16 Maggio 2021 Giudiziaria

Loggia Ungheria, Ardita: “Adesso mi aspetto piena chiarezza su questa vicenda”

“Penso che in questo momento sia giusto andare a fondo, capire tutte le contraddizioni, da magistrato e cittadino aspetto che si faccia piena chiarezza su questa vicenda“. Lo ha detto Sebastiano Ardita, ex pm con lunga esperienza in inchieste antimafia, poi capo del Dap, ora consigliere Csm, ospite di ‘Non è l’Arena’, parlando a proposito della vicenda che lo vede coinvolto nei verbali dell’avvocato Piero Amara riguardati la presunta loggia segreta ‘Ungheria’.

Io sto molto bene, non mi ero mai abituato all’idea di un attentato all’integrità morale, avendo una vita assolutamente lineare e trasparente non temo questo attacco“, ha spiegato. E poi: “Può capitare nella vita professionale di essere oggetto anche di una calunnia, quello che è più grave è trovarsi al centro di circostanze che devono essere chiarite, che vanno dall’imbustamento della calunnia all’interno di un plico mandato ai giornali e anche a Di Matteo fino a una serie di situazioni informali che vanno ancora tutte chiarite”.

“I miei rapporti con Davigo? Io con lui non parlo più. Perché? Sono cose che non ha senso dire in questa sede, dove è meglio invece ragionare su argomenti più di immediata comprensione da parte della gente”.

«Le vie formali sono le vie previste dalla legge», ribadisce Ardita commentando un’intervista a Davigo sulla vicenda dei verbali secretati finiti al Csm. Poi l’affondo: «Se esiste la possibilità di derogare alla legge in circostanze speciali, non c’è più lo Stato di diritto. Torniamo un’altra volta all’800 in cui qualcuno si assume la responsabilità o la voglia di scavalcare la legge».

Alla domanda se si senta tradito da Davigo, Ardita risponde: «Questo è quello che possono pensare altri. Io voglio che si vada in fondo alle contraddizioni». A partire dal fatto che la presunta loggia era dedita a promuovere il garantismo e lui è considerato l’archetipo del giustizialismo. Al fatto che Amara definisce lui e il suo predecessore al Dap Tinebra, come «c… e camicia». «È noto che non è così», smentisce.

Una guerra di potere tra magistrati? “Il dato di partenza è che oggi io e Di Matteo non svolgiamo funzioni di potere all’interno del Csm. Prova ne è il fatto che abbiamo firmato un documento nel quale supportato l’idea di un sorteggio temperato per i componenti, per gli incarichi, addirittura per abolire l’immunità, le prerogative dei consiglieri e fare in modo che se sbagliano, paghino. La nostra posizione mal si concilierebbe con una guerra di potere, noi vogliamo togliere il potere al Csm per restituire autonomia alla magistratura”.

“Stento a credere che Marcella Contrafatto possa aver partecipato ad un’azione del genere”, ha poi detto Ardita rispondendo alla domanda se possa essere stata la funzionaria Marcella Contrafatto a far recapitare i verbali dell’avvocato Amara ai giornalisti.

Ardita racconta poi un particolare: “Siamo nel Natale che precede il lockdown, bussano alla mia porta nell’ufficio del Consiglio: era la signora Contrafatto, aveva in mano un oggettino di cristallo che le avevo regalato, mi guarda con gli occhi lucidi dicendo ‘dottore lei è l’unico consigliere che mi ha pensato, io questo non lo dimenticherò’. Per questo e anche per altre ragioni che non sto qui a raccontare, io ho sempre visto negli occhi di Marcella Contrafatto un atteggiamento, uno sguardo di affettuosa riconoscenza nei miei confronti. Francamente, non riesco a vederla nel ruolo di chi imbusta una calunnia e la manda al dottor Di Matteo e ai giornali contro di me“.

E se fosse stata davvero la Contrafatto? “La perdonerei”, ha risposto Ardita, “in tutta la mia vita non ho mai fatto nulla contro qualcuno che è più debole di me. Quindi la perdonerei sicuramente”.

Quindi il sospetto di Ardita. “Può essere una evidente strategia per metterci in difficoltà… questo è evidente”. Giletti lo incalza: “Perché sapevano che uno come Di Matteo sarebbe andato dai magistrati e non si sarebbe tenuto le cose nel cassetto?”. Risposta di Ardita: “Può darsi che sia per condizionare la nostra attività al consiglio, sicuramente non per un fine benefico, questo è poco ma è sicuro”.