MESSINA: CONCORSO PER ADDETTO STAMPA DEL POLICLINICO, LA CASSAZIONE METTE LA PAROLA FINE

1 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Di Edg - La Corte di Cassazione oggi ha messo la parola fine alla vicenda del concorso per addetto stampa al Policlinico di Messina del 2011 vinto dalla giornalista Valeria Arena (foto), difesa dall'avvocato Nunzio Rosso. Dopo la condanna in primo grado per abuso di ufficio (e un'ipotesi di falso solo per l'Arena, poi dichiarata prescritta in appello) dell'Arena e di tutta la commissione giudicatrice, la Corte d'Appello assolse tutti.

Il giornalista Gianluca Rossellini, difeso dall'avvocato Giovambattista Freni, arrivato secondo alla selezione pubblica del 2011 e autore della denuncia, ha proposto ricorso per Cassazione, oggi dichiarato inammissibile dalla VI sezione penale (Rossellini è stato condannato a pagare 3mila euro alla cassa delle ammende). Il concorso fu legittimo e la vittoria dell'Arena, prevalendo in graduatoria legittimamente su Rossellini che riprovo' il concorso l'anno successivo con un ulteriore insuccesso. Anche la Arena aveva presentato ricorso in Cassazione per il reato di falso, dichiarato prescritto dalla Corte d'appello, ma anche questo atto è stato dichiarato inammissibile.

Hanno difeso gli avvocati Roberto Avellone (Oddo), Marcello Montalbano (Sturniolo e Ziniti) e l'avvocato Freni (parte civile).

IL PROCESSO D'APPELLO

Si era concluso con quattro assoluzioni il processo d’appello, a maggio del 2019, per il concorso per addetto stampa al Policlinico di Messina. La prima sezione penale Corte d’Appello di Messina presieduta dal giudice Sicuro e composta dalle colleghe Grimaldi e Arena, aveva assolto con la formula «perchè il fatto non sussiste» tre giornalisti e un dirigente del Policlinico che dovevano rispondere di abuso d’ufficio. Si tratta delle giornaliste Valeria Arena, Laura Oddo e Alessandra Ziniti, componenti la commissione di valutazione, così come la dirigente del Policlinico Giuseppa Sturniolo, all'epoca direttore Risorse umane dell'azienda. 

I giudici avevano anche disposto la revoca delle statuizioni civili che erano state stabilite in primo grado, una provvisionale di 6.000. Un giornalista aveva superato la selezione mentre gli altri due e il dirigente componevano la commissione esaminatrice.

Già in primo grado il pubblico ministero aveva concluso chiedendo l’assoluzione per tutti, ma il Tribunale li aveva condannati a pene tra un anno (Sturniolo, Ziniti e Oddo) e un anno e 4 mesi (Arena).

La Corte d’appello ha ribaltato la precedente decisione pronunciando sentenza di assoluzione con formula piena.

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