17 Febbraio 2021 Giudiziaria

Il sequestro della “Cappellani Srl”. Due assoluzioni e una condanna

Si è concluso nel primo pomeriggio di ieri con due assoluzioni, una condanna e una dichiarazione di prescrizione, il processo scaturito dal sequestro della “Immobiliare Cappellani srl”.

La vicenda processuale scaturiva da un’indagine congiunta del Centro operativo di Catania e della Sezione operativa della Dia di Messina, e del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Riguardava – con l’ipotesi di impiego di capitali “occulti” provenienti dall’estero – il sequestro preventivo effettuato nel settembre del 2017, del valore stimato di circa dieci milioni di euro, di un colosso della sanità privata a Messina, scattato per l’intero complesso immobiliare “Villa Cappellani”, di proprietà della “Immobiliare Cappellani srl”. Una imponente struttura che ospita in città sul viale Regina Elena l’omonima clinica gestita dal Gruppo Giomi Spa (all’epoca non destinatario di alcun provvedimento penale, l’attività sanitaria è sempre proseguita regolarmente). Un sequestro che fu poi comunque annullato dalla Cassazione.

Il procedimento riguardava i fratelli Dino e Aldo Cuzzocrea, noti imprenditori farmaceutici calabresi, e lo psichiatra in pensione Antonio Di Prima, originario di Canicattì ma da anni residente a Messina, ex presidente del Banco di Credito Siciliano, per trasferimento fraudolento di titoli e valori; il commercialista messinese Dario Zaccone, quale ex consulente e persona di fiducia dei Cuzzocrea secondo l’accusa, solo per l’ipotesi di riciclaggio.

Con la sentenza decisa ieri dalla prima sezione penale del tribunale presieduta dal giudice Adriana Sciglio sono in pratica “cadute” le accuse principali: è stato condannato Dino Cuzzocrea a 2 anni e 6 mesi, limitatamente all’ipotesi di donazione delle quote alla moglie effettuata nel 2015, mentre sono stati assolti con la formula «perché il fatto non sussiste» Antonio Di Prima e Aldo Cuzzocrea; il reato per il commercialista Dario Zaccone è stato invece dichiarato prescritto. La sentenza cioé ha escluso la provenienza illecita delle somme.

Ben diversa era stata la prospettazione dell’accusa, il pm Francesca Bonanzinga, che aveva a suo tempo richiesto la condanna a 3 anni per i fratelli Cuzzocrea, a 5 anni per Zaccone, e la dichiarazione di prescrizione per Di Prima.

I difensori impegnati nel processo sono stati gli avvocati Alfonso Polto, Bonni Candido, Nino Favazzo e Alberto Gullino. «Sin dall’inizio di questa vicenda – ha affermato al termine del processo l’avvocato Bonni Candido -, abbiamo sostenuto la totale estraneità di Aldo Cuzzocrea e la lecita provenienza del denaro con cui fu acquistato l’immobile Cappellani. Questa sentenza sul punto ci rende giustizia. Dino Cuzzocrea è stato evidentemente condannato solo per avere donato alla propria moglie le quote della società ben 8 mesi dopo essere stato interrogato dalla Guardia di Finanza. Sul punto la Cassazione ci ha già dato atto che il reato non sussiste, vedremo dalle motivazioni perché il tribunale se ne è discostato, ma riteniamo che l’esito finale non potrà essere altro che liberatorio anche per quest’aspetto».