16 Febbraio 2021 Giudiziaria

IMMOBILIARE CAPPELANI, DINO CUZZOCREA CONDANNATO A 2 ANNI E MEZZO. ASSOLTI DI PRIMA E ALDO CUZZOCREA, PRESCRITTO ZACCONE

Si chiude dopo due anni, con una condanna, due assoluzioni e una prescrizione, il processo scaturito dal sequestro della Immobiliare Cappellani, la società del gruppo Cuzzocrea che nei decenni scorsi ha gestito la omonima clinica di Messina, poi passata di mano.

La I sezione del Tribunale di Messina ha condannato a 2 anni e mezzo Dino Cuzzocrea (foto), assolto nel merito lo psichiatra Antonio Di Prima ed Aldo Cuzzocrea, infine dichiarato la prescrizione per il commercialista Dario Zaccone.

L’Accusa aveva chiesto condanne per tutti, dai 3 ai 5 anni, e la prescrizione per Di Prima per i reati, contestati a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Alfonso Polto, Bonaventura Candido, Alberto Gullino e Nino Favazzo.

Inizialmente la Procura di Messina aveva messo i sigilli all’immobile che ospita la clinica, poi dissequestrato. L’ipotesi della magistratura era che la Immobiliare Cappellani sia servita per il rientro di capitali all’estero, in parte scudati dopo essere fatti uscire dal paese. Al centro dei passaggi, la fiduciaria lussemburghese Aughi.

 

IL RINVIO A GIUDIZIO E IL PROCESSO

Tutti e quattro a giudizio. Per tutti i capi d’imputazione contestati. Aveva deciso così il gup Monia de Francesco, nel novembre del 2018, a conclusione dell’udienza preliminare sui ‘capitali occulti’ provenienti dall’estero che sarebbero stati impiegati nella società ‘Cappellani Srl’. La vicenda, un’indagine congiunta del Centro Operativo di Catania e della Sezione operativa della Dia di Messina, e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, riguarda il sequestro preventivo effettuato nel settembre del 2017, del valore stimato di circa dieci milioni di euro, di un colosso della sanità privata a Messina, scattato per l’intero complesso immobiliare ‘Villa Cappellani’, di proprietà della ‘Immobiliare Cappellani srl’, una imponente struttura che ospita in città sul viale Regina Elena l’omonima clinica gestita dal Gruppo Giomi spa (non destinatario di alcun provvedimento penale, l’attività sanitaria è proseguita sempre regolarmente). Il gup, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Fabrizio Monaco, aveva disposto il rinvio a giudizio dei quattro indagati iniziali con imputazioni diversificate, ovvero: i fratelli Dino e Aldo Cuzzocrea, noti imprenditori farmaceutici calabresi, e lo psichiatra in pensione Antonio Di Prima, originario di Canicattì ma da anni residente a Messina, ex presidente del Banco di Credito Siciliano, per trasferimento fraudolento di titoli e valori; il commercialista messinese Dario Zaccone, quale consulente e persona di fiducia dei Cuzzocrea secondo l’accusa, solo per l’ipotesi di riciclaggio. Il 21 febbraio 2019 la prima udienza del processo davanti ai giudici della prima sezione penale. I quattro sono stati assistiti dagli avvocati Bonni Candido e Alberto Gullino (i fratelli Cuzzocrea), Alberto Gullino (Di Prima), Alfonso Polto e Nino Favazzo (Zaccone).

I giudici del Riesame avevano accolto integralmente il ricorso in sede cautelare presentato dagli avvocato Candido e Gullino nell’interesse di Dino Cuzzocrea e della moglie Maria Amalia Andrini, e avevano annullato il decreto di sequestro preventivo, disponendo la “restituzione agli aventi diritto delle quote sociali tuttora sottoposte a vincolo e dell’intero compendio aziendale della Immobiliare Cappellani s.r.l.”. 

 

LE ACCUSE INIZIALI

Un sequestro di una clinica privata tra le più note a Messina (l’immobile, non l’attività) che parte da lontano. Un gioco di scatole cinesi che ha inizio nel 2002 quando nascono contestualmente due società, sono la Aughi Sa, in Lussemburgo, e la Villa Cappellani Srl, con sede a Messina. Dal Lussemburgo vengono trasferite somme alla società dello Stretto che acquisisce l’immobile dove ha sede la clinica privata Cappellani comprata per 1 milione 800 mila euro, oggi gestita dal gruppo Giomi (non coinvolta).

