17 Giugno 2021 Giudiziaria

MAFIA E POLITICA, LA SENTENZA: ASSOLTI FRANCANTONIO GENOVESE, FRANCO RINALDI, PAOLO DAVID E PIPPO CAPURRO. MOLTE LE PRESCRIZIONI

di Enrico Di Giacomo – Lo scambio elettorale politico-mafioso? Non c’è mai stato. L’associazione a delinquere? Inesistente.

È stato il giorno della sentenza d’appello per il maxiprocesso “Matassa, ovvero le commistioni tra mafia, politica e criminalità organizzata in città con al centro tre campagne elettorali tra il 2012 e il 2013, smantellate da una lunga indagine della polizia nel 2016. Un grande lavoro vanificato dalla sentenza di oggi. Una sentenza per certi versi clamorosa. E’ una pioggia di sconti di pena, prescrizioni, assoluzioni parziali e totali il verdetto della Corte.

Ecco nel dettaglio il dispositivo della sentenza letto dal giudice Alfredo Sicuro pochi minuti fa. La Corte, dopo 9 ore di camera di consiglio, ha così deciso in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Messina il primo ottobre 2019: 22 le condanne e 16 tra assoluzioni e prescrizioni. Dichiarati prescritti tutti i reati elettorali. Condanne invece per gli esponenti delle associazioni mafiose.

Francantonio Genovese, assolto dall’associazione a delinquere perchè il fatto non sussiste e prescritto per i reati di cui ai capi 19 e 20 

Franco Rinaldi, assolto perché il fatto non sussiste dall’associazione a delinquere 

Paolo David, ex consigliere comunale, assolto dall’associazione a delinquere perchè il fatto non sussiste e prescritto per tutti gli altri reati

Giuseppe Capurro, ex consigliere comunale, assolto (prescritto per il reato di cui al capo 34)

Carmelo Ventura, di Camaro S. Paolo detto “Carosello”, 13 anni di reclusione

Antonio Chillè, 1 anno e 6 mesi

Andrea De Francesco, di Bisconte, 7 anni

Lorenzo Guarnera, di Camaro S. Paolo, 10 anni

Salvatore Mangano, di Cararatti detto “Panzazza”, 10 anni

Adelfio Perticari, detto “Adolfo”, 10 anni

Domenico Trentin, 10 anni

Francesco Comandè, 6 anni

Giovanni Ventura, di Camaro, 10 anni

Salvatore Pulio, del villaggio Annunziata, 10 anni

Fortunato Cirillo, del villaggio Santo, 10 anni

Gaetano Nostro, di San Filippo, 16 anni e 6 mesi

Per Raimondo Messina, di Santa Lucia sopra Contesse, 22 anni, non doversi procedere perchè l’azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela per il capo 7 e assoluzione dalla contestazione di cui al capo 13 perchè il fatto non sussiste.

Giuseppe Cambria Scimone, di Santa Lucia sopra Contesse detto “Peppone”, 10 anni

Giovanni Celona, di Santa Lucia sopra Contesse, 11 anni e 10 mesi

Francesco Celona, 4 anni e 6 mesi

Francesco Foti, di Santa Lucia sopra Contesse, 7 anni

Giuseppe Pernicone, del villaggio Santo, 7 anni e 4 mesi

Luca Siracusano, di Santa Lucia sopra Contesse detto “U Biddicchiu”,

Francesco Tamburella, di Santa Lucia sopra Contesse, 7 anni e 6 mesi

Vincenza Celona, di Santa Lucia sopra Contesse,

Massimiliano Milo, del rione Aldisio, 3 anni e 6 mesi

Rocco Milo, del rione Aldisio, 3 anni e 6 mesi

Gaetano Nostro, 16 anni e sei mesi (2.800 euro di multa)

Concetta Terranova, 1 anno e 10 mesi

Assoluzioni sono arrivate per: Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Pietro Santapaola, Rocco Richichi, Vincenza Celona, Gaetano Freni, Francesco Zuccarello, Lorenzo Papale, Antonino Lombardo, Vincenza Celona, Paola Guerrera, Francesco Perrello.

Decisa la revoca dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale applicate a Francesco Ventura e applica l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Concessa a Concetta Terranova la sospensione della pena.

Dichiarata la perdita di efficacia della misura degli arresti domiciliari applicata a Vincenza Celona e ordina l’immediata liberazione della stessa se non detenuta per altra causa.

Santi Ferrante, già detenuto detto “Ricchiazzi”, verrà giudicato da un altro collegio il 2 luglio. La sua posizione è stata stralciata per motivi di salute.

