18 Marzo 2021 Giudiziaria

Il collaboratore di giustizia Seby Vecchio: «Giuseppe Scopelliti era ad alti livelli nella massoneria messinese». La smentita dell’ex sindaco di Reggio Calabria

«L’ex sindaco di Reggio e governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti era ad alti livelli nella massoneria messinese». E’ quanto ha affermato in aula il collaboratore di giustizia Seby Vecchio, sentito nell’ambito del processo “Gotha” sulla masso-‘ndrangheta reggina. Rispondendo alle domande – come riporta il quotidiano online il reggino.it – dei pm Stefano Musolino e Giuseppe Lombardo, Vecchio, ex poliziotto e presidente del civico consesso reggino, ha raccontato come «Il primo a parlarmi della massoneria irregolare fu il commercialista Giovanni Zumbo, il quale mi riferì di una loggia deviata a Messina, dove si poteva entrare in contatto con figure influenti».

Vecchio, nel corso della sua lunga deposizione, fa i nomi di Alberto Sarra e Caridi. «Alberto Sarra ha tentato di entrare nel Grande Oriente d’Italia, mentre Caridi mi ha detto che non perdeva tempo a entrare nel GOI. Non era massone, ma aveva rapporti con la massoneria. Tutte le decisioni passavano da Paolo Romeo, era il Dio della ‘ndrangheta e della politica».

favore dei De Stefano

«Era già tutto preconfezionato – spiega l’ex amministratore – Scopelliti rappresentava i De Stefano, Caridi i Fontana e i Tegano. Subito dopo la mia nomina ad assessore comunale nella Giunta Scopelliti, Sarra volle presentarmi Paolo Romeo. Quello di Marcello Cammera (dirigente del Settore Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria) era un sistema oleato – dice Vecchio – in cui erano agevolate alcune ditte, tra cui Gironda e Barbieri».

La riunione romana nella sede di AN

Vecchio ha detto che Sarra gli disse che «il via alla ricandidatura di Scopelliti (a sindaco di Reggio nel 2007) è stato dato a Roma dopo una riunione nel 2006 tra i due con l’on. Valentino. Il luogo era negli uffici del gruppo di Alleanza Nazionale. Sarra mi racconta di questa riunione in cui hanno messo in riga Scopelliti. Valentino, in maniera elegante, gli fece capire che doveva rendere conto non solo ai De Stefano».

Il nome di Francesco Mollace

Nel corso della sua lunga deposizione in aula, Vecchio tira in ballo anche il nome del magistrato Francesco Mollace, attualmente in servizio a Roma. «Il Gran Maestro della Loggia di cui fa parte Mimmo Morabito lavora negli uffici della Procura Generale di Reggio Calabria – ha riferito il collaboratore, il quale conferma di aver ricevuto le informazioni da Giovanni Zumbo – Mi fece il nome di “zio Ciccio”, il magistrato Francesco Mollace».

Il processo “Gotha” vede alla sbarra diversi presunti appartenenti alla massomafia di Reggio Calabria. Elementi di vertice sono ritenuti Paolo Romeo e l’avvocato Giorgio De Stefano.

SCOPELLITI: “SEMPRE CONTRO LA CRIMINALITA’ E LA MASSONERIA”

In merito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Seby Vecchio, rese quest’oggi in aula a Reggio Calabria nell’ambito del processo Gotha, l’avvocato Aldo Labate, difensore di Giuseppe Scopelliti, replica quanto segue:

«Mio tramite, il mio assistito intende precisare che quanto riferito da Vecchio non corrisponde assolutamente alla realtà dei fatti. Basti pensare che la storia politica del dottore Scopelliti ha avuto inizio ben 40 anni fa ed è andata avanti grazie al consenso popolare ottenuto, certamente, senza nessun appoggio della criminalità organizzata ovvero di nessun tipo di massoneria. Fenomeni, questi, che lo stesso ha sempre avversato. Ancora, il dottore Scopelliti tende a precisare che per 14 lunghi anni, dal 2004 al 4 aprile 2018, giorno della sua condanna definitiva, ha vissuto sempre scortato dagli agenti della Polizia di Stato che hanno costantemente documentato per dovere d’ufficio, ogni spostamento e ogni contatto con terzi che lo stesso ha intrattenuto, con relazioni di servizio indirizzate ai loro superiori. Il dottore Scopelliti, infine, dichiara che tutelerà i propri diritti nelle sedi giudiziarie più opportune».