16 Febbraio 2021 Giudiziaria

L’ombra della mafia su Fiumara d’Arte, chieste 9 condanne

Di Giuseppe Romeo – Si è aperto ieri al Tribunale di Messina il processo d’appello per gli imputati nell’ambito dall’operazione “Concussio”, sulla tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, nel 2008, nell’appalto da un milione di euro bandito dal Comune di Mistretta per lavori di valorizzazione e fruizione dei 12 siti della “Fiumara d’arte” nella Valle dell’Halaesa. Di fronte alle Corte d’appello messinese, presidente Alfredo Sicuro, a latere Arena e De Rose, hanno chiesto la riforma della sentenza di primo grado e la conseguente assoluzione le difese di Giuseppe “Pino” Lo Re e Isabella Di Bella, chiamati a rispondere delle accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e già condannati dal Tribunale di Patti, nel febbraio dello scorso anno, rispettivamente a 7 anni e 6 mesi Lo Re, più 2500 euro di multa, e a 3 anni la cartomante di Acquedolci Isabella Di Bella e 2100 euro di multa. La a Dda di Messina aveva invece presentato il proprio appello contro l’assoluzione in primo grado nei confronti di Vincenzo Tamburello, commercialista ed ex consigliere comunale di Mistretta, accusato in concorso con i primi due e assolto per non aver commesso il fatto dal collegio del Tribunale di Patti. L’appello era stato infine presentato anche dai difensori degli altri sei imputati nello stesso filone investigativo, accusati di trasferimento fraudolento di valori in concorso con Lo Re, e condannati Annamaria Hristache a 2 anni e 4 mesi, Mario Bonelli a 2 anni e 2 mesi, Giuseppe Belvedere, Dimitrina Dimitrova, Florian Florea e Dimona Dimitrova Gueorguieva tutti a 2 anni). Nell’udienza di ieri l’accusa, rappresentata dalla Procura generale di Messina, ha chiesto la conferma delle pene inflitte in primo grado e la condanna di Tamburello a tre anni di reclusione. Hanno quindi discusso tutte le parti: gli avvocati Giuseppe Serafino, difensore di Lo Re, Alvaro Riolo, difensore di Isabella Di Bella, e gli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello ed Eugenio Passalacqua, in difesa di Tamburello. E ancora: Salvatore Caputo, Rosario Di Blasi e Lucio Di Salvo. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 8 marzo per le eventuali repliche e quindi la camera di consiglio. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado del Tribunale di Patti, era stata esclusa la sussistenza di alcuna prova in grado di riscontrare l’ipotesi accusatoria, sostenuta nell’inchiesta coordinata dalla Dda di Messina, secondo cui le richieste estorsive denunciate dai titolari dell’impresa Pegaso di Brolo perpetrate ai loro danni da Pino Lo Re e Isabella Di Bella, nell’ambito dell’appalto indetto nel 2013, fossero in qualche modo state concordate con Vincenzo Tamburello.

Proprio a seguito dell’operazione “Concussio” ci fu l’avvio del procedimento ispettivo che portò poi nel marzo 2019 allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Mistretta, a tutt’oggi amministrato dalla commissione straordinaria. Fonte: Gazzetta del Sud