24 Dicembre 2020 Giudiziaria

“Come d’incanto”. La Procura: «Censurabile ritardo» dell’Asp e «gravi ed evidenti criticità»

«… manifestava i primi sintomi della malattia già il 10 marzo 2020, ma veniva sottoposta a “tampone” soltanto il 19 marzo 2020; l’esito del predetto accertamento veniva comunicato soltanto il 23 marzo 2020 dall’Asp di Messina. Trasportata in ospedale il 23 marzo 2020 su richiesta del personale della casa di riposo, la donna decedeva quello stesso giorno alle ore 22,45».

Sono undici righe per una vita intera che si è spenta durante la prima ondata della pandemia, a marzo. Undici righe per una delle 33 vittime della casa di riposo “Come d’incanto”, la struttura ora al centro dell’inchiesta della Procura di Messina che conta cinque indagati e nella giornata di martedì è arrivata ad una svolta. Nel provvedimento con cui il procuratore aggiunto Rosa Raffa e il sostituto Marco Accolla hanno chiesto al gip l’incidente probatorio c’è ricostruita nei dettagli l’intera allucinante vicenda, compresi gli step per ogni paziente. E sono le date il punto-chiave di ogni intervento, tra quando si manifesta il problema e l’esito dei tamponi, con in mezzo i ritardi d’esecuzione.

Ma ci sono altri passaggi del provvedimento che vale la pena riportare per comprendere meglio tutto. Ecco il primo: «All’esito di un’articolata e complessa attività d’indagine – scrivono i pm -, finalizzata a ricostruire quanto accaduto nella casa di riposo “Come d’incanto” nel periodo in esame (dai primi giorni di marzo 2020 – allorché cioé emergevano i primi segnali della diffusione del virus all’interno della struttura per anziani – fino al 26 marzo 2020, giorno in cui l’Asp di Messina, con censurabile ritardo, disponeva lo sgombero della struttura infetta ed il trasferimento degli ospiti rimasti all’interno della casa di riposo in ospedale o presso altre strutture residenziali per anziani), sono emerse gravi ed evidenti criticità (sub specie di condotte omissive o tardivamente poste in essere) nella complessiva “gestione” del fenomeno epidemico manifestatosi nella struttura, imputabili a soggetti che, per la specifica funzione rivestita, a vario titolo si trovavano nella posizione di dover agire tempestivamente onde evitare ed impedire il tragico epilogo della vicenda».

Un altro passaggio fondamentale sul “frazionamento” dei tamponi: «Si è dunque assistito – scrivono ancora i pm -, … ad una complessiva “sottovalutazione” dell’emergenza, estrinsecatasi sostanzialmente in un’impropria e inspiegabile procedura di esecuzione “frazionata” dei “tamponi” (il 19 marzo 2020 ne venivano eseguiti 24 nonostante fossero stati segnalati 50 anziani ospiti con febbre e tosse); in un colpevole ritardo nell’acquisizione e nella comunicazione dei risultati dei predetti accertamenti (gran parte dei quali risultati “positivi”, ossia 22 sui 24 “tamponi” effettuati), nonché nella mancata adozione di conseguenti – efficaci ove fossero stati immediati – provvedimenti finalizzati non soltanto ad “isolare” e “separare” i soggetti di cui era stata accertata la malattia da quelli che (dissennatamente) non erano stati ancora sottoposti a “tampone”, ma anche ad individuare, tra i contagiati, coloro per i quali si rendeva necessario il ricovero ospedaliero ed altresì, come accennato, a procedere con immediatezza in via cautelativa a prestare assistenza anche agli altri ospiti della struttura, nella concreta ragionevole previsione che, attesa la propagazione rapida e virulenta della malattia, anche quegli ospiti non ancora sottoposti a “tampone” fossero già contagiati e bisognosi di assistenza sanitaria: ed infatti, all’esito dei tamponi eseguiti il 25 marzo sui restanti ospiti della struttura risulteranno positivi alla malattia 29 su 37 soggetti testati e buona parte di essi (11) morirà poco dopo a causa della malattia».

La difesa di Crisicelli. 

Ci scrive l’avvocato Pietro Luccisano: «Quale difensore di fiducia del dott. Carmelo Crisicelli Carmelo ed in relazione alla richiesta di incidente probatorio si rappresenta che il mio assistito ha affrontato il particolare periodo oggetto di contestazione nel rispetto assoluto dell’emergenza Covid e che tutta l’attività svolta sarà specificata nella puntuale documentazione che verrà fornita a completo chiarimento della posizione».

Gli indagati dell’inchiesta sono: Donatella Martinez, responsabile della casa di riposo “Come d’incanto”; Cono Bontempo, medico geriatra che assisteva gli anziani ospiti della struttura; Carmelo Crisicelli, dirigente medico dell’Asp di Messina ed ex commissario emergenza Covid; Vincenzo Picciolo, medico in servizio al Sues 118 di Messina, responsabile del coordinamento dell’attività sanitaria per l’esecuzione dei tamponi domiciliari; e Maria Concetta Santoro, medico dell’Asp di Messina, in servizio presso il presidio d’emergenza del 118 di Francavilla di Sicilia. L’ipotesi è che gli indagati non abbiano compiuto tempestivamente le azioni necessarie ad impedire la diffusione del contagio, non consentendo una tempestiva assistenza sanitaria e le cure per ciascun ospite contagiato.