Processo Beta, dopo l’assoluzione Roberto Cappuccio chiede la restituzione dei beni

26 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

E’ stato assolto dai giudici del tribunale di Messina Roberto Cappuccio, 55 anni, imprenditore, a capo della Unigroup, una delle aziende alimentari di commercio all’ingrosso più importanti della Sicilia. Era stato arrestato nel luglio del 2017 insieme ad altre 28 persone, tutte quante finite nell’inchiesta denominata Beta, sull’esistenza di una cupola mafiosa, legata al clan Santapaola, in grado di condizionare ogni attività, dai servizi di interesse pubblico al controllo sugli appalti.

In particolare, l’imprenditore siracusano, in qualità di socio della Cic, cooperativa italiana di catering, era accusato di aver intimidito, con metodi mafiosi, un esponente di una società commerciale fornitrice della stessa cooperativa che doveva dei soldi.

Nonostante l’assoluzione, i beni sono sotto sequestro dal maggio del 2019, come disposto dal Tribunale di Catania su richiesta della Procura di Catania. Il tesoro, per un valore economico di circa 40 milioni di euro secondo i conti della Guardia di finanza di Catania, è composto “da  due immobili, tra cui una villa con piscina, 32 rapporti bancari, un’auto da 50 mila euro, la Unigroup;  la Family Group, specializzata nella somministrazione di alimenti e bevande; la “Be.Ca. srl.”, esercente l’attività di “agenti e rappresentanti di altri prodotti alimentari; tabacco” spiegavano i militari delle Fiamme gialle di Catania.

“Il sequestro è una conseguenza di quell’inchiesta sfociata nel processo, al termine del quale Roberto Cappuccio è stato assolto” spiegano gli avvocati Antonino e Bruno Leone, difensori dell’imprenditore siracusano. In merito all’accusa della Procura di Messina, per cui oltre alle minacce, Cappuccio avrebbe anche provato a bloccare l’attività imprenditoriale della società debitrice, la difesa precisa che “nel corso del processo, è stato dimostrato che il socio di quell’azienda non ha detto il vero, in quanto non vi è stato alcun blocco di merce, anzi si è continuato a fornirgliela nella speranza che pagasse, inoltre gli era stato prospettato un piano di rientro per saldare il suo debito a condizioni molto vantaggiose”.

Caduto il pilastro principale dell’accusa, l’assoluzione dell’imprenditore, il tribunale di Catania, a questo punto, potrebbe decidere di restituire i beni al re della distribuzione alimentare. “Nel febbraio del 2021  – spiegano gli avvocati Antonino e Bruno Leone, difensori dell’imprenditore siracusano – ci sarà l’udienza per la discussione”.

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