Tribunale Messina: Ci sono 170 fallimenti ultradecennali

17 Marzo 2021 Inchieste/Giudiziaria

Di Letizia Barbera - All'inizio dell'anno erano 473. I tre più vecchi risalgono agli anni Ottanta. Il più antico in assoluto è del 1984, una Immobiliare della provincia tirrenica, seguito da altri due del 1985 e del 1988. Nei primi mesi del 2021 sono stati dichiarati 7 fallimenti e ne sono stati chiusi 18, due dei quali aperti nel 1990. Sono i numeri della sezione fallimentare del tribunale di Messina.

Dal 2014 il lavoro si concentra su due giudici Daniele Madia e Claudia Bisignanom a cui si aggiunge il presidente della sezione Giuseppe Minutoli, che in più coordina la sezione e gestisce anche tutte le altre materie di competenza della stessa. Qualche mese fa una classifica de “Il Sole 24 ore” assegnava al distretto di Messina la maglia nera per la durata dei fallimenti. Un dato che non riguardava solo Messina ma che accorpava i tre tribunali della Corte d'appello.

Statistiche che secondo il presidente Minutoli «vanno rettamente interpretate, come ironicamente evidenziava il grande poeta Trilussa, altrimenti rischiano di fornire una visione falsata della realtà».

In generale il numero dei fallimenti è influenzato dalla situazione economica del territorio, la durata poi dipende da tanti fattori: procedure complesse, carenze di organico, spesso la fase in cui segnano il passo è quella delle vendite e dei contenziosi. In questo modo passano anni prima che i fascicoli giungano alla fase finale. Nel 2015 è stata introdotta la possibilità di chiudere un fallimento nonostante la presenza di cause attive anche se con alcune limitazioni.

«La durata di un fallimento dipende da numerosi fattori - afferma il presidente Minutoli -, molti dei quali sono esterni alla procedura e sfuggono al controllo del giudice delegato e del curatore». Spiega che ad impedire la chiusura dei fallimenti da un lato c'è l'eccessiva durata delle cause civili «dall'altro (e ciò vale anche per le esecuzioni immobiliari) l'evidente difficoltà di definire soprattutto le procedure più vecchie trova adeguata spiegazione nella crisi economica che attanaglia l'intero Paese ma, in maniera ancor più significativa, una città come Messina, la cui economia è fondata sul settore terziario e risente più di altre della contrazione dei consumi. Ciò ha comportato soprattutto - data la stasi del settore immobiliare - la maggior difficoltà di vendere i beni del fallito, sovente non appetibili. Insomma, è paradossalmente più difficile chiudere un vecchio fallimento che uno più recente, per molteplici fattori, ivi compresa la vecchia normativa o situazioni incagliate. In alcuni casi poi, quando il fallito è una persona fisica, è capitato che la procedura fosse pronta per la chiusura ma che un fatto astrattamente positivo (es. il sopraggiungere - per eredità o per giudizi vinti - di beni da stimare e mettere in vendita) ha determinato un inevitabile allungamento dei tempi di definizione».

La situazione dei fallimenti a Messina è fotografata dai numeri. In generale sono diminuiti con le chiusure, che sono maggiori delle dichiarazioni di fallimento. Così se al 30 giugno del 2013 c'erano 631 fallimenti al 1° gennaio 2021 sono diventati 473. All'inizio è stato un calo lento: nel 2014 erano 616 e nel 2015 sono diventati 606, poi il numero è cominciato a diminuire in modo più rapido, arrivando ai 529 del gennaio 2016, 513 del gennaio 2017 e 494 del gennaio 2018. Fino ad arrivare ai 496 fallimenti del gennaio 2019 ed i 479 del gennaio 2020.

Nonostante le difficoltà si cerca di chiudere i fallimenti più vecchi. Dal 2014 al 2020 a fronte dell'apertura di 291 dichiarazioni di fallimento, la sezione fallimentare del tribunale ne ha chiusi 432, la maggior parte, circa l'80 per cento, erano stati aperti tra il 1965 e il 2020. Dall'inizio del 2021 quelli chiusi ammontano a 18, cinque dei quali erano stati aperti da più di 10 anni, mentre due risalivano al 1990.

Attualmente pendono ancora 170 fallimenti ultradecennali, sono il 35 per cento del totale, i tre procedimenti più vecchi risalgono degli anni 1984, 1985 e 1988 sono in fase di chiusura essendo in corso il riparto finale e molti altri si avviano alle ultime battute. Quelli che restano ancora in piedi sono monitorati ed ogni sei mesi il presidente della sezione presenta una relazione al presidente del tribunale.

Infine, sulle statistiche sulla durata della procedure fallimentare «per aporie del sistema di rilevamento ministeriale - dice il presidente Minutoli -, la durata dei processi è calcolata con esclusivo riguardo ai processi definiti, non alla totalità dei pendenti. Con il paradossale effetto che, più aumenta meritoriamente il numero di vecchie cause definite, più sembra crescere il dato medio di durata dei processi, mentre chi si limitasse a smaltire i processi più nuovi potrebbe esibire statistiche di durata apparentemente migliori».

Allegato:

Sulle statistiche che vengono diffuse periodicamente sulla durata della procedure fallimentare, elaborate dal ministero e poi riprese dai quotidiani, «per aporie del sistema di rilevamento ministeriale - dice il presidente della sezione fallimentare Giuseppe Minutoli -, la durata dei processi è calcolata con esclusivo riguardo ai processi definiti, non alla totalità dei pendenti. Con il paradossale effetto che, più aumenta meritoriamente il numero di vecchie cause definite, più sembra crescere il dato medio di durata dei processi, mentre chi si limitasse a smaltire i processi più nuovi potrebbe esibire statistiche di durata apparentemente migliori». Fonte: Gazzetta del Sud

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