18 Maggio 2021 Giudiziaria

Il pizzo alla Fiumara d’Arte, Tamburello condannato a 3 anni

Sentenza di primo grado ribaltata, quindi non più assoluzione «per non aver commesso il fatto» ma condanna a 3 anni di reclusione, in appello, per l’ex consigliere comunale di Terme Vigliatore Vincenzo Tamburello, per il processo “Concussio”. È questo il passaggio clamoroso della sentenza di secondo grado che si è registrata ieri pomeriggio a Messina, per la vicenda delle infiltrazioni mafiose dei clan di Mistretta e San Mauro Castelverde con richieste estorsive all’impresa Pegaso di Brolo, che nel 2015 era impegnata nei lavori di restauro della Fiumara d’Arte, il meraviglioso percorso di sculture all’aperto, il più grande d’Europa, realizzato con grandi sacrifici dal mecenate Antonio Presti. Si trattava di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’appalto da un milione di euro bandito dal Comune di Mistretta per lavori di valorizzazione e fruizione dei 12 siti della “Fiumara d’Arte” nella Valle dell’Halaesa. Una vicenda che aveva oltretutto portato dopo qualche tempo allo scioglimento per mafia del Comune di Mistretta.

La condanna del commercialista Vincenzo Tamburello l’aveva chiesta con forza nel corso del suo intervento per l’accusa, eravamo a febbraio del 2020, il sostituto procuratore generale Felice Lima. E deve aver insinuato più d’un dubbio nel collegio presieduto dal giudice Alfredo Sicuro, visto che nel marzo scorso a un passo dalla sentenza i giudici avevano deciso di riaprire il dibattimento per risentire la parte offesa, l’imprenditore Rosario Fortunato, titolare della Pegaso Costruzioni di Brolo, e la moglie Barbara Scaffidi Chiarello. E dopo averli risentiti in aula evidentemente il quadro probatorio è cambiato per i giudici d’appello, che a differenza di quelli di primo grado hanno ritenuto colpevole Tamburello per la tentata estorsione, infliggendogli 3 anni di reclusione e 2.100 euro di multa (è il capo A delle imputazioni). A suo carico decisa anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e il futuro risarcimento in sede civile alla parte civile, l’imprenditore Rosario Fortunato, che è stato rappresentato dall’avvocato Luigi Azzarà.

Per il resto la sentenza di ieri parla di quattro riduzioni minime di pena con la concessione delle attenuanti generiche e quattro conferme. Ecco il dettaglio. Nella vicenda erano imputati anche Giuseppe “Pino” Lo Re e la cartomante di Acquedolci Isabella Di Bella, per la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, e poi anche altri 6 imputati: Annamaria Hristache, Mario Bonelli, Giuseppe Belverde, Dimitrina Dimitrova, Florian Florea e Dimona Dimitrova Gueorguieva, considerati dei prestanome, che rispondevano esclusivamente di trasferimento fraudolento di valori con Lo Re, condannati in primo grado a pene di poco superiori ai due anni. In appello si è quindi registrata la conferma delle condanne di primo grado per Lo Re (7 anni e 6 mesi), Di Bella (3 anni), Belverde (2 anni) e Bonelli (2 anni e 2 mesi). Pene lievemente ridotte rispetto al primo grado, con la concessione della attenuanti generiche e della sospensione, hanno registrato Florian Florea, Dimona Dimitrova Gueorguieva e Dimitrina Dimitrova (un anno e 8 mesi), e poi Annamaria Hristache (2 anni).

Parecchi i legali impegnati ieri nella difesa, gli avvocati Giuseppe Serafino, Alessandro Pruiti, Eugenio Passalacqua, Alvaro Riolo, Marcella Merlo e Salvatore Caputo.