20 Dicembre 2020 Giudiziaria

Mafia dei pascoli, deciso il carcere duro per tre imputati

Prima il rinvio a giudizio, qualche ora dopo la notizia della reclusione in regime di carcere duro. Hanno incassato due pessime notizie, venerdì scorso, tre persone alla sbarra nell’ambito dell’operazione denominata “Nebrodi”. Disposta la detenzione al “41 bis” per Sebastiano Bontempo (foto), 48 anni, nato a Tortorici, detto “Biondinu”; Sebastiano Conti Mica, 50 anni, anch’egli di Tortorici, conosciuto come “Belloccio”; Giuseppe Costanzo Zammataro, 38 anni, nato a Biancavilla, per gli amici “Carretteri”. Ai difensori dei tre imputati, gli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Pruiti Ciarello e Michele Pansera, è stato notificata la decisione presa dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, nello specifico il provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti. Sono stati coinvolti nella mega inchiesta dei carabinieri del Ros e della Guardia di finanza, scattata lo scorso 15 gennaio, accusati, innanzitutto di aver fatto parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso, la cosiddetta “famiglia tortoriciana”, nella sua articolazione del gruppo dei “Bontempo Scavo” e dei “Batanesi”, finalizzata, «mediante la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, alla commissione di una serie indeterminata di delitti, anche contro il patrimonio», tra cui le truffe anche con intestazioni fittizie di imprese ai danni dell’Unione Europea e dell’Agea, «al controllo di attività economico-imprenditoriali, di concessioni e autorizzazioni, e comunque alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per gli altri». Intanto, la decisione del gup del Tribunale di Messina Simona Finocchiaro i mandare a processo, con inizio fissato il prossimo 2 marzo, 97 imputati, è stata salutata con soddisfazione dall’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci: «Per anni tutto rimaneva sotto traccia e mentre ciò accadeva, nel silenzio e nella paura di tutti, le famiglie mafiose introitavano milioni di euro nei loro conti correnti – ha scritto in una nota diffusa venerdì scorso -. Tutti incredibilmente soldi pubblici. Adesso la Giustizia farà il suo corso e il processo restituirà, certamente, dignità e coraggio ad un territorio che non meritava di essere tenuto sotto scacco da questi personaggi». FONTE: di Riccardo D’Andrea da Gazzetta del sud