5 Febbraio 2021 Giudiziaria

Protesti cancellati con false attestazioni. La Corte d’appello infligge 6 condanne

Di Leonardo Orlando – La Corte d’appello, presidente Carmelo Blatti, ha riformato la sentenza di primo grado emessa il 19 settembre 2017, nel processo scaturito dall’«Operazione Cabriolet», portata a termine nel 2009 dalla Guardia di finanza su un sistema illegale diffuso a Barcellona e Milazzo che consentiva – tramite false attestazioni presentate al presidente della prima sezione del Tribunale civile di Messina – di riabilitare clienti di banche protestati che non potevano più emettere assegni. Adesso, dunque, la Corte d’Appello ha condannato complessivamente 6 imputati ed assolto nel merito altri 10. Una sentenza che ha di fatto ribaltato la decisione di primo grado che aveva, invece, condannato solo 2 persone e dichiarato la prescrizione per altri 14 imputati.

I giudici dell’Appello, in parziale accoglimento del ricorso della Procura generale, ha rideterminato la pena in 5 anni e 10 mesi di reclusione (in primo grado 3 anni e 3 mesi) per l’imputato ritenuto l’ideatore del raggiro, Michele Caliri, 44 anni, nativo di Messina e residente all’epoca a Barcellona, inizialmente indagato e poi prosciolto anche nell’operazione antimafia “Pozzo”. La pena a 3 anni e 2 mesi di reclusione (in primo grado 1 anno e 2 mesi) è stata rideterminata per Sergio Sacco 60 anni, originario di Palermo, abitante a Sant’Antonio di Barcellona, di professione elettricista. Le altre quattro persone condannate, (per le quali in primo grado era stata dichiarata la prescrizione), alla pena di 3 anni di reclusione ciascuno, sono state Angelo Perdichizzi 40 anni di Barcellona, Giuseppe Muscarà, 46 anni di Messina, Grazia Murabito, 54 anni, di Brolo, Alessandra Rossana Giacalone 69 di Marsala.

Sono stati invece tutti assolti nel merito gli altri 10 imputati per i quali in primo grado era stata invece dichiarata la prescrizione. Ad essere stata assolta perché il fatto non sussiste Maria Chiofalo, 50 anni di Furnari. Assolti invece, per non aver commesso il fatto, Antonino Di Dio Calderone, 41 anni, di Patti; Camillo Lazzara, 46 anni, di Terme Vigliatore; Santina Miano, 49 anni, di Barcellona, Francesco Pirri, 39 anni, di Barcellona, Francesco Cicala, 53 anni, originario di Alì Terme; Giuseppe Imbesi, 62 anni, di Terme Vigliatore, Melo Munafò, 39 anni, di Villafranca, Giuseppe Marchetta, 70 anni, di Valdina, Santa Maiorana, 50 anni, di Tripi. Si tratta di imprenditori, artigiani, allevatori e semplici privati che secondo l’accusa originaria – avrebbero fatto acquisti con assegni scoperti e che, per gli imputati condannati, grazie alla documentazione falsa, avevano ottenuto la riabilitazione per negoziare assegni e titoli cambiari. L’attività illecita – come hanno stabilito le indagini – ruotava attorno ad una agenzia Ucp – Ufficio cancellazioni protesti e riabilitazioni bancarie e fallimenti con sede a Milazzo e con succursale a Roma, gestita da Michele Caliri e formalmente intestata alla di lui coniuge di Roma. Le indagini avevano dimostrato l’esistenza di una organizzazione volta a riabilitare un numero imponente di soggetti protestati mediante la produzione al tribunale di Messina di istanze supportate da documentazione in apparenza ineccepibile ma in sostanza falsa. Fonte: Gazzetta del Sud