L’OMICIDIO DI FRANCESCO COSTANZA, ARRESTATO IL BOSS VIRGA

19 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Torna in carcere il boss palermitano Domenico Virga, 58 anni, ritenuto un esponente di rilievo del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde-Gangi: è accusato dalla procura di Messina di essere il mandante dell'omicidio di Francesco Costanza, commesso nella strada tra San Fratello ed Acquedolci, nel 2001. E' stato arrestato questa mattina dai poliziotti della sezione Catturandi della squadra mobile di Messina.

Alle 7.30 del 29 settembre di 20 anni fa, il cadavere del 68enne di Tusa venne trovato crivellato dai proiettili di una 7,65, la vittima era stata poi presa a pietrate. Un dettaglio che inizialmente aveva fatto ipotizzare anche un movente diverso da quello mafioso. Ma era un depistaggio. Costanza gravitava negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta. Di lui ha parlato di recente un pentito, Carmelo Barbagiovanni, esponente del clan dei batanesi che ha deciso di collaborare con la procura di Messina. Ha svelato di essere stato lui ad uccidere Costanza, assieme a un complice, Sergio Costanzo, assassinato in provincia di Enna nel 2010. Costanza aveva commesso uno sgarbo, aveva chiesto il pizzo senza autorizzazione ad alcune ditte vicine all'imprenditore di Bagheria Michele Aiello, prestanome del boss Bernardo Provenzano.

Anni fa, era stato il pentito Nino Giuffrè, componente della Cupola mafiosa, a svelare i retroscena di questo delitto ai magistrati della Dda di Palermo, nel pool c'era l'allora sostituto procuratore Maurizio de Lucia, che oggi è procuratore capo di Messina. Così, quando di recente Barbagiovanni ha parlato, il verbale di Giuffrè è diventato subito uno straordinario riscontro alle accuse nei confronti di Virga.

Vent'anni fa, Aiello aveva protestato per quella richiesta di pizzo. Nino Giuffrè, sensibilizzato da Provenzano, si rivolse a Virga per risolvere la questione. Virga interessò subito i referenti della famiglia mistrettese.

I collaboratori hanno parlato del summit nel quale fu decisa l'eliminazione del Costanza, qualche settimana prima dell'omicidio, in un casolare abbandonato a Tusa. In rappresentanza dei palermitani c'era Virga, nipote del boss Peppino Farinella; per i messinesi, Sebastiano Rampulla (fratello di Pietro, 'artificiere' della strage di Capaci e oggi deceduto); per i Batanesi, Barbagiovanni. Nel corso dell'incontro, fu sentito  Costanza, che diede spiegazioni ritenute non convincenti.

IL COMUNICATO DELLA QUESTURA.

Nella serata di ieri la Squadra Mobile della Questura di Messina, Sezione di contrasto alla Criminalità Organizzata e Catturandi, ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere – richiesta dalla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Messina – a carico di: Domenico Virga, cl. ‘63, da considerarsi elemento di spicco dell’organizzazione di tipo mafioso denominata “cosa nostra” e, segnatamente, del mandamento di San Mauro Castelverde-Gangi, in quanto ritenuto responsabile – quale mandante – dell’omicidio di Francesco Costanza, commesso nella strada tra San Fratello ed Acquedolci nel settembre del 2001.

Più specificamente, alle ore 7:30 circa del 29 Settembre del 2001, in agro della Contrada Cartolari di Acquedolci (ME), è stato rinvenuto il cadavere di Francesco Costanza inteso “Franco”, tusano, cl. ‘53. La vittima è stata prima attinta da colpi di arma da fuoco esplosi con una pistola cal. 7,65 e, successivamente, finito con alcuni colpi di pietra al capo. L‘uomo, gravitante negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, era già stato oggetto di molteplici azioni investigative della Direzione Distrettuale Antimafia messinese.

Le indagini sull’evento omicidiario in parola, pur consentendo di ricostruire compiutamente il circuito relazionale-criminale della vittima e pur confermando l’inserimento del Costanza nel contesto malavitoso delle famiglie operanti al confine tra le province di Messina e Palermo, non portavano all’identificazione di mandanti ed esecutori.

A dare un contributo rilevante alle indagini sono state le recentissime dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, inteso “U muzzuni”, attualmente detenuto, esponente della famiglia mafiosa cd. “dei batanesi”, riconducibile a “cosa nostra” ed operante principalmente sull’estremo versante tirrenico della Provincia di Messina.

Il Barbagiovanni, in relazione all’omicidio di Francesco Costanza, ha fornito una precisa descrizione del contesto in cui esso è maturato e delle efferate modalità di esecuzione, autoaccusandosi di tale azione criminosa.

Secondo il narrato del collaboratore, a commettere l’omicidio sono stati egli stesso e tale Sergio Costanzo, soggetto oggi deceduto in quanto assassinato nelle campagne di Centuripe (EN) nel 2010.

