Inchiesta ‘Eco-Beach’: Il gip, “Nei verbali dei funzionari della Città Metropolitana inesattezze che appaiono frutto di volontaria compiacenza”

18 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Anni di gestione dissennata dei rifiuti semplici, composti, industriali e pericolosi lungo la dorsale ionica della nostra provincia. Che per buona parte sono purtroppo finiti nei nostri mari, oppure sotterrati, o bruciati. Danneggiando e avvelenando per i decenni a venire la nostra terra. L'inchiesta gestita dai carabinieri del Noe e denominata “Eco-Beach”, ovvero l'impresa della famiglia Savio, con il monitoraggio dei loro stabilimenti a Taormina e Giardini, e una “filiale” a Motta Camastra poi ceduta, e che ha portato nella giornata di mercoledì ad una serie di arresti, si inserisce in un aspetto fondamentale di tutela del nostro territorio. Che purtroppo è fortemente sottovalutato da tutti.

L'ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip di Messina Eugenio Fiorentino, che raccoglie il lavoro della Procura retta da Maurizio de Lucia e quello dei carabinieri, è un vero e proprio libro nero dei rifiuti , in cui si parla per esempio di «diffusa illegalità su vari fronti», oppure di «smaltimento di varie tipologie di rifiuti attraverso il sotterramento o l'incendio».

E non erano casi sporadici, perché il gip parla di un «modus operandi abituale» da parte della Eco-Beach e della rete di imprese amiche che Venerino “Nerino” Savio era riuscito a coagulare intorno alla sua holding. Poi c'è il capitolo dei funzionari pubblici della Città Metropolitana di Messina, che gli consentivano di lavorare tranquillamente nell'illegalità con verbali di sopralluogo “inesatti, senza alcun ostacolo. Ed erano «inesattezze - scrive il gip -, che appaiono frutto di volontaria compiacenza».

Questa storia - racconta l'ordinanza - , andava avanti dal 2005, quando si fece una Conferenza dei servizi alla Provincia Regionale per pianificare la gestione-rifiuti sul territorio. Di proroga in proroga, e - oggi lo sostengono gli inquirenti per la posizione dell'ispettore della ex Provincia Eugenio Faraone, accusato di corruzione e finito in carcere insieme a Savio -, anche di “mazzetta” in “mazzetta”. I referenti pubblici della Eco-Beach, scrive infatti il gip «erano sempre stati la dottoressa Sarlo Concetta (che ha subito la misura interdittiva, n.d.r.) e l'ispettore Faraone Eugenio».

Un anno dopo, quindi siamo nel 2006, la ditta dei Savio fece richiesta per proseguire nell'attività di smaltimento rifiuti in contrada Cantaro, a Taormina, e «i redattori del rapporto informativo dichiaravano che il sito distava circa 4 km in linea d'aria dalla Riserva naturale del fiume Alcantara», e quindi non si era reso necessario avviare le pratiche per la V.i.a., la valutazione d'impatto ambientale. Ma la situazione era diversa.

«Da ciò derivava - scrive il gip -, il falso riconducibile alla condotta omissiva di Sarlo Concetta e di Faraone Eugenio in Conferenza servizi, i quali avrebbero potuto e dovuto rilevare che la “Eco-Beach” non richiedeva la V.i.a. per la verifica di impianto ambientale non perché fosse distante dalla riserva dell'Alcantara, ma perché era in zona agricola e quindi non avrebbe mai potuto sperare in una Valutazione di impatto ambientale favorevole». Quindi gli esperti «non avendo una specifica richiesta in merito, siccome sul sito c'era già una struttura di stoccaggio - facendo riferimento alle autorizzazioni che “Eco-Beach” aveva già ottenuto in procedura semplificata - venivano indotti a dare per scontata la conformità al Piano regolatore generale, e quindi, posto che l'attività era di tipo industriale, la loro conclusione era che il sito dovesse necessariamente avere tale destinazione».

Ma alla “Eco-Beach” vollero fare «il salto di qualità» per occuparsi anche di rifiuti pericolosi. E per parecchi anni ci sono riusciti, sempre esistendo, e inquinando senza alcun controllo, in un terreno a destinazione... agricola, vicino ad un corso d'acqua, al torrente San Giovanni che sfocia nel mare di Giardini Naxos.

