22 Aprile 2021 Giudiziaria

OPERAZIONE ‘PROVINCIALE’: I PRESTITI CON GLI INTERESSI A GIOVANNI LO DUCA. “MA COME? IO GLIELI CERCO ALLE PERSONE…”

DI EDG – Il boss di provinciale Giovanni Lo Duca ufficialmente non percepiva nessun reddito, anche se era solito ostentare agiatezza economica.

All’interno della richiesta di misura cautelare da parte della procura, viene raccontato un episodio curioso.

C’è stato un momento, infatti, in cui a causa di un deficit economico provocato dal fratello Santo (per dei prodotti ortofrutticoli non pagati e per dei debiti con diverse persone contratti dal fratello e dalle due sorelle), Lo Duca è ‘costretto’ a portare avanti delle attività illecite da cui poter trarre profitti. Per fare ciò, ed avere liquidità monetaria, decide di fare ricorso a dei ‘prestiti personali’, per poi “darli sempre in quella maniera…”.

Uno di questi, di sei mila euro, lo chiede e lo ottiene dal pregiudicato Carmelo Bonaffini, proprietario di una rivendita di pesce, già condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, cugino del più noto ‘Ninetta’.

Un altro finanziamento, di sette mila euro, lo ottiene dalla ditta messinese di torrefazione del caffè, ‘Miscela d’oro’ dei fratelli Urbano (che, va sottolineato, in nessun modo è stata coinvolta nell’inchiesta). Come precisano gli stessi inquirenti però, la società, per il conseguimento dell’oggetto sociale, “può compiere operazioni di natura finanziaria, ritenute utili e opportune”.

La richiesta avviene all’inizio di febbraio 2018, quando la sorella di Giovanni, Anna Lo Duca, si mette in contatto con un dipendente di ‘Miscela d’oro’ e uomo di fiducia della famiglia proprietaria.

Dell’incontro, Anna Lo Duca, riferisce immediatamente al fratello sottolineandogli che dalla “Miscela d’oro” avrebbe potuto ottenere soltanto 5mila euro e non sette” come auspicato dal boss (“arriva almeno a 7, perchè 5 arrivo dritto…”).

E la signora Anna ‘arriva’ a convincere il dipendente della ditta di caffè ad aumentare il prestito a 7mila euro. Poi, però, allo stesso precisa che il fratello non intendeva pagare interessi (“io non ne voglio messi interessi”, dice alla sorella Giovanni De Luca, “se me li vuole dare me li deve dare lui, così”). Al massimo “un chicco di caffè”, cioè la parte di interessi a cui la donna si riferisce in modo criptato (“se è un chilo di caffè va bene, glielo lasci fare, sennò no”).

Giovanni Lo Duca non poteva tollerare di dover pagare degli interessi quando invece era lui che glieli cercava alle persone a cui dava soldi in prestito: “…come, io glieli cerco alle persone e lui me li…proprio me li cerca a me!”.

La proposta, alla fine, viene accettata e Giovanni Lo Duca ottiene il finanziamento di 7mila euro, attraverso la sottoscrizione di cambiali.