MESSINA: Falsa annotazione di servizio. Prescrizione per Bruzzano

11 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Al capolinea la vicenda giudiziaria dell'ex commissario dei vigili urbani Aldo Bruzzano. Che ieri ha incassato una prescrizione per l'ultimo capo d'accusa legato al suo operato: un'ipotesi di falso relativa a un'annotazione di servizio. Lo ha deciso la Corte d'appello presieduta dal giudice Carmelo Blatti, (a latere Bruno Sagone e Silvana Cannizzaro) nonostante la richiesta del sostituto pg Giuseppe Costa di confermare la precedente condanna a 2 anni e 8 mesi. Finisce un incubo per l'allora dirigente della Sezione tutela del territorio della Municipale, assistito in questo travagliato iter processuale dall'avvocato Salvatore Silvestro. Guai iniziati nel 2012, in seguito a un'inchiesta della Procura che monitorò la sua attività lavorativa. Nacquero poi procedimenti minori, «dai quali il mio assistito è sempre stato assolto», precisa il difensore.

La bufera che lo ha travolto abbraccia la gestione di alcuni compro oro, “Carpe Diem”, intestati al figlio di Aldo Bruzzano, Giuseppe, considerato dall'accusa un socio occulto. Nella prima contestazione della Procura, Bruzzano padre e figlio rispondevano di due casi di ricettazione, secondo cui tra marzo e agosto 2011, in un compro oro di via Centonze, sarebbero stati incamerati in due distinte occasioni preziosi per un controvalore di 1.831 e 3.110 euro, refurtiva di due “colpi” in appartamento. L'ex commissario Bruzzano e due vigili urbani erano poi accusati di peculato, perché in tre occasioni, tra novembre e dicembre 2011, erano alla guida della vettura di servizio della Municipale con cui Bruzzano, anche in periodo di ferie, si sarebbe recato nei punti vendita “Carpe Diem” per alcune commissioni e anche da un commercialista; in quel contesto, al solo Bruzzano addebitato un altro caso di peculato sempre per l'uso dell'auto di servizio (ma non identificata la donna alla guida).

Altri quattro capi d'imputazione erano invece contestati a Bruzzano e al proprietario di un immobile di via Consolare Valeria per falso in concorso, omessa denuncia del pubblico ufficiale, abuso d'ufficio e soppressione, distruzione o occultamento di atti. La storia coincideva con una serie di lavori abusivi in quella casa e di presunte “coperture” che Bruzzano avrebbe garantito al proprietario dell'immobile dopo aver effettuato il sopralluogo di servizio sia con la sua relazione, che riferiva invece di una “sanatoria”, sia con i ritardi nelle varie comunicazioni da inviare alla magistratura. Infine, Bruzzano rispondeva di un'ipotesi di omessa denuncia e due ipotesi di rifiuto di atti d'ufficio, per non aver effettuato i necessari controlli in alcuni casi di abusivismo edilizio.

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