3 Maggio 2021 Giudiziaria

CSM: MASTELLA, ‘ARDITA CAPACE E INTELLIGENTE, CON TINEBRA NON CORREVA BUON SANGUE’

Del dottor ARDITA ho sempre avuto una grande stima, è una persona di grande intelligenza e di grande capacità, ma era un po’ ai margini al Dap. Con l’allora Capo del Dap Tinebra i rapporti non erano buoni, mentre io ho sempre stimato ARDITA e l’ho recuperato in una posizione ottimale al Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria”.

Lo ha detto all’Adnkronos l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, che nel 2006 era Guardasigilli, nel periodo indicato dall’avvocato Piero Amara nei verbali resi ai magistrati di Milano in cui sostiene di avere conosciuto Sebastiano ARDITA “tramite Gianni Tinebra” e affermando che ARDITA fosse un “sostituto procuratore di Catania”, mentre ARDITA era da anni al Dap.

Ma secondo Mastella e il suo capo segretaria, Francesco Borgomeo, i rapporti tra Tinebra e ARDITA erano tutt’altro “che idilliaci”.

“I rapporti tra Tinebra e ARDITA non erano eccezionali – spiega Mastella – mentre ho sempre avuto grande stima nei confronti di ARDITA. Tanto è vero che lo recuperai in una posizione migliore al Dap, facendolo collaborare con me”. E ribadisce che i rapporti tra ARDITA e Tinebra, che è morto, “non erano buoni”.

Dice poi di non ricordare delle “pressioni di parlamentari siciliani contro ARDITA”, come invece ha detto all’Adnkronos il suo ex capo segreteria, Francesco Borgomeo.

“Io avevo stima di ARDITA, quindi se è successo li avrò mandati al diavolo. Io avevo stima di ARDITA ed era al riparo da queste cose…”. Sulla vicenda Amara e il Csm, Mastella dice: “Non voglio entrare nella vicenda” ma ribadisce che sarebbe “utile” una “riforma o un’autoriforma” dell’organo di autogoverno.

“Occorre che sia diano una scossa anche loro – spiega Mastella – fare una riforma non vuol dire mettere in discussione l’autonomia della magistratura, ma bisogna fare qualcosa, così come è non funziona”. E aggiunge: “Sa cosa diceva il mio professore di filosofia? ‘Non so se le andranno meglio se andranno diversamente, ma un fatto è certo: per andare meglio devono andare diversamente’. Così non è possibile”. E ricorda uno stralcio del libro di Luca Palamara, ex consigliere del Csm coinvolto nello scandalo sulle toghe, in cui si parla proprio di lui, allora ministro della Giustizia. “Quando Palamara racconta che va a Napoli e che trova il ‘De Magistris fan club’, tutti contro di me. Ma le pare una cosa seria, corretta, giusta, di giustizia o una prevenzione ideologica rispetto a un ministro in carica, che ero io? Questo va chiarito. Ci sono molti elementi che si trascinano da parecchio”.

CSM: EX CAPO SEGRETERIA MASTELLA, ‘NEL 2006 DA TINEBRA PRESSIONI SU DEPUTATI CONTRO ARDITA’

“Ma quali buoni rapporti tra l’ex capo del Dap Gianni Tinebra e Sebastiano ARDITA. Ricordo che nel 2006, quando io ero a capo delle Segreteria dell’allora ministro della Giustizia Mastella, le azioni di Tinebra arrivarono a fare persino pressioni sui parlamentari siciliani contro ARDITA. Fu davvero una brutta storia“. A rivelarlo, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è Francesco Borgomeo, imprenditore che per due anni è stato a capo della Segreteria dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella.

L’avvocato Piero Amara, arrestato nel 2018 per corruzione di giudici e depistaggi nell’inchiesta Eni, nel dicembre 2019 parlò ai magistrati di Milano di una presunta consorteria in cui sarebbero coinvolti anche dei magistrati, tra cui Sebastiano ARDITA, che secondo il legale, avrebbe fatto parte di una loggia massonica chiamata ‘Ungheria’. Per avvalorare la sua tesi sostiene anche che ARDITA sarebbe stato in buoni rapporti con l’ex capo del Dap Gianni Tinebra. Ma adesso arriva la secca smentita, ufficiale, da parte del capo della Segreteria dell’ex Guardasigilli del 2006, Clemente Mastella.

“Tinebra era un personaggio davvero inquietante – spiega oggi Borgomeo – E in quel periodo c’erano grandi tensioni tra Tinebra e ARDITA”, che allora era al Dap.

Veniva fatta un’azione di mobbing continuo verso ARDITA – continua Borgomeo – Mentre noi appezzammo molto l’intelligenza e la bravura di ARDITA, tanto è vero che lo portammo verso di noi, a confrontarsi su progetti e questo lo aiutò”.

