16 Luglio 2021 Cultura

#FOTO – LO SPETTACOLO DI VALERIO APREA: GOLA E ALTRI PEZZI BREVI

Foto di Edg

di Tonino Cafeo – “E’ tipico di questo Paese: è sempre colpa di un altro. E’ sempre colpa di quello che veniva prima, di quello che ha fatto il lavoro prima…”.

Attacca un monologo così e sembra di essere davanti al solito talk show televisivo: ecco che parte il predicozzo sullo stato del Paese ed ecco che il dito si muove già sul telecomando per cambiare canale.

Ma questa non è televisione, o, meglio, non del tutto. Siamo a teatro e sul palco spoglio c’è Valerio Aprea che legge le parole taglienti eppure leggere di Mattia Torre.

Si tratta di Gola e altri pezzi brevi. Una quarantina di minuti dedicati al meglio della produzione dello scrittore e sceneggiatore romano scomparso nel 2019 che è stato fra gli appuntamenti più attesi del cartellone proposto dal Cortile Teatro Festival di Roberto Bonaventura per l’estate messinese del 2021. 

Gola è uno spettacolo che viene da lontano. Già nel 2003 Valerio Aprea aveva portato in scena “In mezzo al mare”, il primo monologo di Mattia Torre, un successo di pubblico e di critica seguito da altri pezzi memorabili che la Mondadori ha pubblicato nel volume omonimo e che Aprea propone sul palcoscenico in un assolo dal ritmo incalzante, ricco di momenti divertenti ma allo stesso tempo severo e spietato.  

Mattia Torre è noto al grande pubblico per essere stato lo sceneggiatore di punta di Boris, la sitcom andata in onda su Sky fra il 2007 e il 2010 e interpretata, fra gli altri, da Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti. La serie è entrata nell’immaginario collettivo per avere raccontato il detro le quinte della tv commerciale in modo grottesco e caricaturale, senza alcun freno inibitorio e alcun riguardo per le figure e le mezze figure che popolano il mondo dello spettacolo. 

Il ritratto del nostro Paese che emerge da Gola e dagli altri brani che l’acccompagnano non è da meno. Il pezzo che da il titolo allo spettacolo parla di un paese ossessionato dal cibo, preda di una fame atavica che spiegherebbe la vocazione “naturale” all’avidità, all’imbroglio, alla ricerca del lusso più sfrenato e delirante. Lo stesso delirio che troviamo in ‘Yes i can’, in cui la voce narrante insegue, in un sogno ad occhi aperti dai toni via via più esasperati e megalomani, gli status symbol di una vita da Billionaire, mentre il brano tratto da Colpa di un altro allude alla eterna irresponsabilità non solo e non tanto delle classi dirigenti ma di ognuno e ognuna di noi. In mezzo al mare, infine, confessa l’incapacità di orientarsi nel disastro della contemporaneità ma insinua il dubbio che questo smarrimento sia più una caratteristica della vita adulta in sè che un prodotto dell’epoca.

Le musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia, già ascoltate in Figli, ultimo lavoro da sceneggiatore di Mattia Torre, offrono alla performance di Valerio Aprea il giusto sostegno ritmico e accompagnano le parole dell”attore sottolinenando i passaggi ora sognanti, ora gootteschi, ora incalzanti della narrazione che è stata premiata dal tutto esaurito all’Arena Iris e dagli applausi entusiasti degli spettatori.