Il processo ha visto impegnati gli avvocati Nino Cacia, Nino Favazzo, Salvatore Silvestro, Domenico Andrè, Daniela Agnello, Orazio Carbone, Alessandro Billè, Carlo Autru Ryolo, Dario Bertuccio, Letterio Cammaroto, Giuseppe Carrabba, Antonio Giacobello, Giacomo Iaria, Decimo Lo Presti, Massimo Marchese, Filippo Pagano, Tancredi Taclò, Rosario Scarfò, Beatrice Rinaudo.

 

LA REQUISITORIA DEL PG FELICE LIMA.

E’ del marzo scorso la requisitoria dell’accusa delsostituto procuratore generale Felice Lima che aveva chiesto ai giudici d’appello la dichiarazione di prescrizione per tutti i reati di corruzione elettorale, la conferma per il resto della sentenza di primo grado, e infine la condanna a 24 anni di reclusione per uno degli imputati, Raimondo Messina, come unica posizione specifica rivisitata, anche in relazione al procedimento “Polena”. Ma c’era il “noto intercettazioni” che pesava e non poco sul processo. Dal canto suo il sostituto Pg Lima aveva sottolineato che nel recente passato questo nuovo indirizzo della Cassazione è stato “disatteso” da alcuni organi giudicanti con motivazioni condivisibili o meno. Oggi la decisione del collegio presieduto dal giudice Alfredo Sicuro. Di certo le intercettazioni, in questo procedimento, erano una delle architravi del quadro accusatorio, e anche per questo è cambiato molto rispetto alle condanne del primo grado nella scelta finale dei giudici, con un forte ridimensionamento e tante assoluzioni.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO.

In primo grado nell’ottobre 2019 ci furono ben 39 condanne, a politici ed esponenti dei clan mafiosi, basta citare Francantonio Genovese e Franco Rinaldi da un lato, e il boss di Camaro Carmelo Ventura dall’altro. In secondo grado sono coinvolti tutti e 39 gli imputati condannati e tre parti civili: l’associazione antimafia “Le verità vive!”, Addiopizzo Messina onlus e l’imprenditore Nicola Giannetto.

La sentenza di primo grado ha dimostrato secondo i giudici l’esistenza di tre associazioni criminali. O meglio quattro. Tre di stampo mafioso, i clan Ventura e Ferrante a Camaro, con quest’ultimo sodalizio che in un determinato momento storico si è “avvicinato” parecchio al primo, e il gruppo Spartà a S. Lucia sopra Contesse. Una dedita invece al voto di scambio in più competizioni elettorali, capeggiata sostanzialmente dall’ex sindaco Francantonio Genovese e dal cognato Franco Rinaldi, entrambi ex parlamentari, uno nazionale e l’altro regionale. Ma è l’esistenza del “sistema elettorale” dedito al voto di scambio a Messina e dintorni che ha avuto una portata di grande novità dal punto di vista dell’accertamento processuale. È stata ricostruita una “rete di influenze” che in cambio dei voti contraccambiava non soltanto con generi alimentari, dai pacchi di pasta semplici alle “buste della spesa” complete, così come hanno raccontato in aula gli imprenditori Pernicone, ma poteva promettere per esempio assunzioni in cliniche private o partecipazioni delle coop nelle gare d’appalto.

I numeri del primo grado parlano di 39 condanne, 6 assoluzioni totali e 2 dichiarazioni di prescrizione, rispetto ai 47 imputati iniziali. Nell’ottobre del 2019 i giudici inflissero a Genovese 4 anni e 2 mesi, e a Rinaldi 3 anni e 4 mesi. Tra gli altri furono condannati anche gli ex consiglieri comunali Paolo David e Giuseppe Capurro, rispettivamente a 4 anni e 9 mesi, e a un anno (quest’ultimo rispondeva solo di corruzione elettorale ed aveva registrato a suo tempo l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare da parte dei giudici del Riesame). Al boss di Camaro Carmelo Ventura furono inflitti 18 anni. Agli imprenditori Angelo e Giuseppe Pernicone furono inflitti 11 anni e 10 anni e 4 mesi. Al medico Giuseppe Picarella fu inflitto un anno e 6 mesi. Secondo i giudici della seconda sezione penale, all’epoca presieduta da Mario Samperi, un dato balzò subito all’occhio: c’era la mafia, c’era la politica, poi c’era il “mondo di mezzo”, ovvero quegli esponenti della zona grigia che avevano contatti da una parte e dall’altra, come vasi comunicanti.

