L’assassinio del ventiseienne romeno. Il fratello Tiberius si dichiara innocente

7 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando - Barcellona - Sarà interrogato martedì prossimo dal gip del Tribunale di Barcellona Salvatore Pugliese, Tiberius Stelian Apetroaei, il 25enne romeno arrestato nel corso della serata di venerdì perché accusato di aver ucciso la notte del 19 maggio del 2019 il fratello maggiore Ciprian Catalin Apetroaei, 26 anni, colpendolo violentemente alla testa con un corpo contundente e facendo credere alla madre ed agli amici con cui la vittima aveva trascorso le ore precedenti all'epilogo della tragica nottata, che lo stesso fratello, ubriacatosi poco prima in un bar della zona, fosse precipitato dal piano superiore della casa di campagna di contrada Posto di Femminamorta nel tentativo di lasciare l'abitazione per recuperare il suo telefonino che era rimasto agli amici con cui aveva bevuto.

I difensori dell'indagato, gli avvocati Giuseppe Ciminata e Carmelo Mostaccio, hanno anticipato che il loro assistito all'atto dell'arresto si è dichiarato innocente e che risponderà alle domande del Gip, che ha emesso su richiesta della Procura di Barcellona, diretta dal procuratore Emanuele Crescenti, l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio, aggravato da una serie di circostanze: dalla minorata difesa della vittima che all'autopsia risultò ubriaca e non in grado di difendersi dall'aggressione attribuita al fratello minore e dall'aver agito per uccidere il fratello. Quella tragica notte a chiamare i carabinieri e la sala operativa del 118 fu lo stesso Tiberius Stelian Apetroaei, il quale poco dopo aver accompagnato il fratello a casa era tornato nel bar dove poco prima lo stesso fratello aveva lasciato ad una coppia di amici il suo telefonino. Ai carabinieri riferiva per telefono di essere tornato a casa e di trovarsi nei pressi di contrada Posto, in località Femminamorta di Barcellona e di aver rinvenuto il corpo del fratello Ciprian, affermando che il congiunto era precipitato dal balcone e da un'altezza di quattro o cinque metri.

Una volta sul posto i militari della Compagnia di Barcellona provvedevano ad effettuare i primi accertamenti. L'immobile risultava essere di proprietà di un imprenditore, convivente della madre dei due fratelli ed utilizzato da entrambi che ne possedevano le chiavi.

Lo sviluppo delle indagini faceva emergere ulteriori contraddizioni sul racconto dell'indagato, in riferimento all'arco temporale, così come evidenziato dalla consulenza tecnica e dall'esame delle videoregistrazioni sugli spostamenti dell'indagato. Infatti il giovane si era assentato complessivamente dal luogo per un'ora, otto minuti e quindici secondi, nonostante avesse affermato di avervi fatto rientro subito. Tiberius avrebbe deliberato autonomamente che Ciprian fosse morto, senza porsi alcun dubbio e anziché prodigarsi a chiamare tempestivamente i soccorsi, dopo aver trascorso 15 minuti all'interno dell'abitazione, si recava a Meri dalla madre per informarla dell'incidente. Anche la sua condotta successiva è risultata anomala. Tiberius risultava distaccato con quanti lo contattavano dopo aver saputo della morte del fratello e, tale atteggiamento è stato avvertito anche dalla sua fidanzata, che lo sottolineava sia nei messaggi a lui diretti che da successive intercettazioni. Poi è emerso in epoca recente il rischio di un pericolo di fuga verso la Romania. Fonte: Gazzetta del Sud

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