Solo nel 2016, molti anni dopo, lo Stato s'è accorto di tutto. Perché «... sulla base della situazione descritta nei verbali di sopralluogo effettuati il 16 dicembre 2016, Direzione Ambiente della Città Metropolitana di Messina sospendeva la sua autorizzazione in procedura semplificata con prescrizione di rimediare alle inadempienze accertate, pena la revoca dell'autorizzazione», e allo stesso tempo venne informata la Regione. Ai primi di gennaio del 2017 venne quindi sospesa l'autorizzazione semplificata di cui aveva goduto per anni la Eco-Beach. A febbraio però, un mese dopo, Sarlo e Faraone effettuarono un sopralluogo classificando «i frigoriferi stoccati nell'impianto come ingombranti perché rinvenuti senza motore e serpentina». E a marzo l'ex Provincia revocò la sospensione. E la Eco-Beach ha proseguito praticamente fino ai nostri giorni ad inquinare la zona ionica della nostra provincia.

I ruoli

È molto interessante la “classificazione” che il gip fa dei principali indagati. Eccola: «Savio Venerino (amministratore di fatto della società) ha sistematicamente svolto un'abusiva gestione di ingenti quantitativi di rifiuti di varia natura, avvalendosi a seconda delle necessità di taluni dei seguenti soggetti; Savio Patrizia, pienamente a conoscenza delle attività illecite coordinate dal padre, che coadiuvava stabilmente, specie nello svolgimento degli adempimenti di carattere amministrativo; Monastra Gaetano, direttore tecnico della società a far data dal 30-11-2016 (succedendo a Savio Patrizia), nonché amministratore di “Cartiere del Sole”, impianto satellite di “Eco-Beach”, il quale era consapevole della illecita gestione e vi partecipava attivamente; Gugliotta Basilio, Giunta Davide, Catanzaro Rosario e Savio Simone, dipendenti di Eco Beach, partecipavano alla tritatura dei rifiuti, allo sversamento del percolato, alla miscelazione prima del conferimento, alla realizzazione delle pratiche illecite della gestione aziendale, condividendo con il principale metodi e obiettivi; Barbini Adriano socio di maggioranza di “Cartiere del Sole”, ha consentito a “Eco-Beach” di stoccare abusivamente rifiuti presso l'impianto, oltre che di smaltire attraverso la miscelazione il rifiuto CER 19 12 12 prodotto dalla sua società; Codevilla Stefano, amministratore di “Waste Green”, ha consentito a Savio di utilizzare la società come impianto satellite, in primo luogo continuando a gestire e trattare i rifiuti anche nel periodo di sospensione delle autorizzazioni nel primo semestre del 2017; Russo Rosario ha consentito a Savio i conferimenti illeciti di varie tipologie di rifiuti all'interno di siti nella sua disponibilità; avendo sfruttato il Savio le società “Edil Federica” e “Costruzione e scavi”, riconducibili al Russo; Taliò Matteo, dipendente del Consorzio Rete Fognaria di Giardini Naxos e Letojanni, ha consentito al Savio lo sversamento sistematico di percolato all'interno dell'impianto di depurazione di Giardini Naxos, sebbene il Consorzio smaltisse fanghi e quindi non fosse abilitato a ricevere e trattare il percolato; Intilisano Vincenzo collaboratore che ha provveduto in più occasioni a smaltire illecitamente rifiuti mediante incendio e sotterramento, tanto da essere tratto in arresto nell'ottobre 2018; Longo Giovanni, direttore tecnico della “F.M.F. s.r.l.”, gestore di fatto della discarica sita in Priolo Gargallo, ha consentito a Savio il conferimento di rilevanti quantità di rifiuto CER 19 12 12».

Lex sindaco Lo Turcoe l'ordinanza...

Tra gli indagati dell'inchiesta, ma nei suoi confronti non è stata avanzata alcuna richiesta di misura cautelare, c'è anche l'ex sindaco di Giardini Pancrazio Nello Lo Turco, con l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio in concorso con altri indagati, ovvero Venerino e Patrizia Savio. In concreto al centro della vicenda c'è un'ordinanza adottata dall'allora primo cittadino il 26 luglio del 2016. Un atto amministrativo con cui - secondo la prospettazione della Procura -, su «determinazione» dei Savio affidò il servizio di conferimento di varie categorie di rifiuti (frazione umida, differenziata, rifiuti ingombranti, sfalci e potature), alla Eco-Beach srl. Questo violando alcune normative in materia ambientale (tra tutti il Testo unico del 2006), che impongono agli enti pubblici per un verso il ricorso alle procedure d'urgenza solo in determinati casi e per la durata di sei mesi, e per altro verso senza alcuna evidenza pubblica. E soprattutto «... in assenza dei presupposti di legge, non sussistendo una situazione di eccezionale ed urgente necessità in quanto il servizio era gestito dall'Ato Me 4, società a partecipazione pubblica di cui il comune di Giardini Naxos era socio». Questo affidamento con ordinanza avrebbe quindi «procurato intenzionalmente alla ditta “Eco-Beach srl” un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell'affidamento del servizio pubblico di conferimento e trasporto della RD per il comune di Giardini Naxos».

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