1 Giugno 2021 Giudiziaria

Restituiti all’imprenditore Immacolato Bonina beni per un valore complessivo di circa 400mila euro. Erano stati sequestrati nell’ambito dell’operazione “Credit Away”

Torna nuovamente in possesso dell’imprenditore Immacolato Bonina il patrimonio immobiliare personale, comprese somme di denaro, per un valore complessivo di circa 400mila euro che gli era stato sequestrato lo scorso 5 maggio dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione denominata “Credit Away, quando ricevette anche un avviso di garanzia in ordine all’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, nonché ulteriori ipotesi di reato per omesso versamento dell’IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il Tribunale del riesame di Messina, presidente Massimiliano Micali, ha infatti annullato – accogliendo le richieste avanzate dal difensore, avv. Francesco Aurelio Chillemi – il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Barcellona Salvatore Pugliese, per il solo presunto reato di mancato versamento dell’Iva, perché, in qualità di amministratore unico della società “Centro supermercati Regione Sicilia s.p.a.”, non avrebbe versato, entro il termine dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’Imposta sul valore aggiunto, per un ammontare pari esattamente a 388.362 euro.

Il sequestro delle somme, che sarebbero state evase nel 2015 per l’anno d’imposta relativa al versamento dell’Iva, coincideva con il periodo in cui per la stessa società era stato presentato il piano di concordato preventivo per evitare il fallimento.

IL SEQUESTRO DELLA GDF

Il 5 maggio scorso i Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato circa 400.000 euro nei confronti di Immacolato Bonina, il noto imprenditore operante nella distribuzione alimentare, originario di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

In particolare, le analisi contabili, bancarie e finanziarie, eseguite dagli specialisti delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, diretta dal Procuratore Capo Emanuele Crescenti, si concentravano sulla circostanza come la società oggetto d’indagine, nonostante la floridità del volume d’affari, da un certo punto in poi, improvvisamente ed inspiegabilmente, manifestasse chiari sintomi di difficoltà finanziarie, con evidenti riflessi sulle somme dovute ai creditori ed all’Erario: la società investigata, gravata da una perdita di esercizio per oltre 40 milioni di euro, veniva pertanto “lasciata morire”, cedendo il posto ad una “new company”, riconducibile, tuttavia, al medesimo importante Gruppo imprenditoriale ed operante nel medesimo settore economico.

Successivamente, quindi, i finanzieri peloritani, coordinati dal Sostituto Procuratore barcellonese D.ssa Veronica De Toni, scandagliando i bilanci presentati a partire dal 2014, rilevavano “una serie di incongruenze, falsità e rapporti di collegamento tra società nonché valori artefatti nei bilanci al fine di dissimulare uno stato di crisi e di insolvenza”, realizzate attraverso una singolare svalutazione dei crediti intercompany, per oltre 30 milioni di euro.

In altri termini, all’esito delle indagini esperite, si ritenevano raccolti sufficienti elementi indiziari nei confronti del noto imprenditore originario del più popoloso centro della Città Metropolitana di Messina, IMMACOLATO BONINA, classe ’64, a cui conseguentemente è stato notificato l’avviso di garanzia, in ordine all’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, nonché ulteriori ipotesi di reato per omesso versamento dell’IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

A tale ultimo proposito, il competente G.I.P. del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, dott. Salvatore Pugliese, condividendo l’ipotesi accusatoria della Procura barcellonese e ritenendo l’esistenza del fumus dei reati ipotizzati, disponeva la misura cautelare reale, sino alla concorrenza della somma di € 388.000 circa, corrispondente all’IVA non versata e costituente il profitto del reato, valore superiore alla soglia di punibilità penale, oggi fissata dalla legge a € 250.000,00.