LA MORTE DELL’OPERAIO TOMASELLO, TUTTI ASSOLTI

23 Febbraio 2021 Senza categoria

Tutti assolti. Si è concluso nel pomeriggio di ieri il processo d'appello per la morte dell'operaio di MessinAmbiente Antonino Tomasello, che perse la vita a Pace il 3 luglio del 2014, mentre lavorava su una spazzatrice. La sentenza di assoluzione nei confronti dei sette dirigenti e funzionari di MessinAmbiente è della prima sezione penale della Corte d'appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro. Questo a fronte della richiesta di conferma delle condanne inflitte in primo grado, avanzata ieri dal sostituto procuratore generale Adriana Costabile.

Con l'assoluzione in appello i giudici hanno anche revocato tutte le statuizioni civili.

Sono quindi prevalse in appello, rispetto al primo grado, le argomentazioni del collegio difensivo, che è stato composto dagli avvocati Giuseppe Carrabba, Pietro Venuti, Alberto Gullino, Carmelo Scillia e Gianluca Currò. I familiari dell'operaio, sono stati invece rappresentati dagli avvocati Maria Emanuele e Antonino Arena. Secondo i difensori si era infatti di fronte al «dato oggettivo che il Tomasello procedeva in un rettilineo in discesa con asfalto asciutto e che il punto di intersezione con la contrada Sena era visibile almeno a 100 metri di distanza, a partire sin dall'uscita del sottopasso della galleria. Un altro aspetto emerso in dibattimento riguarda l'esistenza di un doppio sistema frenante di cui era dotata l'auto spazzatrice. Tale sistema agisce in maniera concomitante e consente di arrestare il mezzo ben prima di una normale autovettura». Quindi «... la tesi di un surriscaldamento dei freni in grado di incidere sull'efficienza del sistema frenante è smentita sotto un aspetto rigorosamente tecnico dalla documentazione allegata».

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

La sentenza di primo grado è della seconda sezione penale del Tribunale. Incassarono una assoluzione Alessio Ciacci, al tempo commissario di MessinAmbiente e Filippo Marguccio (responsabile dell'Autocentro), mentre alla pena di 8 mesi erano stati condannati Natale Cucè (responsabile del Servizio prevenzione e protezione), il direttore tecnico Antonino Miloro, l’ex liquidatore Armando Di Maria, Pietro Arrigo, Roberto Lisi e Cesare Sindoni, addetti al Servizio di prevenzione e protezione, e infine il dirigente responsabile del Settore servizi Claudio Sindoni (le qualifiche si riferiscono all’epoca dei fatti).

Per tutti il giudice aveva concesso le attenuanti generiche, la pena sospesa e la non menzione. Aveva poi accordato il risarcimento in sede civile ai familiari dell’operaio, e una provvisionale di 30mila euro «in favore di ciascuna delle costituite parti civili».

La procura aveva chiesto una condanna di 2 anni e 6 mesi di reclusione per tutti i nove imputati.

Il collegio difensivo era composto composto dagli avvocati Giuseppe Carrabba, Giuseppe Mazzotta, Francesco Bonanno, Giuseppe Forganni, Carmelo Scillia e Gianluca Currò. La parte civile, i familiari dell’operaio, erano invece rappresentati nella vicenda dall’avvocato Maria Emanuele.

LE INDAGINI

A settembre del 2016, dopo la conclusione dell’udienza preliminare, il gup Daniela Urbani aveva deciso il rinvio a giudizio per i nove indagati dell’inchiesta gestita dal pm Anna Maria Arena che modificò l’imputazione allargando lo spettro delle responsabilità tecniche in relazione al reato di omicidio colposo, facendo riferimento anche alla manutenzione del mezzo, citando il profilo omissivo («... per colpa consistita in negligenza ed in concorso con Silvestri Angelo (manutentore “esterno” all’ente), omettevano di attendere alla manutenzione della macchina spazzatrice “Sicas Millennium” a bordo della quale trovava la morte Tomasello Antonino, o comunque omettevano di vigilare...»). La perizia medico-legale eseguita dal medico legale Bruno Andò, ha stabilito che l’operaio morì per le complicanze seguite all’incidente. Veniva contestata dal’accusa, tra le altre cose, anche la mancata vigilanza sulle norme di sicurezza poste a protezione del personale che effettua i servizi in strada. L’esame ha anche accertato che l’uomo, che godeva di buona salute, non accusò al momento della tragedia alcun malore. Il lavoratore, che aveva 59 anni, da oltre trent’anni al Comune, era transitato nel 2000 nella partecipata, e non aveva nel suo lavoro alcuna limitazione dovuta a patologie. Antonino Tomasello morì il 3 luglio 2014. Nell’affrontare il lungo rettilineo in discesa di via Bertuccio perse il controllo del mezzo che si spostò a destra, sormontando dapprima il marciapiedi e le aiuole, per poi sfondare la ringhiera metallica a protezione del letto del torrente Pace, e precipitare nella fiumara.  La vittima Antonino Tomasello aveva 59 anni, sposato e padre di 4 figli, era transitato dal 2000a MessinAmbiente

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