L’acquisto era possibile grazie ad un finanziamento della Aughi, la società lussemburghese.

“La citata società estera anonima – scriveva la gip Daniela Urbani – risulta riconducibile a Cuzzocrea Dino e Di Prima Antonino“, aderiva allo scudo fiscale del  “2009 (che consentiva la regolarizzazione ed il rimpatrio di capitali detenuti all’estero e non dichiarati al fisco), i due soggetti ora citati, attraverso mandati conferiti, nella stessa data (1.12.2009), alla Cordusio Fiduciaria s.p.a., procedevano al rimpatrio giuridico di quote societarie e di finanziamento soci di questa impresa per importi assai consistenti. In particolare, Cuzzocrea scudava quote azionarie e finanziamento soci per complessivi e 1. 099.990, 00, mentre Di Prima scudava quote azionarie e finanziamento soci per complessivi e 733.153,00”.

Amministratore unico fino al 2006 di Villa Cappellani Srl è il noto commercialista, Dario Zaccone, nonostante sia titolare solo dell’uno per cento delle azioni mentre il 99 per cento di Villa Cappellani è di un altro socio non indagato nell’operazione di oggi. Nel 2006 la Aughi trasferisce la sede a Catania e acquisisce la Capellani Srl, a consentire la transazione è soprattutto Zaccone che cede il suo 1 per cento, il restante 99 per cento era stato ceduto dall’altro socio poco dopo la costituzione della società. Intestatari fittizi, secondo la procura, mentre la proprietà è da ricondurre a Dino e Aldo Cuzzocrea, fratelli dell’ex rettore Diego coinvolto nel noto “verminaio” che travolse l’università di Messina, inchiesta che non ebbe tuttavia alcuna conseguenza per l’ex rettore.

Nel 2011, infine la Aughi Srl si trasforma in Immobiliare Cappellani, srl.

“Un giro di operazioni per fare perdere le tracce dei soldi utilizzati per l’acquisto della Cappellani”, spiegava Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto che assieme al sostituto Fabrizio Monaco aveva coordinato le indagini della Dia e del servizio tributario della Guardia di finanza che ha portato al sequestro della clinica, per il valore di 10 milioni di euro.

Le segnalazioni di operazioni sospette hanno allarmato gli investigatori più di un anno e mezzo prima, quando ha avuto inizio l’approfondimento sulle operazioni della Dia e della Gdf.

Indagini che hanno portato al sequestro dell’immobile della Cappellani per un importo complessivo di 10 milioni di euro. E che vedono indagati per evasione e intestazione fittizia di beni Dino e Aldo Cuzzocrea, Antonio Di Prima, mentre Dario Zaccone è accusato di riciclaggio.

Ma c’è un altro passaggio rilevante nell’ordinanza firmata dalla gip Urbani: “Al tempo stesso, non può non ‘osservarsi come dal compendio investigativo emergano segnalazioni di operazioni sospette attestanti rapporti economici tra Cuzzocrea Aldo e tale Rappoccio Pasquale, soggetto ritenuto contiguo a temibili contesti mafiosi in territorio calabrese, e tratto in arresto per intestazione fittizia di beni nell’interesse di organizzazioni mafiose, sicchè, anche sotto questo profilo, non può escludersi che le complesse manovre societarie in questione – in relazione alle quali l’attivismo mostrato dai Cuzzocrea Aldo nel prendere contatto con (omissis, il nome non rientra nell’inchiesta, ndr) rivelano un interesse diretto di costui fossero funzionali a condotte di ripulitura di denaro sporco”. La gip cita poi un caso specifico segnalato dalla Finanza nel 2015, ‘da cui risulta che Aldo Cuzzocrea, nel 2007, versava sul suo conto un assegno dell’importo di 500mila euro, la cui provvista proveniva per la metà da Pasquale Rappoccio, e per quanto consta, finalizzata all’acquisto di una farmacia in stato di fallimento’.

Non solo: secondo quanto scriveva la gip, “dopo aver appreso dell’attività investigativa in corso nel presente procedimento, Cuzzocrea Dino trasferiva le quote da egli detenute nella Immobiliare Cappellani alla di lui moglie (estranea all’inchiesta, ndr)”. Cuzzocrea era stato “escusso a s.i.t.” ( ascoltato per “sommarie informazioni testimoniali”) per due volte, ad aprile ed a maggio del 2015″.