9 Febbraio 2021 Giudiziaria

Ylenia Bonavera: incidente probatorio nei confronti di Daniela Agata Nicotra, accusata di aver causato la morte della ventiseienne messinese

Verte sulle condizioni psicofisiche di Daniela Agata Nicotra, accusata dell’omicidio volontario aggravato di Ylenia Bonavera, il procedimento penale sulla tragedia dello scorso dicembre a Catania. Il giudice del Tribunale etneo Maria Ivana Cardillo ha accolto la richiesta dei sostituti procuratori Fabrizio Aliotta e Michela Maresca di incidente probatorio nei confronti dell’indagata. Fissata quindi la data del conferimento dell’incarico e del giuramento del perito, individuato nel prof. Eugenio Aguglia: il 24 febbraio prossimo, alle 8.30, nel Palazzo di giustizia di Catania.

Un atto istruttorio «rilevante ai fini dell’esatta qualificazione giuridica della vicenda oggetto di indagine», scrive il gip. Ritenuto necessario, quindi, effettuare una perizia psichiatrica finalizzata a chiarire tre quesiti: se Nicotra «al momento della commissione dei fatti, era, per infermità, in stato di mente tale da escludere o, senza escluderla, scemare grandemente, la capacità di intendere e di volere tenuto conto anche delle dichiarazioni da lei rese il giorno successivo rispetto al compimento dei fatti nel corso dell’interrogatorio»; «se l’indagata sia da considerarsi soggetto socialmente pericoloso»; «se lo stato di mente» della 34enne catanese «sia, per infermità, tale da impedire la cosciente partecipazione al procedimento».

La mamma di Ylenia, la signora Anna Giorgio, che si è costituita parte civile con l’avvocato Vittoria Santoro, non ha dubbi sulle buone condizioni di salute di Nicotra. E le sue testimonianze, composte dalla pregressa conoscenza della 34enne, formano una corposa memoria difensiva in corso di predisposizione. A corroborare la tesi dell’assenza di qualsivoglia disturbo di cui soffrirebbe l’indagata è la consulente Mariapia Cocivera, psicopedagogista clinico forense e criminologo investigativo, consulente di parte. Persone offese risultano anche il padre della 26enne messinese Antonino Bonavera e tre fratelli minorenni, assistiti dall’avvocato Rosy Spitale, mentre Daniela Agata Nicotra, rinchiusa in isolamento nella casa circondariale di Piazza Lanza, è difesa dall’avvocato Giovanni Chiara. Sotto i riflettori, tra le altre cose, finirà una relazione stilata dall’Azienda sanitaria provinciale di Catania il 22 gennaio scorso, in cui si mette nero su bianco che Nicotra «era affetta da disturbo psicotico a carattere paranoideo in fase di scompenso, eteroaggressività, assenza di coscienza di malattia e compliance alla terapia farmacologica, assuntore di sostanze stupefacenti». Patologie di cui la signora Giorgio, che spesso frequentava la figlia e l’amica Nicotra a Catania, sostiene di non avere mai riscontrato.

Il giorno ineluttabile per Ylenia è stato il 9 dicembre scorso: trasportata al Pronto soccorso dell’ospedale “Garibaldi centro” da un conoscente, aveva una abbondante emorragia, era in evidente stato di alterazione psicofisica e in grave pericolo di vita, in quanto colpita alla spalla destra da una coltellata. Poco dopo, il suo cuore ha cessato di battere, durante le concitate fasi della rianimazione. Fatale alla ventiseienne che si era trasferita dalla sua casa di Bordonaro a Catania per dare una svolta a una vita travagliata – segnata dall’aggressione con fuoco e benzina dall’ex fidanzato Alessio Mantineo -, l’aggressione in strada, nel quartiere San Cristoforo, dove la polizia ha rinvenuto tracce di sangue e una ciocca di capelli finti, riconducibili a una precedente lite. Gli investigatori, a seguito di due testimonianze oculari, hanno accertato che Nicotra aveva colpito con un’arma da taglio Ylenia, al culmine di un diverbio scaturito da motivi sentimentali. Per il medico legale, il decesso della ragazza è stato determinato, «con elevata probabilità logico-scientifica, dall’azione di penetrazione del corpo contundente utilizzato nell’aggressione». Braccata dalla Squadra mobile, la 34enne ha confessato il delitto in Questura. Nel corso dell’indagine, denunciate per favoreggiamento alcune persone che, consumata la violenza, avrebbero aiutato la 34enne: agli investigatori hanno raccontato di non trovarsi lì. Bugie, come emerso dai filmati acquisiti dalla polizia.