17 Marzo 2021 Giudiziaria

I matrimoni “combinati”. In 8 scelgono l’abbreviato

Quando le indagini preliminari erano state chiuse l’elenco delle persone coinvolte era di ben 57. Ma all’udienza preliminare davanti al gup Maria Militello ne sono arrivate in tutto una quindicina. È l’inchiesta col nome in codice “Zifaf”, condotta dalla Distrettuale antimafia e dal Gico della Guardia di Finanza, che nel dicembre scorso dopo mesi di accertamenti ha permesso di far luce su un consolidato sistema illegale per l’organizzazione di falsi matrimoni tra italiani e stranieri, con marocchini, algerini e tunisini. I riti avevano lo scopo di far conseguire la carta di soggiorno per motivi di famiglia, essenziale per l’ingresso e la permanenza in Italia, oppure per “sanare” la posizione degli extracomunitari che avevano subito decreti di espulsione dall’Italia.

E proprio durante l’udienza preliminare dell’altra mattina si è appreso che intanto è avvenuto un maxi stralcio per circa una trentina di indagati, e per altro verso che i pm hanno “secretato” un verbale di dichiarazioni rese di recente da una persona coinvolta, che evidentemente potrebbe portare a nuovi sviluppi.

Dopo l’udienza preliminare celebrata davanti al gup Maria Militello ci sono intanto da registrare due rinvii a giudizio, otto richieste di rito abbreviato e due di patteggiamento, più alcuni stralci per vari motivi. Con il rito ordinario sono stati rinviati a giudizio Rachida El Farji e Oussama El Haloui; il processo inizierà il 16 giugno prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale. In otto hanno avuto accesso al rito abbreviato, si tratta di Angela Augliera, Laura Bonaccorso, Abderrahim Cherkaoui alias “Abramo”, Abderrahim El Asri alias “Samir”, El Habib El Asri, Yassine Errouihaq, Angela Oliveri, Oussama Soussi Kaid. Due le richieste di patteggiamento, avanzate da Rita Valeriano e Esmeralda Augliera, che saranno ovviamente trattate da un altro giudice, in questo caso Valeria Curatolo. Il gup Militello ha poi stralciato la posizione di due indagati, perché ancora latitanti. Si tratta di Latifa Zanary alias “Sara” e Manal Lagnasi. Un terzo stralcio, che ha riguardato Stefania Grasso, è stato invece dovuto ad un impedimento del suo difensore. L’udienza, per celebrare gli otto riti abbreviati, e stata rinviata dal gup Militello al 1° aprile prossimo.

L’indagine, condotta dal sostituto della Dda Liliana Todaro e dalla collega della Procura Rosanna Casabona, ha smantellato due organizzazioni criminali che operavano tra il Marocco e l’Italia, dedite al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’organizzazione di matrimoni fittizi. A dicembre la Finanza eseguì 16 arresti, 6 in carcere e 10 ai domiciliari. Il provvedimento riguardò promotori e membri dei due gruppi, con base a Messina. Le due organizzazioni erano “governate” da due marocchini: il 36enne El Asri Abderrahim, detto “Samir”, e il 51enne Abderrahim Cherkaoui, detto “Abramo”. Erano proprio loro ad occuparsi di organizzare i viaggi in Marocco degli sposi fittizi, di assisterli durante il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche, fino al falso matrimonio. Seguivano tutto, dalle pubblicazioni alla cerimonia, fino alla fase finale quando ottenuto lo scopo si procedeva alla separazione e al divorzio. Ma non operavano da soli, potendo contare su un’organizzazione ben strutturata, articolata su più livelli, con ruoli interscambiabili. C’era in ballo un fatturato di migliaia di euro, 10mila a ogni falso matrimonio. I pagamenti avvenivano o attraverso i servizi di money transfer o cash. Due o 3mila euro andavano al finto sposo; somme inferiori per intermediari, testimoni di nozze ed interpreti. Dopo la celebrazione, l’extracomunitario richiedeva il permesso di soggiorno alla Questura di Messina che lo chiamava per verificare la veridicità dell’unione coniugale. Perfino l’acquisto delle fedi nuziali, comprate a un euro da negozi cinesi, era gestito dall’organizzazione.