19 Dicembre 2020 Giudiziaria

Torrente Trapani, definitiva una condanna

Adesso c’è il sigillo della Cassazione nel processo d’appello sul “sacco edilizio” del Torrente Trapani, la nota vicenda legata alla realizzazione del complesso “La Residenza”, in cui erano contestati una serie di reati urbanistici e anche il falso ideologico, l’abuso d’ufficio e l’omissione di atti d’ufficio.

Nel passaggio in Cassazione erano coinvolti in tre (le qualifiche sono riferite all’epoca dei fatti): l’ing. Francesco Rando, dirigente del dipartimento Attività edilizie e repressione abusivismo del Comune; il costruttore Giuseppe Pettina, rappresentante legale della Pett srl; Silvana Nastasi, rappresentante legale in periodi diversi della Se.Gi. srl. In appello l’unica conferma integrale della condanna di primo grado l’aveva registrata l’ing. Rando (un anno e tre mesi). Pettina e Nastasi avevano usufruito per quattro capi d’imputazione della dichiarazione di prescrizione.

Ieri i giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso proposto dall’ingegnere Rando e dal Comune di Messina come responsabile civile, hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’imprenditore Pettina e della Nastasi, e infine hanno annullato senza rinvio la sentenza d’appello relativamente al capo F, ossia il reato ambientale per l’accumulo del materiale di risulta, qualificato come discarica abusiva (era l’unico rimasto in piedi a carico di Pettina e Nastasi, che quindi tra prescrizioni in appello e annullamento in Cassazione sul piano penale “escono” dal processo).

I giudici hanno confermato quindi la confisca dei terreni e dei beni che sono stati oggetto della lottizzazione abusiva, e hanno condannato gli imputati alle spese per le parti civili costituite, che sono il Comune di Messina, il Wwf e i cosiddetti promissari acquirenti, che acquistarono quegli appartamenti mai completati e ormai da anni si ritrovano con nulla in mano.

Al processo d’appello i giudici avevano deciso che nonostante la prescrizione restavano in piedi a carico degli imputati e del Comune come responsabile civile, tutte le statuizioni civili decise in primo grado.