5 Febbraio 2021 Giudiziaria

Mafia: Repici, su delitto Agostino gravi depistaggi. Collaboratore Riggio è peggio di Scarantino

“Il collaboratore di giustizia Pietro Riggio, ex agente della penitenziaria, è peggio di Vincenzo Scarantino, peggio di Massimo Ciancimino. Altro che nuovo Buscetta, caso mai il nuovo Elio Ciolini, il noto depistatore”. Lo ha sostenuto l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile, oggi nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, al processo col rito abbreviato a carico di Nino Madonia, accusato del duplice omicidio aggravato del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, uccisi il 5 agosto 1989. Il legale si è concentrato sui contributi resi dai collaboratori di giustizia e segnalandone l’attendibilità, eccetto uno, appunto Pietro Riggio.

Nel corso del suo intervento davanti al gup Alfredo Montalto, Repici ha lungamente affrontato il capitolo dei depistaggi alle indagini e alle figure in campo: “È certo che Giovanni Aiello (faccia da mostro, ndr) ha operato per anni in connubio con organizzazioni mafiose e in primis con il mandamento di Resuttana. Allo stesso tempo è stato provato che Aiello era stato legato a Bruno Contrada, fin dai tempi in cui prestava servizio alla Squadra mobile di Palermo negli anni Settanta. Da una intercettazione di un altro poliziotto in rapporti fiduciari con Bruno Contrada, Francesco Belcamino, si è appreso che la morte di Aiello nell’estate 2017 fu considerata un’evenienza positiva e pure che se costretto avrebbe parlato coi magistrati “scoperchiando il calderone”, sui fatti dei decenni passati”.

“Purtroppo i depistaggi compiuti fin da subito sono stati determinati proprio dalla necessità di far scomparire dallo scenario l’intervento di uomini della Polizia e del Sisde, come Giovanni Aiello, e degli uomini d’onore più legati agli apparati, come Nino Madonia e Gaetano Scotto”.

Infine l’avvocato Repici ha sottolineato come “Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, genitori del poliziotto assassinato, siano stati costretti dalle inerzie dello Stato a farsi monumento nella ricerca di verità e di giustizia, divenendo un punto di riferimento per l’intera Nazione. La condanna di Antonino Madonia rappresenterà anche l’esito di una lotta lunga quasi trentadue anni, ricordata dalle parole iscritte sulla tomba di Augusta Schiera, morta il 28 febbraio 2019”. In chiusura il legale di parte civile ha chiesto la trasmissione alla procura degli atti relativi alla posizione di Cosimo Rizzuto, padre dell’imputato (nel processo ordinario) Francesco Paolo Rizzuto, per concorso nel favoreggiamento compiuto dal figlio su sua istigazione, come risulta dalle intercettazioni effettuate nel 2018 dalla Dia di Palermo. Il processo è stato rinviato al 26 febbraio per l’arringa dei legali di Nino Madonia che proseguiranno anche il 5 marzo. (AGI)