13 Giugno 2021 Attualità

«Volevo fuggire, loro filmavano»: i video e l’accusa di violenza al calciatore Manolo Portanova e due amici

I video e le fotografie nascosti, forse, nella memoria di due o tre smartphone. Potrebbe arrivare mercoledì dalla loro analisi la verità sul presunto stupro denunciato da una studentessa universitaria di 21 anni. L’inchiesta ha portato all’arresto di tre giovani: Manolo Portanova, 21 anni, calciatore del Genoa e della Nazionale Under 20, che al momento dell’arresto si trovava in vacanza a Messina, Alessio Langella, 23 anni, zio di Manolo e Alessandro Cappiello, 24. Un 17enne invece è stato denunciato a piede libero alla Procura dei Minori di Firenze.

La ragazza ha raccontato che i suoi presunti violentatori hanno scattato foto e video mentre lei cercava di difendersi. Gli indagati hanno fornito una versione opposta dicendo che non c’è stata alcuna violenza e che la studentessa era consenziente. Ed è per questo che mercoledì in Procura a Siena ci sarà un incidente probatorio, accertamento irripetibile che potrebbe cristallizzare le eventuali prove sui telefonini dei presunti violentatori. Solo allora si saprà se i filmati esistono e se possono chiarire cosa è successo la notte del 30 maggio in un appartamento a due passi da Piazza del Campo. Tutti vogliono vederle quelle immagini. L’accusa perché è certa che lo stupro ci sia stato, la difesa degli indagati perché convinta che quel rapporto sia stato consenziente.

«C’erano molte persone e nessuno ha confermato le violenze denunciate — spiega Duccio Panti, uno dei legali dei giovani sotto accusa —. Se ci sono filmati li valuteremo, ma già adesso ci sono testimonianze diverse». Agli atti dell’inchiesta ci sono infatti elementi contrastanti. Come un messaggio vocale inviato dalla ragazza a un cugino in cui avrebbe detto: «Ho partecipato a un’orgia». Anche la presunta vittima avrebbe chiesto al suo avvocato, Jacopo Meini, di visionare le immagini. «Ho visto i miei violentatori scattare foto e video — ha raccontato —. Me li sono trovati davanti, in tre. Ho tentato di fermarli, ho cercato di fuggire ma mi hanno immobilizzata e hanno continuato a scattare foto. Vedevo i flash dei telefonini». Un particolare che viene confermato anche nella misura cautelare nei confronti di Portanova, Langella e Cappiello.

I presunti responsabili avrebbero agito con premeditazione con una «definitiva insensibilità verso la ragazza» dimostrata dalla «gratuità degli atti di violenza sessuale e l’animalesco bagaglio di strumenti a disposizione», ovvero i telefonini con i quali avrebbero fotografano e filmato la scena. Agli investigatori la ragazza ha detto di aver sognato di poter cominciare una storia con Manolo Portanova. «Ci eravamo conosciuti da tre settimane, quel ragazzo mi piaceva tantissimo — ha raccontato —: mi stavo innamorando e avevo deciso di passare una notte con lui».

È il 30 maggio. La studentessa trascorre il pomeriggio e la sera in un locale del centro storico di Siena. Poi l’invito di Portanova in un appartamento a due passi da Piazza del Campo. Lei acconsente, spera nell’inizio di un amore. Ricorda che, dopo una decina di minuti, la porta della camera si apre lentamente. Uno spiraglio di luce tenue, altre persone entrano nella stanza. Presenze che sente sempre più vicine e minacciose. Quando il presunto stupro finisce la ragazza racconta tutto a una sua amica. Pare addirittura che prima delle violenze la studentessa abbia inviato all’amica un messaggio: «Mi stanno molestando, aiutami».