16 Dicembre 2020 Giudiziaria

‘TERZO LIVELLO’, L’ASSOLUZIONE DI FRANCESCO CLEMENTE: I LEGALI, “VICENDA GIUDIZIARIA DOLOROSA”

Riceviamo e pubblichiamo una nota degli avvocati Nunzio Rosso e Tommaso Autru Ryolo, difensori dell’ex consigliere provinciale Francesco Clemente, assolto oggi dalla Corte d’Appello nel processo nato dall’operazione Terzo Livello sul “comitato d’affari” scoperto dalla Dia.

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Scriviamo la presente quali difensori di fiducia di Francesco Clemente, imputato nel processo in oggetto, definito con sentenza della Corte di Appello di Messina resa nella tarda mattinata del 16/12/2020.

Nei primissimi giorni del mese di agosto dell’anno 2018 veniva data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Messina, tra gli altri nei confronti dell’Ing. Clemente.

Quest’ultimo, con imputazione di associazione a delinquere (per laquale il GIP aveva ordinato l’arresto) e più ipotesi di reato contro la pubblica amministrazione, veniva arrestato alle prima luci dell’alba del 02/08 mentre dormiva in un stanza di albergo di Roma all’interno della quale  facevano irruzione più agenti che, prelavatolo, lo conducevano IN AUTO fino a Messina, ove una volta giunto avrebbe dovuto essere interrogato per rispondere al Giudice sui fatti in contestazione (risalenti nel tempo) condensati in centinaia di atti e faldoni.

Nello stesso giorno veniva diffusa l’intervista di uno degli investigatori che, tra l’altro , evidenziava trattarsi di un indagine da manuale con metodo poliziesco, manifestando l’orgoglio per indagini così chiare e semplici e la grande professionalità di coloro che avevano fatto luce grazie ad investigatori illuminati.

 Il primo vero contraddittorio si è svolto dinanzi al Tribunale del Riesame (finalmente con la parola all’indagato a conoscenza degli atti di indagine e con la difesa), in esito al quale è stata ANNULLATA l’ordinanza che aveva disposto l’arresto di Clemente per mancanza di gravità indiziaria (per il reato associativo, sulla cui base era stata disposta la custodia cautelare): pronuncia NON impugnata dall’Ufficio di Procura che quell’arresto aveva chiesto e che – parimenti – aveva chiesto il rigetto della riesame proposto dalla difesa.

In esito al dibattimento il Tribunale assolveva Clemente dal reato associativo (quello stesso già valutato dal Riesame e per il quale ciò malgrado l’Ufficio di Procura aveva esercitato l’azione penale e chiesto la condanna in assenza di un qualunque elemento di novità) e da uno dei due episodi di reato contro la Pubblica Amministrazione per insussistenza del fatto (già enfatizzato nella intervista di cui sopra), pronunciando condanna per l’altro.

Oggi la Corte di Appello di Messina assolve Clemente dall’unica imputazione residua, con il risultato – allo stato – di un proscioglimento totale dalle accuse mosse, dunque, di riconosciuta assoluta estraneità ai fatti

Questa è una delle tante vicende giudiziarie dolorose che se da un lato deve consolidare la fiducia nel senso di giustizia (che alla fine nella maggioranza dei casi viene resa), dall’altro conduce a serie riflessioni sui tempi della giustizia e sulle conseguenze connesse al coinvolgimento in un procedimento penale specie ove siano intervenuti provvedimenti privativi della libertà. 

Nel frattempo, invero, Clemente è stato arrestato (e non doveva esserlo), processato e condannato (ed oggi possiamo dire che non era la soluzione corretta).

In tali vesti (arrestato, imputato e condannato): è apparso sui mezzi di informazione con particolare risonanza e clamore; è stato visto in famiglia e nel mondo delle sue relazioni personali e sociali, spesso con qualche forma più o meno velata di distanziamento; travolto nel suo lavoro a causa dei risvolti e dalle conseguenze della esistenza del processo a carico e dell’arresto. 

Clemente ha pagato tanto, moltissimo, troppo per un debito rivelatosi NON esistente.