1 Luglio 2021 Giudiziaria

Csm ed ex Ilva, Piero Amara scarcerato: “Ecco le mie verità. Gestivano tutto Ferri, Lotti e Palamara”

Nella partita diabolica che l’avvocato Piero Amara sta conducendo con la giustizia italiana c’è una rilevante novità: l’avvocato siciliano ha ripreso a parlare. E i magistrati, per il momento, gli credono. Ieri, infatti, il gip di Potenza Antonello Amodeo lo ha scarcerato dopo che, per giorni, l’avvocato siciliano ha riempito verbali raccontando le sue verità. Amara è accusato di corruzione in atti giudiziari: secondo l’accusa avrebbe prima contribuito alla nomina a procuratore di Taranto di Carlo Maria Capristo, per gestire il processo Ilva, di cui era stato nominato consulente. Il tramite con Capristo, secondo l’accusa, sarebbe stato il poliziotto Filippo Paradiso, anche lui in carcere.

Amara ha sostanzialmente confermato le accuse. Seppur provando fortemente a ridimensionarle. Ma, soprattutto, nelle 72 pagine del primo dei verbali ha “fatto l’Amara”: mischiato le carte, raccontato fatti alle volte confusi, alle volte invece assai precisi. Tirato dentro un centinaio di nomi con circostanze ma anche allusioni, accelerate e immediate retromarce. Ha parlato della Loggia Ungheria, “che non è un’associazione segreta, ma piuttosto un’associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio”. Ha messo a verbale quelli che sarebbero i suoi rapporti con gli altri papaveri di Stato. Parlato in lungo e largo dei suoi rapporti con la politica, e in particolare con le persone vicine all’ex premier Matteo Renzi. E dei giochi all’interno del Consiglio superiore della magistratura.

Il Csm
Amara ha individuato le tre persone che, a suo dire, gestivano le nomine di mezza magistratura italiana: il potentissimo vertice di Magistratura indipendente, il parlamentare Pd, Cosimo Ferri. L’ex ministro Luca Lotti. E l’ormai ex magistrato Luca Palamara. “Ora Ermini ha preso un minimo di autonomia, ma fin quando non scoppiavano gli scandali chi decideva il voto dei laici era Luca Lotti. E poi si coordinava insieme a Luca Palamara e a Cosimo Ferri. Io avevo – dice Amara – relazioni personali con Cosimo Ferri. Una volta abbiamo gestito un voto all’interno del Csm all’interno della Galleria Sordi, a Roma”. La questione era quella del processo disciplinare contro l’ex pm di Siracusa, Maruzio Musco. “Intervenne Palamara. Bacci (imprenditore vicino a Renzi, ndr) e la Boschi intervengono su Fanfani (ex membro del Csm) (…) E neppure la censura”. Amara racconta poi di conoscere tutti i passaggi di alcune delle nomine più delicate. “Dicevamo a Lotti, tu a Firenze ti devi nominare uno che la domenica ti lava la macchina al parcheggio. Non cercare grandi nomi, perché poi non ti rispondono”. Mentre su Roma racconta come il gruppo volesse nominare Viola, “perché così Ielo se ne andava a fare le fotocopie!”.

Ilva
Amara è accusato di aver in qualche modo avvicinato Capristo per poter gestire il processo Ilva. Non lo nega. “Ma all’Ilva – dice – non si muoveva un dito se non era Enrico Laghi a decidere”. Enrico Laghi era il commissario straordinario scelto proprio dal governo Renzi per gestire il siderurgico dopo il sequestro della magistratura. “C’era Nicoletti (consulente dell’azienda, arrestato a Potenza, ndr), Capristo, Paradiso, non c’è dubbio tutto quello che ho fatto… ma il dominus di certi rapporti era Enrico Laghi (…) Io ho sempre avuto rapporti Bacci-Lotti, ma il rapporto di Laghi era direttamente con il premier e con la famiglia Riva. Questo “giocava con tre mazzi di carte (…) Io non voglio difenderlo Capristo. A un certo punto lui, un certo Morandi e Renzi erano tutta una cosa nella gestione del patteggiamento”. Amara fa anche un passaggio sull’assunzione nel suo studio del figlio dell’ex procuratore aggiunto di Taranto, oggi a Matera Pietro Argentino. “Io non lo volevo assumere, perché era un costo, Ma Argentino – dice – me l’ha chiesto in Procura di assumere suo figlio e io l’ho assunto”. Una circostanza, però, sempre smentita dai diretti interessati.

Rapporti romani
Amara è accusato di aver pagato il funzionario di Polizia, Filippo Paradiso, perché gli aprisse le porte di certi ambienti a Roma. “Io per parlare al consiglio di Stato, con la Corte dei Conti, con il Csm non ho bisogno, non avevo bisogno di Filippo Paradiso. Ero socio di Riccardo Virgilio (presidente di sezione a Palazzo Spada, arrestato in una vecchia inchiesta con Amara, ndr), che era l’ex vicepresidente della Investment Eleven, che è una società maltese, in cui lui ha investito di dei soldi. Avevo dei rapporti di diversa natura con l’attuale presidente del Consiglio di Stato, Patroni Griffi.