2 Febbraio 2021 Politica e Sindacato

Sulla “dad” a richiesta è duro lo scontro fra la Giunta e la Flc Cgil

Il tema è di quelli piuttosto caldi in questa fase della pandemia e dell’anno scolastico. E anche in questo caso a dividersi sulla soluzione sono l’amministrazione comunale e i sindacati. Con le famiglie, però, particolarmente partecipi. La domanda è: ma è corretto che la didattica a distanza possa essere richiesta dalla famiglie in alternativa alla scuola in presenza anche se fra i componenti non vi è alcun soggetto fragile? A gettare la pietra nello stagno è stata l’assessore alla Scuola Laura Tringali che ha aperto a questa possibilità, fermo restando che il via libera deve avvenire grazie ad un intervento dei vertici regionali. Di parere contraria la Flc Cgil che si è detta perplessa dal fatto che una proposta del genere venga fatta da una dirigente scolastica. «L’istruzione non è un servizio a domanda individuale. Bisogna garantire il diritto allo studio e il diritto alla salute nel rispetto della nostra Costituzione e nella piena autonomia delle istituzioni scolastiche -ha scritto il segretario generale Pietro Patti -. La dispersione scolastica non si combatte facendo scegliere la DaD alle famiglie ma aumentando il tempo pieno e rafforzando i patti di corresponsabilità con i genitori. E’ inaccettabile questa proposta e la rigettiamo al mittente. La scuola ha bisogno di regole chiare e non di caos». Il ping pong dei comunicati prosegue con l’assessore Tringali, in questo caso, sostenuta dalla collega con delega all’emergenza Covid, Dafne Musolino. Parlano di una visione arretrata e statica della scuola. «Occorre mettere in campo tutti gli strumenti utili e necessari a garantire l’effettivo esercizio del diritto allo studio. In un contesto storico in cui si è già registrata una altissima dispersione scolastica causata dal timore – più che giustificato – delle famiglie che la frequenza scolastica possa costituire occasione di contagio verso e dagli ambienti familiari, negare la possibilità di ricorrere ad una soluzione didattica alternativa (quale è la DAD) costituisce espressione di una visione rigida dell’organizzazione scolastica». e fanno l’esempio delle regioni Puglia, Calabria e Campania che, con diverse tonalità, hanno già attivato la “dad on demand”. «E’ chiaro che la scuola è presenza, è inclusione, è condivisione di spazio e di tempo, ogni genitore vorrebbe potere garantire al proprio figlio di frequentare la scuola in presenza! – proseguono – Ma nel contemperamento tra il diritto allo studio e quello alla salute, quest’ultimo diventa preminente se, al tempo stesso, vengono adottate misure che non sacrificano del tutto il primo». Sulla scorta di questo, il comune di Messina chiederà al governatore Musumeci di seguire l’esempio delle altre regioni e dare questa possibilità alle famiglie. Contestualmente, l’assessore Caminiti ha avviato dei sondaggi a campione per la verifica delle reti tecnologiche. «Assessora Tringali dica agli studenti messinesi se sono al sicuro a scuola, tutti insieme! – è la controreplica della Flc Cgil – Se non lo sono allora chiuda le scuole. O la scuola è sicura per tutti o per nessuno. Rigettiamo l’idea di una scuola “on demand”, aziendalistica e verticistica, nella quale gli studenti vengono trattati come clienti e lo studio è considerato un servizio».