6 Febbraio 2021 Giudiziaria

Muore dopo intervento chirurgico. Processo per sei medici. Sono accusati di omicidio colposo

Era stata ricoverata il 24 gennaio del 2017 nel reparto di cardiologia dell’ospedale “Ferrarotto” di Catania per eseguire una riparazione alla valvola mitralica con metodica di Mitral-clip ma è deceduta in seguito a una emorragia dopo cinque giorni di agonia.

La vittima, Anna Maria Capicotto, 69enne di Mistretta, dopo il primo intervento, a causa dell’aggravarsi della situazione, era stata nuovamente sottoposta a operazione chirurgica per bloccare l’emorragia. Cinque prossimi congiunti della vittima hanno presentato denuncia alla procura di Catania dove i sei medici responsabili sono stati rinviati a giudizio il 31 ottobre del 2019 dal gup Pietro Currò. Per questa vicenda si apre domani, al Tribunale di Catania, Terza sezione penale, il processo a carico di sei medici: Rosa Aiello, Maria letizia Cavarra, Carmelo Grasso, Giuseppe Alfio Leonardi, Brigida Piazza e Nunziatina Runcio.

Sono accusati di “condotte negligenti, imprudenti ed imperite” consistite, per quanto riguarda i dottori Grasso e Scandurra, “nell’aver effettuato in modo errato un cateterismo arterioso per via retrograda transfemorale, incannulando erroneamente l’arteria uterina sinistra, che veniva danneggiata, e successivamente omettendo di monitorare il corretto decorso e posizionamento del catetere”. Mentre per i medici Aiello, Cavarra, Leonardi e Piazza “nell’aver omesso di predisporre mirati approfondimenti clinici che avrebbero consentito di diagnosticare tempestivamente la lesione iatrogena dell’arteria uterina ed evitare in tal modo l’emorragia che ne derivò”. Infine per quanto riguarda i dottori Aiello e Runcio “nell’aver omesso di disporre immediatamente un’ulteriore angio Tc addome e di conseguenza di programmare un intervento di isterectomia d’urgenza al fine di eliminare definitivamente la fonte emorragica”. Per tutto questo sono accusati di aver cagionato la morte della donna la quale “a causa della suddetta lesione iatrogena dell’arteria uterina sinistra, andava in grave shock emorragico dal quale derivava una sindrome multi organo ed insufficienza respiratoria da distrusse respiratorio che conduceva al decesso della stessa”.

“Dopo quattro anni di indagini finalmente inizia il procedimento a carico dei sanitari che hanno avuto in cura la nostra assisitia deceduta per emorragia a seguito di intervento chirurgico intravenoso”, scrivono i legali della famiglia Nino Cacia (del Foro di Messina) e Antonino Di Francesco (Foro di Patti). “Abbiamo motivo di ritenere – alla luce delle univoche risultanze autoptiche compendiate nella consulenza tecnica del pm (angiotac eseguita con colpevole ritardo, solo a titolo di esempio) – che sono state grossolanamente violate linee guida e basilari norme prudenziali in campo medico. I familiari, affranti dalla perdita della congiunta morta a soli 69 anni, sono convinti che il tragico evento poteva evitarsi ove vi fosse stata maggiore attenzione”, spiegano.