2 Luglio 2021 Giudiziaria

Omicio Alfano, il processo di revisione per il boss Gullotti. Giovanni Brusca sarà sentito come testimone il prossimo 28 ottobre

Di Enrico Di Giacomo – Saranno sentiti come testimoni, il prossimo 28 ottobre, nel processo di revisione pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Filippo Leonardo, il 57enne barcellonese Valentino Rotella, il 63enne messinese Gismondo Maiorana e il pentito Giovanni Brusca, da qualche settimana in libertà dopo aver scontato 25 anni di carcere.

Lo hanno deciso, nell’udienza di ieri, i giudici della Corte d’Appello, “ritenuto che le uniche prove dedotte dalle parti che possono avere una rilevanza ai fini dell’eventuale sentenza, sono costituite dalla loro escussione”.

Rotella e Maiorana smentirono in alcune dichiarazioni il pentito Maurizio Bonaceto, escludendo la presenza di quest’ultimo sul luogo del delitto Alfano trovandosi entrambi, nel momento dell’omicidio, a casa di Bonaceto. E su questo verranno riascoltati.

Giovanni Brusca venne tirato in ballo dal pentito Santino Di Matteo che affermò di aver visto Brusca e Gullotti assieme pianificare l’omicidio del giornalista.

L’istanza di revisione. 

L’istanza di revisione a suo tempo accolta a Reggio è stata presentata nel 2016 dai difensori di Gullotti, gli avvocati Franco Bertolone e Tommaso Autru Ryolo. E nell’atto i due legali avevano elencato una serie di circostanze in relazione: alla testimonianza-chiave nei processi del pentito Maurizio Bonaceto (e a questo dovrebbero riferirsi le nuove testimonianze di Rotella e Gismondo); al ruolo svolto dal magistrato che seguì le indagini sull’omicidio e sostenne l’accusa nel giudizio di primo grado, Olindo Canali; alle dichiarazioni dei pentiti Santino Di Matteo e Giovanni Brusca; e infine alle denunce che la figlia di Alfano, l’ex europarlamentare Sonia, ha fatto a distanza di tempo in un libro.

Secondo gli avvocati, per quel che riguarda Di Matteo e Brusca ci sarebbe una smentita del secondo alle dichiarazioni del primo che non sarebbe mai stata prodotta. In sintesi Di Matteo disse all’epoca di «essere stato presente ad un incontro tra il Gullotti ed il Giovanni Brusca nel corso del quale si sarebbe pianificato l’omicidio del giornalista Alfano». Nel processo di primo grado per l’omicidio vennero acquisite le sue dichiarazioni, in appello testimoniò in aula e ribadì le accuse. Ebbene, hanno scritto i legali, in relazione a questa circostanza: «ciò che si è scoperto successivamente appare veramente incredibile». Dopo aver ricordato che durante il maxiprocesso “Mare nostrum”, sentito in aula, Brusca smentì Di Matteo, i difensori sottolineano poi che dal deposito dei verbali integrali di Brusca «emergeva una incredibile circostanza». Quale? Quando l’ex pm Canali seppe del pentimento di Brusca (mentre ancora doveva svolgersi il processo d’appello per l’omicidio Alfano, n.d.r.), si recò in carcere «per interrogarlo sull’episodio riferito dal Di Matteo. Secondo il Brusca addirittura l’inquirente avrebbe letto le dichiarazioni rese dal primo collaboratore. Brusca, sempre a suo dire, avrebbe negato decisamente la circostanza, ma tale fondamentale elemento a discolpa dell’imputato, non era stato oggetto del verbale riassuntivo, pur essendo stato, a ricordo del Brusca stesso, oggetto di registrazione, mai più rinvenuta e quindi in ipotesi occultata o distrutta. Fatto sta che tale fondamentale elemento di prova venne sottratto alla cognizione del giudice di appello e non posto a disposizione delle parti».

La richiesta di sequestro del fascicolo. 

L’avvocato Fabio Repici, difensore di Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano ucciso dalla mafia nel 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, aveva chiesto qualche mese fa alla procura di Reggio Calabria il “sequestro preventivo” del fascicolo relativo al processo di revisione pendente dinanzi alla Corte di appello di Reggio Calabria su istanza di Giuseppe Gullotti. Quest’ultimo, che è stato condannato in via definitiva, con sentenza passata in giudicato nel 1999, per l’omicidio Alfano, è a giudizio dinanzi al collegio del Tribunale penale di Reggio Calabria con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, commessa al fine di ottenere la revisione della condanna per l’omicidio Alfano. Il gup di Reggio Calabria, infatti, nel febbraio scorso ha disposto il rinvio a giudizio del capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Gullotti, per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante mafiosa. La figlia del giornalista si è costituita parte civile. L’imputazione è in concorso con il magistrato Olindo Canali, già pubblico ministero presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, e il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, per entrambi è in corso il giudizio abbreviato. Il processo si celebra a Reggio Calabria a causa del coinvolgimento di Canali, all’epoca in servizio nel distretto giudiziario di Messina. L’accusa a carico di Gullotti è di avere corrotto Canali con la promessa di 300 mila euro, di cui consegnati 50 mila, al fine di ottenere, grazie al magistrato Canali, l’assoluzione nel giudizio d’appello “Mare Nostrum” dal duplice omicidio Iannello-Benvenga, e per fare ottenere al boss Gullotti la revisione per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, delitto per il quale Gullotti è stato condannato con sentenza divenuta definitiva. Senonché il processo di revisione continuerà: il processo davanti alla prima sezione penale della Corte d’appello reggina potrebbe concludersi prima ancora del processo per corruzione in atti giudiziari finalizzato a ottenere proprio quella revisione. Un corto circuito giudiziario, secondo l’avvocato Repici, che riepiloga così la vicenda nella sua istanza diretta alla Dda reggina: “L’imputato Giuseppe Gullotti è stato rinviato a giudizio per aver corrotto il magistrato Olindo Canali al fine di ottenere, con l’utilizzo del suo memoriale denominato ‘Testamento’ e con la sua deposizione nel giudizio d’appello del processo denominato ‘Mare Nostrum’, la revisione della sentenza di condanna per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano; contestualmente, innanzi alla Corte di appello di Reggio Calabria, prima sezione penale, è stato avviato il giudizio di revisione che era l’obiettivo dell’accordo corruttivo fra Gullotti e il dr. Canali (e Carmelo D’Amico e il dr. Salvatore Rugolo, nelle more deceduto, cognato di Gullotti). Nella sostanza e nella forma, quel giudizio di revisione è, se non corpo di reato, certamente cosa pertinente al reato di corruzione in atti giudiziari per il quale Gullotti è stato rinviato a giudizio. Si tratta di un caso probabilmente unico nella storia giudiziaria d’Italia”. “Esiste il rischio – conclude l’avvocato Repici argomentando la richiesta di sequestro preventivo del fascicolo processuale – che si giunga a una sentenza di assoluzione (frutto dell’accordo corruttivo) di Giuseppe Gullotti nel giudizio di revisione, prima che Gullotti possa essere riconosciuto responsabile della corruzione in atti giudiziari finalizzata proprio alla riuscita di quel giudizio di revisione”.