In data 1° ottobre 2010, in Contrada Vaccheria, nel Comune di Centuripe (EN), è stato, difatti, rinvenuto il corpo privo di vita di Sergio Costanzo, classe ‘74, attinto da svariati colpi di fucilementre era appena giunto al consorzio irriguo presso il quale prestava la propria attività lavorativa. Uno dei colpi, probabilmente costituente un preciso segnale, è stato esploso ai genitali dell’uomo.

Tornando ora alle vicende dell’omicidio delCostanza, secondo le evidenze investigative raccolte, il movente della sua eliminazione è da ricercarsi nella circostanza che il predetto avesse richiesto a titolo di estorsione del danaro a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale insistente ai confini tra le province palermitana e messinese, alcune delle quali riferibili all’imprenditore Michele Aiello di Bagheria (PA), ritenuto vicinissimo al capo di cosa nostra Bernardo Provenzano e già implicato nella vicenda giudiziaria delle talpe in procura a Palermo che ha altresì visto il coinvolgimento dell’allora Presidente della Regione Siciliana, membri delle forze dell’ordine ed esponenti della sanità privata dell’Isola.

Il Costanza, quindi, aveva formulato pretese estorsive nonostante fosse già stata effettuata la cd. “messa a posto” ed in seguito alle “lamentele” dell’Aiello, il Giuffrè, sensibilizzato in merito dal Provenzano, si rivolse al Virga per risolvere la questione il quale, a sua volta, interessò della cosa i referenti della famiglia mistrettese.

La Squadra Mobile di Messina, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura peloritana ha, quindi, avviato una serratissima attività di riscontro alle dichiarazioni del Barbagiovanni, accertando come le stesse siano perfettamente sovrapponibili a quelle rese, circa 20 anni prima, dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (inteso “Manuzza”, elemento di assoluto rilievo di cosa nostra palermitana, già capo mandamento di Caccamo e vicinissimo a Bernardo Provenzano) e, più di recente, da Carmelo Bisognano, uno dei più autorevoli rappresentanti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), avendo per anni ricoperto il ruolo di leader indiscusso di quella particolare articolazione del clan “dei barcellonesi” meglio conosciuta come gruppo “dei mazzarroti”.

I collaboratori hanno riferito del summit all’esito del quale fu decisa l’eliminazione del Costanza, svoltosi qualche settimana prima dell’omicidio in un casolare abbandonato sito in Tusa (ME).

Alla riunione in questione hanno preso parte elementi di assoluto rilievo delle famiglie mafiose operanti nella zona posta a confine tra le province di Palermo e Messina, ossia l’odierno arrestato, Domenico Virga (nipote del boss Peppino Farinella) per i palermitani, Sebastiano Rampulla(fratello del più noto Pietro, “artificiere” della strage di Capaci del ‘92 e oggi deceduto) per i mistrettesi, Carmelo Bisognano per i barcellonesi e Carmelo Barbagiovanni per i batanesi.

Peraltro, nel corso dell’incontro, i maggiorenti delle famiglie mafiose hanno chiesto al Costanza spiegazioni sia in merito a somme di denaro da lui trattenute nonostante fossero destinate a compagini mafiose palermitane che alla richiesta del “pizzo” a ditte già “protette” dalle stesse.

Non ritenendo convincenti le giustificazioni addotte dal Costanza, i presenti al summit lo congedavano, perfezionando poco dopo il proposito di ucciderlo.

Presa la decisione di eliminare il Costanza, l’incarico fu “affidato” ai batanesi, ed il Barbagiovanni commise l’omicidio in concorso con Sergio Costanzo.

L’omicidio del Costanza, in altri termini, è stato deliberato dai vertici delle famiglie mafiose operanti tra le Province di Palermo e Messina per punire uno “sgarro” imperdonabile e per saldare i già esistenti rapporti tra le medesime consorterie criminali. Il Costanza aveva “disturbato” chi si era già messo in regola con le compagini malavitose dei luoghi ove vengono eseguiti lavori: realizzazione di strade interpoderali in agro di Mistretta.

L’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Messina, accogliendo l’imponente quadro indiziario raccolto incrociando anche le dichiarazioni rese dai tre collaboratori di giustizia, per di più rese in un contesto temporale assolutamente diverso, ha emesso il provvedimento restrittivo nei confronti di Domenico Virga, reputandolo responsabile (quale mandante) dell’omicidio, in concorso con Sebastiano Rampulla (mandante, ormai deceduto), Carmelo Giovanni (esecutore materiale e reo confesso) e Sergio Sergio (esecutore materiale, come detto anch’egli deceduto)

Per quanto sopra, nella serata di ieri, in Palermo, personale della Squadra Mobile di Messina, coadiuvato dall’omologa struttura investigativa del Capoluogo di Regione e con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, ha provveduto al rintraccio ed alla cattura di Domenico Virga che, una volta espletate le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Palermo Pagliarelli, per ivi permanere a disposizione dell’A.G. procedente.

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