13 Maggio 2021 Commenti e appelli

LA RIFLESSIONE: PONTE SÌ, PONTE NO

di *Santi Monforte – Riaffiora periodicamente il dibattito, invero mai sopito, sul Ponte dello Stretto di Messina. La scintilla che accende i toni della discussione scocca quando nell’area dello Stretto si prospettano investimenti che riguardano le modalità di attraversamento. Le opposte fazioni si scagliano l’una contro l’altra, obiettando su ogni aspetto, con dosi massicce di “benaltrismo”, accuse di lobbismo, denunce di sperpero di risorse pubbliche.
Invero, la politica in questi anni, abbandonato il terreno delle ideologie, ha spesso sventolato come bandiera propagandistica il tema più materiale della costruzione dell’opera e, di contro, anche lo stesso Ponte è diventato terreno di scontro ideologico: un paradosso!
Nel frattempo, mentre il resto del Paese progrediva a livello di mobilità sostenibile, spesso drenando risorse proprio al Sud, la Sicilia è rimasta al palo, assistendo ad una progressiva riduzione delle modalità di trasporto meno impattanti sull’ambiente (ferro, cabotaggio).
Il segmento delle merci ferroviarie è praticamente sparito e la portualità, malgrado le riforme, non è mai decollata. Stessa sorte è toccata al trasporto passeggeri lunga percorrenza, drasticamente tagliato nell’ultimo decennio. Gli investimenti in infrastrutture ferroviarie sono ferme al 2002 (anno di ideazione del raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo, ad oggi neppure iniziato).
La politica, impegnata nella sterile contrapposizione “Ponte Sì/Ponte No”, è rimasta ai margini ad osservare, distratta.
Gli effetti sociali di queste vicende le scontiamo adesso con la scomparsa di migliaia di posti di lavoro e il conseguente riverbero sulla economia cittadina basata sul terziario.
In questo scenario fanno scalpore la levata di scudi contro gli annunciati investimenti nello Stretto, per l’ammodernamento della flotta delle navi traghetto, e le critiche all’altrettanto annunciata volontà di potenziamento dell’offerta commerciale dei treni lunga percorrenza (meglio conosciuta
come Alta Velocità).
Noi siciliani e calabresi, veri attori in queste vicende, siamo stati in questi anni relegati al ruolo di meri spettatori, senza la possibilità di avere una concreta consapevolezza sulla effettiva utilità del Ponte per lo sviluppo dei territori o sui modelli alternativi al progetto per realizzare il necessario progresso economico-sociale; ma va da sé che per noi anche il concetto di sviluppo è per definizione immateriale: concepibile ma non percepibile… e se anche il Ponte lo fosse?
*Segr. Prov.le Or.S.A.Trasporti