Operazione Dinastia: Udienza preliminare, in 12 per l’abbreviato, 6 patteggiamenti

19 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

S'è aperta ieri mattina all'aula bunker del carcere di Messina-Gazzi, davanti al gup Monia De Francesco, la maxi udienza preliminare per l'operazione “Dinastia”. Si tratta dell'inchiesta della Dda di Messina, gestita dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Francesco Massara - ieri tutti e tre in aula -, sulle nuove leve della criminalità organizzata, i “rampolli” delle più note famiglie mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto.

Ieri sono state formalizzate parecchie richieste di riti alternativi, tra abbreviati e patteggiamenti, da parte di numerosi imputati, che adesso il gup dovrà valutare. La prossima udienza è fissata per il 29 gennaio, e anche in quella data saranno formalizzate altre richieste di riti alternativi. Hanno formalizzato la richiesta di abbreviato in 12; si tratta di Luca Amato, Lucia Bilardo, Giovanni Crinò, Nunzio Di Salvo, Claudio Febo, Carmelo Vito Foti, Filippo Genovese, Mattia Giardina, Tindaro Giardina, Bernardo Mendolia, Sebastiano Puliafito e Francesco Turiano (quest'ultimo “condizionato”, ovvero con un'attività istruttoria suppletiva). Hanno invece depositato istanza di patteggiamento, cioé la cosiddetta “pena concordata” tra accusa e difesa, in 6: Vincenzo Vito Gallo, Antonino Iacono, Angelo Porcino, Carmelo Quattrocchi, Tindaro Carmelo Scordino e Andrea Sgroi. Tre le posizioni stralciate momentaneamente dal gup per impedimento, che riguardano Salvatore Bucolo, Marco Chiofalo (ha preannunciato richiesta di patteggiamento della pena), e Francesco Iannello. Ha preannunciato richiesta di patteggiamento anche Antonino Chiofalo, mentre Giuseppe Murabito ha preannunciato richiesta di accedere ai riti alternativi.

L'operazione “Dinastia”, basata su quattro diverse ordinanze, fu portata a termine nel febbraio scorso dai carabinieri del Ros e delle Compagnie di Barcellona e Milazzo, con l'esecuzione di 58 misure cautelari. Adesso gli imputati coinvolti sono in tutto 71 (erano 72 ma uno è deceduto), e per 22 di loro il gup ha disposto la partecipazione in videoconferenza, visto che si trovano detenuti in varie carceri sparse per l'Italia. Al centro un florido traffico di cocaina, hashish e marijuana, nell'area tirrenica della provincia di Messina e nelle isole Eolie, anche rifornendo altri gruppi criminali satelliti. Uno smercio in grande stile che avveniva anche utilizzando i social network e un codice per evitare di finire intercettati. In manette finirono tra gli altri anche Vincenzo Gullotti, figlio di Giuseppe, il capomafia barcellonese, Nunzio Di Salvo, figlio del boss Salvatore “Sem” Di Salvo, e Cristian Barresi, figlio di Eugenio Barresi e nipote del boss, defunto, Filippo Barresi, nonché altri “eredi”. Ma anche “vecchie conoscenze” come Carmelo Vito Foti, Angelo Porcino, l'ex carabiniere Francesco Anania, l'ex agente penitenziario Sebastiano Puliafito e Lorenzo Mazzù. Oltre 90 invece furono gli indagati iniziali dell'inchiesta. L'operazione ha fatto luce anche su numerose estorsioni attuate da anni a commercianti e imprese del territorio barcellonese. Estorsioni a tappeto, subite nel silenzio e che non risparmiavano niente e nessuno. Fonte: di Nuccio Anselmo da Gazzetta del Sud

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