OPERAZIONE ‘SCIPIONE’, ARRESTI DOMICILIARI PER TRE INDAGATI

14 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Tre indagati dell'operazione 'Scipione' lasciano il carcere per una misura meno afflittiva come quella degli arresti domiciliari.

La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Messina, presieduta dal giudice Claudia Misale, ha infatti accolto le istanze formulate nell'udienza del 9 dicembre scorso, dei difensori di Roberto Cipriano, Alesandro Duca e Marcello Viscuso, imputati nell'ambito del procedimento penale nato dall'operazione 'Scipione' dei carabinieri del 4 marzo scorso. Nella decisione ha sicuramente pesato il tempo trascorso dalla data di commissione dei fatti contestati (2016-2017) e il tempo decorso dalla data di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Ma anche il fatto che Roberto Cipriano non risulta gravato da precedenti specifici e che sia Marcello Viscuso che Alessandro Duca hanno un solo precedente penale risalente nel tempo.

Al centro dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina un'associazione per delinquere che si riforniva di droga in Calabria. L’indagine fu avviata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina a seguito dell’attentato a colpi di fucile perpetrato da ignoti il 27 settembre 2016 nei confronti dei tre pregiudicati mentre si trovavano seduti ad un tavolino del “Café sur la ville” di viale Regina Margherita a Messina; gli approfondimenti eseguiti sulle vittime dell’azione di fuoco hanno fatto emergere come costoro fossero inseriti nel contesto del traffico di droga cittadino e hanno quindi consentito di delineare i contorni di un’associazione per delinquere dedita ad un florido traffico di sostanze stupefacenti. In particolare, le indagini hanno fatto emergere come “il gruppo criminale messinese si riforniva stabilmente di droga da elementi riconducibili alla cosca di ‘ndrangheta “Morabito-Bruzzaniti- Palamara” di Africo Nuovo (RC), che assicuravano la consegna a domicilio, ogni settimana, di carichi di cocaina e marijuana che venivano poi distribuite nella città di Messina”.

Cipriano, Duca e Viscuso, difesi dagli avvocati Domenico Andre', Carlo Autru Ryolo, Giovanni Caroè e Corrado Rizzo, non potranno comunicare con persone diverse da quelle con cui coabitano e a tutti verrà applicato il braccialetto elettronico per un costante controllo da parte della polizia giudiziaria.

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