4 Febbraio 2021 Giudiziaria

MESSINA: In forte aumento i reati ambientali. La relazione del procuratore capo Maurizio de Lucia all’apertura dell’Anno giudiziario

I reati contro la Pubblica amministrazione che registrano un calo, eccezion fatta per la turbativa d’asta che ha avuto un netto aumento, mentre la concussione è rimasta sui livelli precedenti. La gravissima emergenza ambientale delle discariche a cielo aperto e della gestione dei depuratori in provincia. Sono questi i temi fondamentali nella terza puntata che prende spunto dalla relazione del procuratore capo Maurizio de Lucia all’apertura dell’Anno giudiziario. Dopo aver trattato nelle prime due le dinamiche mafiose in città e in provincia, ci spostiamo su temi altrettanto importanti, che “inquinano” la società non soltanto sul piano ambientale ma anche sull’andamento della cosiddetta “cosa pubblica”.

La pubblica amministrazione

Le statistiche, in linea con gli altri settori di affari – scrive il procuratore -, consegnano una flessione generale dei più gravi reati contro la P.A., ad eccezione della turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, in netto aumento, e del delitto di concussione che è rimasto stabile.

I reati ambientali

In sensibile aumento anche i reati ambientali. È stato siglato un protocollo dalla Procura generale e da tutti gli uffici requirenti del Distretto con l’Università di Messina per lo svolgimento di attività scientifica e di consulenza tecnica. Con particolare riferimento ai delitti in materia ambientale il protocollo rappresenta un utile strumento per snellire le procedure in materia di accertamento o di consulenza.

Sul territorio di competenza della Procura – prosegue il magistrato -, è ricorrente la presenza su suolo pubblico di amplissime discariche abusive di rifiuti solidi urbani o di rifiuti speciali ovvero discariche dismesse e non bonificate. In molti casi si tratta di discariche progettate decenni addietro con tecniche obsolete e prive di impermeabilizzazione e di un adeguato sistema di raccolta del percolato. Spesso, infatti, è stata ravvisata la presenza di infiltrazioni di percolato nel sottosuolo, nelle falde acquifere e nei pozzi adiacenti, tanto da comportare un serio pericolo per la pubblica incolumità. In qualche caso è stato riscontrato lo scarico di liquido contenente percolato nell’alveo dei torrenti adiacenti alle discariche, con destinazione il mare.

In materia di inquinamento delle acque, in particolare, dalle indagini eseguite è emersa una generale e diffusa irregolarità nel funzionamento degli impianti di depurazione, e nelle procedure di gestione. Gli impianti sono apparsi quasi sempre privi di autorizzazione allo scarico in corpo recettore e spesso, inadeguati, obsoleti e malfunzionanti. In tale contesto, da un lato si registrano sversamenti inquinanti in corpo idrico, dall’altro vi è l’accumulo di fanghi all’interno dell’impianto, solitamente depositati in violazione dei limiti previsti per il deposito temporaneo, con conseguente integrazione di una discarica abusiva. In tali procedimenti, inoltre, sistematicamente si configurano reati contro la Pubblica amministrazione per l’omissione di interventi dovuti da parte di pubblici amministratori e dirigenti incaricati, per il rilascio di provvedimenti di illecite proroghe del servizio di gestione degli impianti da parte di ditte private e, infine, per la irregolarità delle procedure di selezione.

In questo ambito, il procuratore cita alcune tra le più recenti indagini. In città quella relativa alla discarica di Maregrosso. L’area – scrive -, è stata interessata da numerosi immobili abusivi le cui macerie, una volta demoliti dall’amministrazione comunale, sono rimasti sul suolo nonostante si fossero ottenuti finanziamenti per la rimozione. Negli anni sulla medesima area sono stati scaricati anche rifiuti solidi urbani da parte di soggetti rimasti ignoti.

Poi il magistrato cita gli accertamenti eseguiti in provincia, in alcuni depuratori. A Sant’Alessio sono state riscontrate anomalie nella gestione dell’impianto da parte di ditte esterne. Le criticità attengono sia alla carenza dell’autorizzazione sia al non corretto svolgimento del ciclo di depurazione, che dovrebbe portare, da un lato, alla pulitura delle acque reflue da scaricare nel corpo recettore e, dall’altro, alla produzione di fanghi da smaltire separatamente. A Saponara il procedimento nasce in seguito alle segnalazioni del custode nominato dopo il sequestro del depuratore comunale in quanto gli indagati (amministratori e dirigenti del Comune, gestore del depuratore) non hanno ottemperato alle richieste di intervento per migliorare il funzionamento dello stesso. Di conseguenza, il ciclo di depurazione è ancora deficitario, le acque reflue continuano ad essere scaricate in mare con un carico altamente inquinante e la produzione di fanghi è insufficiente rispetto a quello che consentirebbe il corretto svolgimento del ciclo. A Nizza di Sicilia il procedimento è sorto in seguito alle segnalazioni del custode nominato dopo il sequestro del depuratore comunale in quanto gli indagati non hanno ottemperato alle richieste di intervento per migliorare il funzionamento dello stesso. Per tale ragione, permangono le criticità relative allo scarico in mare di reflui fognari non adeguatamente depurati ed alla produzione di fanghi insufficiente o comunque non smaltita. L’autorizzazione allo scarico continua a non essere presente perché scaduta e non rinnovata. Infine a S. Domenica Vittoria il procedimento nasce da una segnalazione relativa a scarichi anomali e maleodoranti, collegati al depuratore in seguito ad un sopralluogo eseguito nell’immediatezza dalla Pg. Sono in corso approfondimenti anche con l’ausilio dell’Arpa di Messina.