Si riduce in appello a 2 anni di reclusione la condanna a carico dell’ex consigliere comunale di Messina Francesco Curcio

23 Marzo 2021 Inchieste/Giudiziaria

Si riduce in appello da 4 anni e mezzo a 2 anni di reclusione la condanna a carico dell'ex consigliere comunale di Messina Francesco Curcio, nel processo sulle concessioni edilizie comunali in aree protette, denominato "Via facile" sulle procedure di valutazione e pareri della Via, la valutazione di impatto ambientale nell'ambito dell'attività amministrativa di Palazzo Zanca. I reati contestati dall'accusa nel 2013 erano in origine corruzione e falso. Oltre a Curcio nel processo d'appello sono dati condannati anche Luca D'Amico e il dipendente comunale Biagio Restuccia a un anno e sei mesi (pena sospesa). Assolto invece Luigi Ristagno con la formula "perché il fatto non sussiste". Si sono registrate anche assoluzioni parziali. La corte ha dichiarato inammissibile l'appello della Procura generale. Per gli altri imputati, Giuseppe Bonaccorso, Roberta Curcio, Antonino Scimone e Aurelio Arcoraci, i giudici hanno deciso prescrizioni totali (Roberta Curcio e Arcoraci) e conferme della sentenza di primo grado (Bonaccorsi e Scimone), anche con esclusioni di alcune aggravanti.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Nell'aprile del 2019 era stata la seconda sezione penale a decidere la sentenza di primo grado. Ecco il dettaglio dell'epoca: 2 anni e 7 mesi per Roberta Curcio, 2 anni per l’imprenditore Aurelio Arcoraci, Giuseppe Bonaccorso e Antonino Scimone; 3 anni e 2 mesi al dipendente Comunale Biagio Restuccia e Luca D’Amico, 3 anni a Luigi Ristagno. Furono assolti per non aver commesso il fatto Enzo Pinnizzotto e Placido Accolla (da tre capi d'imputazione ciascuno).

GLI INDAGATI INIZIALI

I dieci indagati ricompresi nell’avviso ex art. 415 bis c.p.p. erano Francesco Curcio, ex consigliere comunale ed ex componente della Commissione di Palazzo Zanca adibita alla Valutazione di impatto ambientale; la figlia Roberta Curcio, ingegnere, nonché consulentetecnico di parte; Aurelio Arcoraci, amministratore unico di una società edile; Giuseppe Bonaccorso, imprenditore edile; gli ex componenti della Commissione ‘Via” Luca D’Amico, Luigi Ristagno, Vincenzo Pinnizzotto, Placido Accolla, e il segretario verbalizzante Biagio Restuccia; e infine il privato Antonino Scimone. Le ipotesi di reato erano differenziate: Curcio e la figlia rispondevano di tre capi d’imputazione a testa legati ad altrettanti presunti casi di corruzione, mentre gli imprenditori Arcoraci e Bonaccorso ognuno di un singolo presunto episodio di corruzione; i componenti della Commissione ‘Via” di alcuni episodi di falso in relazione all’attività amministrativa dell’organo; infine Scimone come privato determinatore, in concorso con i Curcio, per un caso di corruzione legato al rilascio di un parere per la realizzazione di una piscina in contrada Guarnacci.

Dall'inchiesta uscì definitivamente l’ing. Massimo Fulci, inizialmente indagato assieme agli altri dieci, per il quale la Procura richiese al momento delle richieste di rinvio giudizio l’archiviazione.

L'INCHIESTA

A lavorare all’inchiesta con il sostituto Todaro sono stati gli investigatori della sezione di Pg della polizia coordinati dal vice questore Fabio Ettaro, che effettuarono verifiche su decine di progetti edilizi, due dei quali, relativi alla realizzazione di complessi tra Sant’Agata e Sperone, a giudizio della Procura erano viziati da un iter illegittimo. I reati contestati maturarono in seno alla Commissione preposta alla valutazione e all’eventuale concessione del benestare a progetti edilizi tenuti a rispettare salvaguardia, protezione e miglioramento dell’ambiente, compresa la conservazione di habitat naturali, flora e fauna selvatiche. Le indagini hanno evidenziato il ruolo centrale di Francesco Curcio, il quale, membro della stessa Commissione, avrebbe prodotto atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambito di analisi di specifici progetti.

LA VICENDA – Tra il 2010 e il 2012, in seguito ad alcune denunce, la Procura ha puntato la lente d’ingrandimento sulle attività dellaCommissione comunale Via. La Pg della polizia, coordinata dal pm Liliana Todaro, ha verificato che determinati progetti avrebbero ottenuto una sorta di corsia preferenziale circa i pareri favorevoli, necessari all’avvio della realizzazione di complessi edilizi. Due, su una ventina esaminati dagli investigatori, sarebbero stati viziati da anomalie. Ragion per cui, nel registro degli indagati finirono 11 persone, quattro delle quali (Curcio padre e figlia, Arcoraci e Bonaccorso) originariamente sottoposte ai domiciliari. Il gip dispose la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di Biagio Restuccia, 60 anni, dipendente del dipartimento Pianificazione urbanistica di Palazzo Zanca. Gli vennero contestate tre ipotesi di falso commesso dal pubblico ufficiale. Servendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti hanno ricostruito i rapporti con amministratori di società di costruzione o con chi ne curava gli interessi, le cui pratiche sarebbero state favorite a fronte di incarichi professionali conferiti a Roberta Curcio, con parcelle per la redazione di progetti ben superiori ai prezzi di mercato.

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