7 Maggio 2021 Giudiziaria

LA MORTE DELL’OPERAIO CAPONATA, CHIUSA L’INCHIESTA. 4 GLI INDAGATI

Sono quattro gli indagati per la morte dell’operaio in un cantiere di servizio all’interno della scuola Galatti-Cannizzaro, che dovranno presentarsi all’udienza preliminare fissata dal giudice Monia De Francesco per il 22 giugno prossimo nell’aula ‘Nastasi’ del Tribunale di Messina. Ai tre indagati iniziali, si è aggiunto il nome della dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo, Egle Giovanna Cacciola.

L’ipotesi di reato principale è omicidio colposo. Il povero operaio 56enne Giovanni Caponata, caduto da una scala il 10 ottobre del 2019, era impegnato nei cantieri di servizi alla scuola Cannizzaro-Galatti ed è deceduto dopo nove giorni d’agonia al Policlinico. Caponata era impegnato nei lavori di pitturazione di un’aula scolastica dell’Istituto e, nell’atto di tinteggiare la parte più alta della parete dell’aula, a circa quattro metri dal pavimento, perdeva l’equilibrio, precipitando al suolo e riportando lesioni gravissime, “consistenti in un trauma cranico severo con emorragia subaracnoidea post-traumatica e plurimi focolai contusivi cerebrali”.

L’inchiesta è stata gestita dal sostituto procuratore Marco Accolla che ha affidato le indagini alla polizia e che ha chiesto il rinvio a giudizio, richiesta siglata dal procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci, per tutti e quattro gli indagati.

Sono stati raggiunti da un avviso di garanzia l’ingegnere Francesco Aiello, dirigente a Palazzo Zanca del Dipartimento Manutenzioni immobili comunali, i geometri Vincenzo Garufi (R.U.P. del cantiere di servizi n. 31 per la ‘manutenzione scuole centro-nord di Messina’) e Giuseppe Russo, ovvero i due professionisti che a quanto pare si sono occupati in concreto della gestione del cantiere di servizi nel plesso scolastico, e come detto la dirigente “di fatto” (“avendo svolto in concreto ruolo direttivo nell’ambito dei lavori di manutenzione che interessavano la scuola”) dell’Istituto Comprensivo Egle Cacciola.

Gli avvocati impegnati nella difesa degli imputati e nell’interesse delle parti civili (Tommasa Mauro, Antonina, Giustina e Rosario Caponata) sono Antonello Scordo, Massimiliano Fabio, Tommaso Autru Ryolo, Alessandro Billè, Domenico Restuccia, Salvatore Catalano e Nino Cacia.

Le accuse

L’ingegnere, i due geometri e la dirigente sono accusati di “non aver messo a disposizione del lavoratore attrezzature conformi ai requisiti stabiliti dalla legge”, di non aver “predisposto il documento di valutazione rischi da interferenze o altro elaborato che prevedesse il coordinamento dell’attività lavorativa all’interno del plesso scolastico in questione”, di “non aver sovrinteso né vigilato sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali”, di “non aver garantito a Giovanni Caponata le condizioni di sicurezza nello svolgimento dei lavori ‘in quota’ al quale concretamente egli veniva adibito, né provvedendo a scegliere attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure”, di “non aver garantito che la scala impiegata dal lavoratore fosse sistemata in modo da garantirne la stabilità durante l’impiego e che la stessa, comportando pericolo di sbandamento dovuto anche all’altezza, fosse adeguatamente assicurata o trattenuta al piede da altra persona”, e infine “per non aver fornito al lavoratore dispositivi né sistemi di protezione contro le cadute dall’alto”.