23 Dicembre 2020 Giudiziaria

PROCESSO BETA: SEBASTIANO ARDITA, “SENTENZA STORICA”

Il 6 luglio 2017 un terremoto giudiziario scuote la città di Messina. Un’operazione di polizia senza precedenti porta in carcere e ai domiciliari 28 persone, alcune delle quali molto note nell’ambiente della borghesia messinese.

Ieri sera, a distanza di 3 anni e mezzo dall’emissione dei provvedimenti cautelari, è arrivata la sentenza molto attesa di uno dei processi più importanti mai celebrati nella città dello Stretto, e che vedeva alla sbarra alcuni protagonisti della cosiddetta ‘Messina di mezzo’. In questo troncone dei giudizi ordinari di ‘Beta’, erano coinvolti tra gli altri per concorso esterno all’associazione mafiosa anche l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, l’avvocato Andrea Lo Castro e l’ingegnere del comune Raffaele Cucinotta.

A pronunciare una pesantissima sentenza davanti al sostituto procuratore antimafia Liliana Todaro e al maresciallo dei Carabinieri Vincenzo Musolino, uno degli investigatori di punta dei Ros, il giudice Letteria Silipigni.

21 le condanne, che vanno dai 16 anni fino a un anno e 3 mesi.

A coordinare la difficilissima inchiesta è stato l’allora procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che assieme ai suoi sostituti, ha scardinato una realtà di cui in tanti erano a conoscenza ma che nessuno aveva mai osato neanche sfiorare.

Stamattina, in un post su Facebook, il consigliere del Csm ha voluto commentare la storica sentenza.

“A Messina si è concluso con 29 condanne in primo grado il processo denominato Beta sulla cellula di cosa nostra potentissima e radicata in città. Coinvolti e condannati professionisti, imprenditori, personaggi in vista della città, ai quali è stato riconosciuto il concorso esterno. Una vicenda processuale difficile, anzi difficilissima – spiega Ardita – perché rivolta non alle espressioni criminali di disagio, ma al patto ed alle intese tra mafia ed “espressioni esterne”. Per Messina è una sentenza storica che cambia e smentisce le relazioni semestrali che per anni escludevano la presenza di cosa nostra nella città dello stretto. Per i magistrati messinesi, seri e impegnati alla ricerca del patto tra criminalità e potere che sta alle origini della mafia – conclude Ardita – la riprova del loro valore”.