Reggio Calabria: La Procura chiede la condanna a 5 anni per il giudice Minutoli

9 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria

La Procura di Reggio Calabria ha chiesto la condanna a 5 anni (per l'accusa di tentata corruzione aggravata) per il giudice Giuseppe Minutoli, che ha scelto il rito abbreviato, e il processo per l’ex direttore della Dia di Messina (2015) Letterio Romeo e l’imprenditore del settore food&beverage Giuseppe Colosi.

Il giudice per l’udienza preliminare Alessandro Borselli deciderà il prossimo 15 febbraio, dopo aver ascoltato anche i difensori, gli avvocati Carlo Autru Ryolo, Donatella Cuomo e Alberto Gullino.

La vicenda già una prima volta era finita davanti al gup, Davide Lauro, il quale aveva però restituito gli atti alla Procura per la formulazione di una nuova imputazione non ritenendo la precedente rispondente alla realtà dei fatti descritti nel capo d'imputazione.

NEL 2017 L'ARCHIVIAZIONE PER GLI ALTRI 4 INDAGATI

Nel luglio del 2017 venne definitivamente archiviata, firmata dal gip di Reggio Calabria Domenico Santoro, una tranche dell'inchiesta della Procura reggina sulla sezione fallimentare del Tribunale di Messina. Uscirono di scena per insussistenza delle accuse quattro degli indagati iniziali e cioè il carabiniere in servizio al nucleo radiomobile di Messina Francesco Biondo (difeso dall'avvocato Domenico Andrè), il poliziotto Nicola Spurio, l'avvocato Maria Spanò e il collaboratore di un altro degli indagati, Gianfranco Colosi, Emilio Andaloro.

L’inchiesta, che contava all’inizio sette indagati, aveva messo in luce la presunta mala gestione di alcune aste bandite dalla sezione fallimentare di Messina. Nomi eccellenti quelli iscritti al registro degli indagati per cui si era registrata la chiusura delle indagini preliminari e per i quali era rimasta in piedi una sola delle ipotesi di reato iniziali. Sono il magistrato della II sezione civile del Tribunale di Messina, a capo della sezione fallimentare, Giuseppe Minutoli, l’ex direttore della Dia, il tenente colonnello Letterio Romeo e il noto imprenditore del settore Food&Beverage Gianfranco Colosi.

Alla chiusura delle indagini l’ipotesi iniziale rimasta dei magistrati della Procura di Reggio che stavano indagando, il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e il sostituto procuratore Roberto Di Palma, era di corruzione aggravata in concorso. Per loro tre infatti erano già 'cadute' le altre accuse contestate: corruzione, associazione a delinquere e abuso d'ufficio per Colosi, abuso d'ufficio e corruzione per Romeo, induzione indebita a dare o promettere utilità per Minutoli.

Scrive il gip che "...in merito alla posizione degli altri indagati e, comunque, alle ulteriori ipotesi di reato oggetto d'iscrizione anche nei riguardi dei soggetti destinatari dell'avviso ex 415 bis c.p.p. (Minutoli, Romeo e Colosi), gli elementi acquisiti all'esito della indagini non appaiono idonei a sostenere l'accusa in giudizio, per come sostiene il Pm nella sua richiesta di archiviazione".

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