17 Maggio 2021 Sport

PEPPE CATALANO RICORDA IL DOTT. RICCIARDI: FILIPPO PER ME E’ STATO UN PADRE

DI EDGPeppe Catalano è stato per tutti i tifosi del Messina calcio che hanno superato la quarantina, l’emblema del 10 calcistico, il ‘dieci umile’.

Sul campo esprimeva passione e classe, indossando le scarpette sempre con la stessa grinta, carattere e serietà, sia nei campi polverosi di città di periferia, sia in quelli ricchi della serie A.

Un dieci umile perché, come dichiarò tempo fa in una intervista a questo quotidiano, il dieci “deve essere uno come Baggio, come Del Piero, che hanno incarnato tutto, professionalità, umiltà, grandezza…. grandi calciatori e grandi uomini, che sono d’esempio anche per i giovani”.

Peppe Catalano ha giocato ben 142 partite nell’Acr Messina, dal 1984 al 1988, segnando 40 gol. Il suo rapporto col dottor Ricciardi, storico medico sociale del Messina Calcio, morto oggi a 88 anni, risale alla stagione 1983-1984, ai tempi dell’Akragas, e non si è mai interrotto.

“Il dottore Ricciardi, chiamato da tutti Filippo, io l’ho conosciuto mesi prima che arrivassi a Messina perchè giocavo nell’Akragas allenato da Franco Scoglio, suo grande amico. Io avevo dei problemi con Scoglio – spiega l’ex numero 10 del Messina -. Filippo mi telefonava dicendomi di comportarmi bene perché il mister gli confidava che ad Agrigento c’era un calciatore forte che avrebbe portato a Messina ma che lo faceva tribolare e lui, il grande Filippo, con le sue dolci maniere mi chiedeva di dare una mano al professore e che non mi dovevo preoccupare di niente perché l’anno dopo sarei stato sicuramente a Messina. E così è stato. Quello è stato il tempo in cui iniziai a conoscerlo, poi arrivai a Messina e Filippo subito gli disse: hai visto che ti raccontavo la verità, ora sei qui e fammi vedere se quello che diceva Scoglio era la verità. Cioè dovevo dimostrare di essere bravo e questo è stato il mio primo incontro con Filippo, l’inizio di 4 anni insieme fatti di successi sportivi ma soprattutto un rapporto di amicizia mai finito fino ad oggi, giorno della sua scomparsa”.

“Quando passavo da Messina – ricorda Peppe Catalano – per andare a Potenza lo andavo sempre a trovare. Avevo un rapporto cordiale e affettuoso con la moglie e con i figli. L’ultima volta che ci siamo visti è stato in occasione della partita Messina-Akragas, quando invitato dalla società Messina, in quanto anche ex Akragas, sono venuto a salutare i miei vecchi miei ed ho voluto in campo con me Filippo”.

“In 4 anni non ho mai avuto un problema con lui, mai una parola fuori posto. Sia con me – sottolinea – che con tutti quei ‘bastardi’ che anche lui in privato chiamava cosi”.

“Nella mente mi restano due grandi ricordi di lui, perché lo prendevo in giro per questo due immagini che ho sempre davanti agli occhi. La prima – dice sorridendo – è l’immagine di Filippo con Ciccio Currò, altro rappresentante insieme al dottore della messinesità, due persone fantastiche, che quando dovevano prestare soccorso al calciatore infortunato, durante la partita, correvano tutti e due; ma sempre Ciccio davanti e lui dietro e questo era motivo di presa in giro da parte mia per lui che ridendo sempre mi diceva che lo faceva di proposito… . E poi l’altra immagine si collega a questa, in quanto nel ritiro precampionato, dopo che noi avevamo finito l’allenamento, proposi una gara in salita fra lui e Ciccio. Sfida che accettarono e che vinse Ciccio …potete immaginare come lo abbiamo distrutto”.

“Filippo per me è stato come un padre – ricorda commosso – qualsiasi cosa avessi bisogno era sempre disponibile. E’ un dispiacere enorme averlo perso. Speriamo venga ricordato per come merita…”.