Ecco come i giudici descrissero per esempio la “macchina elettorale” di Genovese quando parlarono del reato associativo: «… nel caso di specie può senz’altro affermarsi che il sodalizio avesse la disponibilità di strumenti idonei e adeguati al raggiungimento dei suoi fini: fruiva infatti delle risorse economiche necessarie per provvedere all’acquisto di derrate alimentari e di persone preposte al loro prelievo dai supermercati, alla custodia, alla individuazione dei beneficiari e alla successiva consegna; di locali ove riporre la merce destinata alla distribuzione (l’abitazione di Pernicone Angelo, il patronato di Borgia Salvatore); di mezzi adatti al trasporto delle derrate (furgoni, veicoli, il cestello nella disponibilità dei Pernicone); oltre che – naturalmente – di una fitta rete di relazioni e conoscenze attraverso cui assicurare svariate utilità promesse quale contropartita di voti».

IL DETTAGLIO DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO.

Nel dettaglio sono stati inflitti ben 18 anni alla boss di Camaro Carmelo Ventura, 11 anni ad Angelo Pernicone e 10 anni e quattro mesi a Giuseppe Pernicone. Un anno e sei mesi al medico Giuseppe Picarella. E ancora Carmelo Bombaci quattro anni e sei mesi, Giuseppe Gabriel Scimone, 15 anni, Francesco Celona sei anni, Giovanni Celona 12 anni, Vincenza Celona 12 anni, Fortunato Cirillo 13 anni e quattro mesi, Francesco Comandè 7 anni, Andrea De Francesco 13 anni quattro mesi, Santi Ferrante 16 anni, Francesco Foti 10 anni, Gaetano Freni sei mesi, Baldassarre Giunti due anni, Mario Giacobbe due anni, Lorenzo Guarnera 13 anni e quattro mesi Paola Guerrera, sei mesi, Antonino Lombardo nove mesi, Salvatore Mangano 13 anni e quattro mesi, Raimondo Messina 17 anni, Massimiliano Milo quattro anni, Rocco Milo quattro anni, Gaetano Nostro, vent’anni, Lorenzo Papale sei mesi, Giuseppe Perrella sei mesi, ad Alfio Perticari, 13 anni quattro mesi, Salvatore Pulio 14 anni e 8 mesi, Rocco Richichi, 6 mesi, Pietro Santapaola tre anni e sei mesi, Francesco Tamburella nove anni, Domenico Trentin 13 anni e quattro mesi, Giovanni Ventura 14 anni e Francesco Zuccarello sei mesi. Hanno ottenuto invece l’assoluzione Giuseppe Barillà, Salvatore Borgia, Orazio Manuguerra, Cristina Picarella, Paolo Siracusano e Fabio Tortorella. Prescrizione per Vittorio Catrimi e Rosario Tamburella.

Le motivazioni della sentenza di primo grado

Secondo i giudici è stata dimostrata dal processo «… una ininterrotta attività dell’associazione tra l’autunno del 2012 e l’estate del 2013, finalizzata ad alimentare un sistema clientelare a fini elettorali, connotato da una tendenziale stabilità». E dentro questo calderone politico-elettorale «… David Paolo, all’epoca dei fatti consigliere comunale del Pd, rivestiva una posizione apicale, svolgendo un fondamentale e decisivo ruolo di organizzatore dell’attività illecita, agendo sia nell’interesse proprio che dei suoi referenti politici di più alto livello, Genovese Francantonio e Rinaldi Francesco». Era il «collettore dei voti in cambio di denaro, generi alimentari o altre utilità, quali colloqui di lavoro e assunzioni, favori e segnalazioni…».

NEL 2016 LA PRIMA SENTENZA.

Nel dicembre 2016 venne emessa la prima sentenza;  quattro condanne ed una assoluzione il bilancio. Il GUP Maria Vermiglio, per le cinque persone che decisero di essere processati col rito abbreviato, ossia direttamente in fase di udienza preliminare e saltando il dibattimento, per beneficiare della riduzione della pena fino ad un terzo del massimo previsto, decise l’assoluzione per il poliziotto in pensione Stefano Genovese, l’assoluzione per una delle accuse il carabiniere Michelangelo La Malfa, assolto per non aver commesso il fatto, il quale però venne condannato per l’altro capo di imputazione, voto di scambio, a 8 mesi (pena sospesa). All’inizio di quest’anno la Cassazione ha annullato senza rinvio anche questa condanna. Furono condannati infine a 6 anni ed 8 mesi Carmelo Catalano, Pietro Costa e Fortunato Magazzù.