28 Maggio 2021 Giudiziaria

Sistema Siracusa: la Cassazione annulla il patteggiamento di Calafiore, si torna a Messina per un nuovo processo

Annullato il patteggiamento dell’avvocato Giuseppe Calafiore, che tornerà a Messina per un nuovo processo (o un nuovo accordo con la Procura) nell’ambito del “Sistema Siracusa”.

La Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso della Procura generale di Messina annullando la definizione della posizione di Calafiore che, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, aveva ottenuto a novembre la pena concordata di undici mesi di reclusione, in continuazione con la condanna a due anni e nove mesi inflitta a febbraio del 2019 dal Gup del Tribunale di Roma. La pena era stata concordata dai legali difensori Alberto Gullino e Mario Fiaccavento, con i pm Federica Rende, Antonella Fradà e Antonio Carchietti.

A presentare appello il Sostituto procuratore generale di Messina, Felice Lima, e il Procuratore Vincenzo Barbaro, che hanno contestato il patteggiamento in continuazione a 11 mesi di Giuseppe Calafiore nell’ambito del filone peloritano del Sistema Siracusa, con sentenza del 6 novembre 2020. L’udienza si è tenuta in Camera di Consiglio, senza l’intervento dei difensori, e adesso si attendono le motivazioni.

Quelle usate dalla Procura generale furono fin da subito parole pesanti nei confronti anche del giudice Fabio Pagana che ha emesso la sentenza. Il procuratore Lima evidenziava i capi di imputazione dei reati in capo all’avvocato siracusano e anche i migliaia di articoli sul Sistema Siracusa parlando di “una delle più gravi, estese e spudorate corruzioni sistemiche mai realizzate”. E in ragione di ciò si stupiva dell’accordo tra lo stesso imputato e la Procura di Messina e delle pene “men che simboliche” che il gup Pagana ha poi accolto nella sentenza di patteggiamento. Pena che il giudice precedente (Danilo Maffa, poi ricusato) aveva rigettato con novità marginali.

Il sostituto Lima temeva che in questo modo si “oltraggi la giustizia” – parole sue – per reati gravi. Per ogni capo di imputazione (e sono poco meno di 30) Lima citava la pena inflitta (tutti tra i 12 e i 30 giorni di reclusione) che porta un totale di 407 giorni di reclusione, ridotti per la scelta del rito a 286 e aumentati a 11 mesi come continuazione sulla pena inflitta a Roma. Calafiore è accusato di associazione per delinquere, corruzione del pubblico ministero e di periti e consulenti tecnici, svariate ipotesi di falso.

Pene simboliche – a suo dire – e clamorose se si considerano quelle inflitte dallo stesso giudice Pagana in altri casi. E riportava ad esempio i 10 anni a un ladro che si era impossessato di un’auto parcheggiata con le chiavi nel cruscotto: rapina impropria perché il derubato aveva tentato di fermarlo aggrappandosi all’auto e riportando contusioni. E la condanna di 4 anni e 6 da parte di un altro giudice dello stesso ufficio per una donna che aveva rubato uova di Pasqua da un supermercato.

Partendo da questi presupposti, Lima presentava ricorso contro la sentenza di patteggiamento ritenendola illegittima per erronea qualificazione giuridica del fatto sulla vicenda Calafiore – Open Land – Verdini – Mineo: “emerge con tutta evidenza che le somme oggetto di contestazione non sono state versate per finanziare il partito ma per ottenere in cambio da Verdini il suo intervento in favore di Mineo. E con altrettanta evidenza emerge che Verdini accettò le somme per compiere atti contrari ai suoi doveri di parlamentare, che in effetti compì e che non diedero il risultato sperato solo per ragioni estranee ala volontà dei corruttori e del corrotto”.

“Dalla lettura degli atti processuali – si leggeva nel ricorso del Procuratore Aggiunto Barbaro – la somma 300 mila euro proveniente dal patrimonio della società Open Land srl è stata corrisposta a Denis Verdini in qualità di parlamentare e coordinatore del gruppo politico denominato Ala al fine di sollecitare un interessamento del Verdini per la nomina di Mineo quale componente del Consiglio di Stato, nonché al fine di sollecitare un intervento del Verdini sul Cga nel contenzioso amministrativo coinvolgente la società Open Land”.

Il Procuratore generale di Messina evidenziava il patto tra Mineo e gli avvocati Amara e Calafiore. “In particolare, Mineo avrebbe ricevuto da Amara e Calafiore, quali soggetti titolari o coinvolti nelle imprese Am Group e Open Land e per il tramite della società Ocean One Consulting, anch’essa riconducibile ad Amara e Calafiore, somme pari a 115 mila euro per determinare, nella qualità di giudice relatore il collegio del Cga ad assumere contra legem una decisione  favorevole alle imprese Am Group e Open Land nell’ambito dei contenziosi contro il Comune ed altri nonché per rivelare ad Amara e Calafiore notizie coperte da segreto d’ufficio afferenti lo svolgimento delle camere di consiglio in Palermo ed altri luoghi in epoca successiva al dicembre del 2015”.

“Al di la delle modalità di stesura del capo di imputazione, della notevole approssimazione dello stesso (il reato è indicato erroneamente come previsto dalla “legge 1095/74” invece che dalla legge 195/74′) e della punteggiatura decisamente impropria, emerge con tutta evidenza che le somme oggetto di contestazioni non sono state versate per finanziare il partito, ma per ottenere in cambio dal Verdini il suo intervento in favore del Mineo. E con altrettanta evidenza emerge che il Verdini accettò le somme per compiere atti contrari ai suoi doveri di Parlamentare, che in effetti compì e che non diedero il risultato sperato solo per ragioni estranee alla volontà dei corruttori e dei corrotti. Sicchè – concludeva il sostituto procuratore generale Lima –  i fatti integrano la fattispecie di corruzione all’art. 319 c. p. o, a tutto concedere, quella di cui all’art. 318 c. p., ma non certo il diverso reato di finanziamento illecito ai partiti di cui all’art. 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195“.

“Questo sostituto procuratore generale teme sommamente il c. d. ‘giudice etico’ e ritiene continuamente che compito del giudice sia applicare con umiltà le leggi senza lasciarsi sedurre dalla pericolosa ambizione di ‘fare giustizia’”.

“L’intrinseca esiguità delle pene – men che simboliche scrive Lima – appare ancora più clamorosa se si considera la dosimetria delle penenormalmente usata dallo stesso giudice (il dott. Pagana) in altri casi (come scritto sopra, i dieci anni comminati ad un ladro di auto e i 4 anni e 6 mesi a una donna che aveva rubato alcune uova di Pasqua Kinder in un supermercato…)“.

Calafiore ha patteggiato 2 anni e 9 mesi di reclusione a Roma, nell’ambito dell’inchiesta della presunta corruzione dell’ex presidente del Cga di Palermo, Raffaele Maria De Lipsis, che aveva disposto una mini tornata elettorale in 9 sezioni, tra Rosolini e Pachino, che, nell’ottobre del 2014 decretò il successo del deputato regionale sospeso Pippo Gennuso, a scapito di Pippo Gianni. Lima riteneva illegittima la sentenza per «erronea qualificazione giuridica del fatto», in quanto i fatti contestati «integrano la fattispecie di corruzione ma non il reato di finanziamento illecito ai partiti».