5 Marzo 2021 Politica e Sindacato

Ex Teatro in Fiera di Messina, Mario Mega: “Per certe scelte occorre non farsi guidare solo dalle emozioni”

“In questi giorni, con l’avvio della demolizione del fabbricato utilizzato come Teatro all’interno dell’ex area della Fiera di Messina, ho letto numerosi interventi sulla stampa locale che hanno riportato al centro della discussione cittadina l’assetto di quell’area. Non nascondo che anche io sono rimasto particolarmente colpito dalle foto che ritraggono quello scorcio dello Stretto che, dopo la demolizione del vecchio fabbricato, è direttamente visibile da Viale della Libertà. Ma ritengo che occorra non farsi guidare, per certe scelte, solo dalle emozioni bensì trarre da esse spunti per giungere a riflessioni più ampie che tengano conto anche delle funzioni che quelle aree devono e possono svolgere”.

Sono le parole del presidente dell’autorità portuale dello Stretto, Mario Mega, che interviene dopo i numerosi commenti degli ultimi giorni.

“Sono ben consapevole quanto sia delicato e nel contempo sfidante il tema del recupero e dalla valorizzazione dell’area della ex Fiera di Messina e quanto alte siano le aspettative della città – continua – Non per nulla nel nostro Piano Operativo Triennale approvato nello scorso mese di agosto, come primo atto fondamentale della programmazione strategica dell’Ente, abbiamo dichiarato come questo tema dovrebbe costituire, in realtà, il punto di partenza per una riqualificazione complessiva di tutta la parte del waterfront portuale che va dalla Capitaneria a mare sino al Torrente Annunziata comprendendo anche le aree della Rada San Francesco destinate ad essere liberate dal traffico traghetti e dalla cantieristica dopo il completamento del nuovo Porto di Tremestieri”.

“Mi permetto di aggiungere che la restituzione dell’affaccio al mare alla città credo debba essere inteso soprattutto come la possibilità che ciascun messinese, oltre che turista di transito, possa godere della vista dello Stretto, quasi a toccarlo, per poterci trascorrere in assoluta tranquillità momenti spensierati di socializzazione, di attività fisica ovvero anche solo per una passeggiata rigenerante”, aggiunge.

“Questo approccio accomuna certamente i più ma poi sono differenti le modalità con cui tutto questo può essere consentito oltre che percepito. Per godere di certe suggestioni occorre comunque che le aree siano dotate di servizi, siano facilmente accessibili, siano sempre manutenute, siano presidiate e sicure perché il loro utilizzo non divenga presto una esperienza negativa. In sostanza la loro trasformazione dovrà essere nei fatti sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale”, prosegue.

“Aggiungo un altro aspetto che a parer mio non occorre trascurare e cioè che la fruizione dovrebbe essere veramente possibile per chiunque e non solo per alcuni privilegiati come spesso accade in tutte le circostanze dove porzioni di waterfront urbano vengono concesse a circoli, associazioni o operatori che li valorizzano certamente ma a beneficio non di tutti ma di quelli che si possono permettere di partecipare a questi club esclusivi – evidenzia – Ecco allora che le emozioni devono guidarci al meglio per fare scelte razionali che evitino, ancora una volta, di cambiare l’aspetto della città a vantaggio di pochi”.

“Per queste ragioni nella strategia dell’AdSP è previsto un approccio diverso dal passato anche perché alcune soluzioni proposte all’interno del Piano Regolatore Portuale per tutta quella porzione di waterfront non mi sembra che aiutino a “restituire” il mare ai messinesi o, quanto meno, a tutti – sottolinea –  L’idea che si vuole perseguire è quella di dotarsi, attraverso un concorso di progettazione a livello internazionale, di un master plan unitario di tutta l’area demaniale che va dalla fine del porto operativo al Torrente Annunziata in cui individuare soluzioni per consentire l’utilizzo dei vari tratti di costa ma anche per definire le funzioni specifiche dei singoli corpi edilizi presenti in quel compendio non escludendo anche la possibilità che alcuni, se non vincolati dalla Soprintendenza, possano essere anche demoliti”.

“Occorre dotarsi quindi di un piano di assetto complessivo che restituisca l’intera area del waterfront portuale nord valorizzando la fruizione urbana senza eliminare la possibilità che vi siano parti destinabili a diporto ma certamente evitando che esse finiscano per costituire lo scopo principale dell’intervento – spiega – In questa visione penso che gli interventi in corso sia bene che vengano portati velocemente a termine per così come sono stati pensati, magari con qualche aggiustamento che ne limiti gli impatti, anche perché oltre a rendere nuovamente disponibili in quelle aree dei luoghi di aggregazione e di esposizione al coperto consentiranno di restituire alla libera fruizione dei cittadini già una prima parte dell’affaccio sullo Stretto prolungando l’attuale passeggiata a mare ed assicurando, senza recinzioni e cancellate, che tutti possano beneficiarne”.

*Siamo disponibili ad accettare consigli e suggestioni sul futuro di tutte le aree restanti convinti come siamo che la loro funzione non sia esclusivamente portuale e che quindi occorra aprirsi alle contaminazioni positive per assicurare che le scelte siano fatte nell’interesse vero della collettività”, conclude.