“Io feci dal 2006 al 2008 il capo della Segreteria di Mastella, ma fu una breve parentesi nella mia vita professionale, perché io faccio l’imprenditore, ma vista la vicinanza con l’allora premier Prodi finii nella segreteria di Mastella. Sono testimone oculare di una stagione – racconta ancora Borgomeo – e posso dire che apprezzammo davvero molto, al Ministero, in maniera straordinaria, direi, la figura di Sebastiano ARDITA, un ragazzo per bene e corretto“. E aggiunge: “Lo trovammo in una fase in cui era in fortissima tensione con Tinebra”.

Parlando dei verbali, secretati, di Amara che nell’aprile 2020 furono consegnati dal pm milanese Paolo Storari a Piercamillo Davigo, allora consigliere del Csm e oggi in pensione, in cui l’avvocato parla di ARDITA, Borgomeno dice: “Queste notizie sembrano davvero assurde e non credibili, molti di noi hanno conosciuto ARDITA sul lavoro, era ragazzo straordinario, e una persona sana e corretta intellettualmente molto onesta. Mi ricordo che ci trovammo in un fase in cui Tinebra, che all’epoca era a Capo del Dap, era particolarmente ostile ad ARDITA”. E parla di una vera e propria “azione di mobbing” nei confronti del giovane magistrato, che oggi fa parte del Csm. Ma cosa ha detto Amara su ARDITA? Che nell’autunno del 2006 ARDITA gli sarebbe stato presentato proprio da Gianni Tinebra nell’ambito di un contesto “di una loggia segreta” affermando che ARDITA in quel periodo fosse sostituto procuratore a Catania. Ma ARDITA lasciò la Procura etnea molti anni prima, nel 1999. Insomma, frasi contraddittorie che sono al vaglio della magistratura.

“Leggere queste dichiarazioni oggi ha dell’incredibile – spiega ancora l’ex capo della Segreteria di Mastella, Francesco Borgomeo – la giustizia vive un travaglio enorme che getta sconforto e amarezza su tutto il paese. Purtroppo se non funziona la giustizia tutta la società non può stare tranquilla e serena”. E aggiunge: “La giustizia ci ha abituati a corvi e strategie di ricatto e congiure. Ricordo all’epoca un mondo che, invece di essere lineare e che dà certezze ai cittadini, inquieta”. E sull’ex capo del Dap, oggi morto, dice: “Tinebra era un personaggio davvero tenebroso, come il suo nome indica, una persona inquietante, che non faceva stare sereni quando si parlava. Mi permetto di dirlo perché l’ho vissuto. C’era ARDITA che era un giovane magistrato di buona volontà e di grande trasparenza. Non mi risulta difficile pensare che vi fosse questa azione ci contrasto nei suoi confronti. Si aveva questa impressione, ma non sono un magistrato o un avvocato, però so leggere gli sguardi delle persone”.

E sulla vicenda del Csm nel caso Amara Borgomeo spiega: “Mi sembrano storie alquanto inquietanti” e ricorda il “faticosissimo lavoro che hanno fatto tanti magistrati per una giustizia sana” e poi tutto viene “vanificato”.

Il ministro Mastella si era reso conto del fatto che c’era questa azione di mobbing e di ostilità nei confronti di ARDITA, e il giovane magistrato diventò un nostro collaboratore, dal punto di vista dei contenuti. Lo abbiamo un po’ aiutato dandogli la possibilità di farsi apprezzare dal ministro stesso e dal gabinetto e gli demmo la possibilità di essere tutelato“.

E aggiunge: “I dossieraggi dovrebbero essere inaccettabili, conoscendo il valore di tanti magistrati. Io ho avuto modo di lavorarci, ho visto abnegazione e senso dello Stato. E ARDITA era uno di questi“. “Dall’epoca a oggi ho smesso di leggerli tanti di questi dossier, atti anonimi – aggiunge Borgomeo – ormai prevalentemente ci trovavamo di fronte ad affermazioni e messaggi trasversali, mandati in codice…”.

Intervenendo al Plenum del Csm, Antonino Di Matteo, che appena ricevuto i verbali ha denunciato tutto alla Procura di Perugia, ha detto: “Ritengo a questo punto doveroso rendere edotto il Consiglio di una vicenda che ritengo importante. Nei mesi scorsi ho ricevuto un plico anonimo recapitatomi tramite spedizione postale contenente una copia informale e priva di sottoscrizioni di interrogatorio di un indagato risalente al dicembre del 2019 innanzi a un’autorità giudiziaria. Nella lettera anonima che accompagnava il documento quel verbale veniva ripetutamente indicato come segreto. Nel contesto dell’interrogatorio l’indagato menzionava in forma evidentemente diffamatoria se non calunniosa e come tale accertabile circostanze relative a un consigliere di questo organo. Ho contattato l’autorità giudiziaria di Perugia alla quale ho riferito compiutamente il fatto specificando tra l’altro che il timore che tali dichiarazioni e il connesso dossieraggio anonimo potessero collegarsi a un tentativo di condizionamento dell’attività del Consiglio. Auspico pertanto che le indagini in corso possano far luce sugli autori e sulle reali motivazioni della diffusione di atti giudiziari in forma anonima all’interno di questo Consiglio Superiore”.