TirrenoAmbiente: Crisafulli e Antonioli condannati a due anni

19 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Di Leonardo Orlando - Condannati ieri sera - dal giudice monocratico del Tribunale di Barcellona Ennio Fiocco - a 2 anni di arresto ed al pagamento di 26 mila euro ciascuno di ammenda, per reati ambientali e violazioni delle leggi sull'ambiente, nella gestione della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, gli ultimi due amministratori rimasti in carica prima del sequestro dell'impianto: l'ex presidente del Consiglio di amministrazione e l'ex amministratore delegato della società mista “TirrenoAmbiente”, Antonio “Antonello” Crisafulli, 59 anni di Barcellona ed il piemontese Giuseppe Antonioli (foto), 59 anni. Gli stessi imputati sono stati inoltre condannati, assieme al responsabile civile TirrenoAmbiente, a dover provvedere alla bonifica del sito su cui insiste la discarica per la quale lo stesso giudice ha inoltre ordinato la confisca. La stessa discarica, infatti, che era stata sequestrata per gli effetti dell'inchiesta che ha generato il procedimento giudiziario, il 3 novembre del 2014, risulta tuttora sotto i sigilli e, solo quando la sentenza diventerà definitiva dovrà essere confiscata. Per altri tre ex amministratori che hanno ricoperto incarichi in precedenza nel Cda della TirrenoAmbiente, gli ex presidenti, l'ex docente universitario Sebastiano “Nello” Giambò; il suo successore il farmacista Francesco Cannone e l'ex amministratore delegato Giuseppino “Pino” Innocenti, i reati ambientali contestati sono stati invece dichiarati tutti prescritti e per questo escono indenni dal processo.

Sempre Crisafulli ed Antonioli, inoltre, sono stati condannati, in solido, con la società TirrenoAmbiente la quale era stata citata in giudizio quale responsabile civile, alla rifusione dei danni da liquidarsi in separata sede nei confronti di ben sette comuni: Furnari, il comune che più degli altri patisce la vicinanza con la discarica, difeso dall'avvocato Mario Ceraolo; ed i comuni di Lipari, Terme Vigliatore, Santa Lucia del Mela, Rodì Milici e Roccavaldina, tutti difesi dall'avvocati David Bongiovanni, che hanno sopportato maggiori costi a causa della cattiva gestione dell'impianto poi sequestrato ed infine il comune di Mazzarrà, azionista pubblico di maggioranza assoluta della TirrenoAmbiente, difeso dall'avv. Grazia Rao. Esclusi invece da ogni riconoscimento di danno il Ministero dell'Ambiente e l'Assessorato al Territorio della Regione Sicilia, per i quali l'Avvocatura dello Stato non ha depositato le conclusioni, e per questo sono state estromesse dalle statuizioni civili. Estromessa, sempre per non aver depositato le conclusioni, anche l'Azienda ospedaliera Papardo, che risultava danneggiata in quanto proprietaria di un terreno confinante con la discarica. A difendere i 5 imputati, gli avvocati Giuseppe Tortora, Tommaso Calderone, Sebastiano Campanella, Tino Celi e Nino Dalmazio.

Tutti gli imputati rispondevano di cinque reati relativi ad illeciti edilizi, violazione del codice dei beni culturali - essendo la zona sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali perché si trova a meno di 150 metri dal torrente - e di due imputazioni per violazione del Codice dell'ambiente in relazione all'eccessivo abbancamento di rifiuti, oltre un milione di metri cubi, aggiunti abusivamente senza autorizzazioni, tant'è che si contestava anche di aver gestito senza autorizzazione regionale una delle più grandi discariche della Sicilia. Fonte: Gazzetta del Sud

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