29 Marzo 2021 Giudiziaria

Francesco Pelle (Ciccio Pakistan) fermato in Portogallo: il boss della ‘ndrangheta era ricoverato per Covid. Nel 2007 trascorse la latitanza a Messina

I carabinieri di Reggio Calabria hanno individuato in Portogallo il boss Francesco Pelle, alias ‘Ciccio Pakistan’, protagonista della faida di San Luca e fra i primi 30 latitanti più pericolosi.

Pelle sarebbe stato arrestato in una clinica di Lisbona, dove si trovava perché positivo al Covid. Pelle si trova ora in stato di fermo portoghese. Il prossimo passo sarà l’estradizione, a seguito della quale in Italia gli sarà notificata l’ordinanza di arresto.

Francesco Pelle è accusato di aver ordinato l’omicidio di Giovanni Nirta, capo della ’ndrina rivale, che però sopravvisse all’agguato, nel corso del quale rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Nirta. La vendetta dei Nirta arrivò nel 2007 con la strage di Duisburg.

Il 19 luglio del 2019 ‘Ciccio Pakistan’, che si trovava a Milano con l’obbligo di dimora, fece perdere le proprie tracce dopo che la Cassazione aveva respinto il suo ricorso contro la condanna all’ergastolo come mandante della strage del Natale 2006, a cui seguì la mattanza di Duisburg nel Ferragosto dell’anno successivo.

UNA LUNGA DEGENZA ALL’OSPEDALE DI MESSINA.

Prima di trasferirsi a Pavia, Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan” sarebbe stato a lungo in cura a Messina. Avrebbe trascorso cinque o sei mesi al Centro neurolesi lungodegenti, dove risultava ricoverato con il nome di Carmelo Scipione.

Medici e infermieri della struttura specialistica messinese avrebbero riconosciuto Pelle vedendo le sue foto pubblicate sui giornali all’indomani dell’arresto avvenuto all’interno di una clinica pavese. E per il personale del Centro è stata una sorpresa scoprire che quel giovane che aveva trascorso diversi mesi da ricoverato, distinguendosi per gentilezza e generosità, altri non era che un pericoloso latitante, un esponente della famiglia Pelle, protagonista a fianco dei Vottari dello scontro armato contro i Nirta-Strangio nella tristemente nota “faida di San Luca”. E proprio in uno degli episodi della faida, registrato il 31 luglio 2006 ad Africo, “Ciccio Pakistan” era finito sotto il fuoco di un commando nemico, riportando ferite gravissime alla schiena. Per lui era iniziato un calvario sulla sedia a rotelle. La condizione di disabilità, però, non gli aveva impedito di darsi alla macchia quando sul finire dell’agosto dello scorso anno era scattata l’operazione “Fehida”, la risposta delle forze dell’ordine alla tracotanza dei clan di San Luca. Il nome di Francesco Pelle figurava tra i destinatari del fermo disposto dai magistrati della Procura di Reggio Calabria poi trasformato in ordinanza di custodia cautelare dal gip distrettuale. Per oltre un anno Pelle si è sottratto all’arresto. La latitanza finì nel settembre 2008 quando i carabinieri lo scovarono nel reparto di neuroriabilitazione della Fondazione Maugeri di Pavia. Gli investigatori hanno accertato che Pelle, arrivato ai primi di luglio nella clinica privata e accreditata con il Ssn, era un paziente a carico del Servizio pubblico e che la Asl competente per la Fondazione doveva chiedere il rimborso alla Regione Calabria.