l’agenzia Ansa. L’Italia perde oggi una delle sue partigiane combattenti. Se ne va una voce sempre libera, punto di riferimento della lotta per le donne, per i diritti di tutte e tutti, per la pace. “Lotta” e categoricamente mai “guerra”, parola che rifuggiva in tutte le sue implicazioni. Ci lascia oggi un’amante della politica fatta di azioni (e gesti) e mai di parole urlate. Fino all’ultimo assetata di partecipazione, perché è nel confronto che nascono le idee. Disse: “La lotta è ancora lunga” perché “quello che abbiamo ottenuto è ancora recente e fatica a durare”. E anche per questo, la sua assenza si farà ancora più sentire mentre il Paese cerca di immaginarsi un futuro fuori dalla pandemia. Ecco, forse a questa Italia più di tutto mancherà l’immaginazione di Lidia Menapace: lei che l’enciclopedia delle donne di Monica Lanfranco e Rosangela Pesenti definisce “l’anticipatrice” e che è sempre stata in prima fila nell’immaginare il nuovo. Perché era nei suoi interventi, 60 anni fa come oggi, che all’improvviso diventavano possibili altre strade, altri mondi, altre soluzioni.

La storica pacifista, protagonista della Resistenza ed ex senatrice, militante dell’Anpi, tenne un dibattito nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca di Messina nel novembre del 2016 per promuovere il No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. L’evento, fu organizzato dal comitato per il No e dall’ANPI di Messina – Sez. Mimmo Trapani. E l’ex senatrice, allora straordinaria e irrefrenabile novantaduenne, che la staffetta di questa “nuova resistenza” la fa in lungo e in largo per l’Italia, accettò di buon cuore.

Il dibattito fu introdotto da Giuseppe Restifo, storico, giornalista, esponente dell’ANPI. L’intervento di Lidia Menapace – come scrisse Corrado Speziale in un articolo di Scomunicando.it – fu invece un racconto degno di una lectio magistralis per interessati alla difesa della democrazia e della Costituzione. I diritti delle donne: “Siamo molto più numerose degli uomini…”. Nessuna retorica, nessun passaggio scontato. La testimonianza personale di una vita, con riferimenti alla sua infanzia scolastica e familiare, ai tempi in cui svanivano nel nulla le amichette ebree, il dramma della razza: “Vicende che mi lasciano un grande deposito nella memoria”.

La sua militanza nella Resistenza, l’attività politica, la sua visione del mondo. Non mancarono, tra l’altro, incisi chiari e discorsivi, applicati in vari campi e su vari esempi: La polis: luogo di relazione della collettività. L’idiótes: chi si occupa solo dei propri affari. Parla di Machiavelli nella storia e nella politica e proietta Guicciardini ai giorni nostri: “O Francia o Spagna purché se magna…”. Ricerca metafore consone alla difficoltà e al concetto di limite. Da insegnante di Lettere qual è stata, fa riferimenti alla siepe dell’Infinito di Leopardi: “Limite romanticamente dolce”. E a quello più duro di Montale: “Una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglie”. E allora cosa fare? La risposta ancora a Montale: “Cercare le maglie rotte nella rete.” La soluzione: “Trovarle e connetterle, componendo un tessuto elastico, non rigido. In Italia, adesso, nessuno ricuce queste maglie, si avverte appena un fermento, ma esistono solo piccole realtà in cui si riflette, da cui si deve ripartire”, ha detto Lidia Menapace. Dopodiché asserzioni su Marx e Adam Smith, sulla complessità della società moderna e i risvolti attuali: “Lo sviluppo storico ha prodotto un grande ceto medio, per cui i partiti non servono più. Ecco la loro crisi”.

E’ l’avvio al giudizio sulla riforma costituzionale. Già in precedenza l’ex senatrice aveva apostrofato così i suoi redattori: “Provo senso di indignazione nei confronti di chi vuole stracciare la nostra Costituzione. Sento questo come un’offesa personale. Questa non è una riforma, è un testo revisionista, e come tale apre solo a giudizi negativi. La revisione – spiega – è storiografica, non scientifica e quindi da rifiutare. Chi propone una revisione parte da un’idea di fatto storico e ne vuole ricercare le proprie ragioni”. L’esempio è sul revisionismo più conosciuto: “Anche di Hitler si dirà che in fondo era pure una brava persona …”. Pertanto: “Giù le mani dalla nostra Costituzione. Essa non è una legge ordinaria, o semplicemente un testo giuridico, ma un patto che tiene insieme la convivenza civile di un intero popolo che esercita la sovranità”.

“Quest’ultima appartiene al popolo, e su di essa non può delegare. Con questa riforma, la Costituzione formale è stata sostituita con quella materiale”. Sul metodo applicato: “La furberia è una forma minore dell’intelligenza…”. Poi l’affondo su Renzi: “Il presidente del Consiglio viene ridotto ad essere il figlio di J.P. Morgan. Non c’è ragione che la finanza conti più della politica”. Toccato il tasto della battaglia per il No, dove c’è anche la destra: “Certe compagnie non ci piacciono. Tuttavia esiste l’eterogenesi dei fini. D’altronde, nel CLN c’erano anche i monarchici”. Strappa applausi per la battuta sull’anzianità della Costituzione da difendere: “Ha vent’anni meno di me. Dite che sono da rottamare?”. Così, gli auspici dell’ex senatrice: “Occorre che il No vinca e che lo faccia bene, per avere maggiore agibilità politica. L’Italia si sta riappassionando alla politica. Ho già qualcosa da proporre dopo il referendum…”.

Alla termine del dibattito intervenne anche Maurizio Rella, esponente messinese del comitato per il No ed allora consigliere comunale di Cambiamo Messina dal basso. La sua denuncia: “All’Università si organizzano corsi su questa riforma tenuti da docenti che hanno sottoscritto il Sì, in cui si danno crediti formativi agli studenti. E’ uno strumento per adescarli. Nessun invito è mai stato rivolto al comitato per il No. Per questo chiederemo un incontro con il rettore. Di contro, in Consiglio comunale – proseguì Rella – per una disposizione della prefettura ci è stato invece proibito di presentare e discutere un nostro Ordine del giorno”. Sempre Rella, tra realtà e speranza: “In questa campagna per il No da tre mesi stiamo incontrando tanta gente, specie nelle piazze e nei mercati rionali. Adesso ci vogliono energie nuove. Contiamo sui giovani”.